Homeschooling: la tendenza educativa del momento

Pregi e difetti di una dilagante moda educativa

Si fa un gran vociare della nuova tendenza un po’ radical chic dell’istruzione italiana: non sono le scuole cattoliche, non sono i licei americani, signore e signori oggi l’homeschooling è la nuova tendenza delle mamme che vogliono costruire un roseo futuro per i propri bimbi prodigio. La nuova moda di chi ha il tempo e i soldi per istruire i propri figli. Perché l’homeschooling consiste proprio in questo: sono mamma e papà a fare i maestri di italiano, matematica, musica e chi più ne ha più ne metta. Peraltro senza contravvenire al principio dell’istruzione diritto-dovere. Basta una dichiarazione al Provveditorato agli Studi in cui si afferma che saranno i genitori stessi a provvedere all’istruzione dei propri figli, facendo riferimento all’Art. 30 della Costituzione. L’élite che decide di provvedere da sé ad istruire i propri figli prende questa decisione in piena sfiducia del sistema educativo nostrano, non solo ritenendolo inefficiente ma prendendo in considerazione anche e soprattutto le macchie nere come il bullismo. Per cui, genitori sull’attenti. Armatevi di libri carta e penna si ritorna sui banchi. Stavolta dall’altro lato, per insegnare a leggere, scrivere e far di conto. Un modello che per ora ha pochi seguaci ma che pericolosamente potrebbe cominciare a diffondersi.

Pregi? Pochi. Difetti? Tanti. Tra i punti di forza un’istruzione genuina, personalizzata e a portata di bambino, pret a porter per intenderci. La sveglia un po’ più tardi, la ricreazione quando ci viene fame e i compiti da fare con mamma. Così nessuno potrà giustificarsi. Ma tanti preoccupanti risvolti negativi. A partire dalla sveglia presto la mattina che ricorda inconsciamente come la scuola sia prima di tutto un impegno, per cominciare gradualmente a prendersi le proprie responsabilità. Svegliarsi, fare colazione, vestirsi, andare a scuola. Capire che ci si trova in un ambiente che non è la stessa cosa del salotto di casa. Interagire con i compagnetti. Formarsi un carattere: reagire ad uno sgarbo, sorridere per una gentilezza. Mettere in pratica tante piccole convenzioni sociali che in casa non sono necessarie con le coccole di mamma e papà. Fino alla figura del docente: fondamentale. La maestra, la prof, la preside, fino al bidello. Tutte figure naturalmente rivestite di auctoritas che l’alunno riconosce perché stanno dall’altro lato della barricata. Per poi arrivare a casa: il pranzo e i compitini, e poi il calcio, il pianoforte, l’inglese. Uffa. Un’agenda che il CEO di Apple in confronto impallidirebbe. Ma che significa tanto, cominciare a prendersi le proprie responsabilità o a non prendersele. Affrontare di petto la maestra e dirle che sinceramente Dragon Ball era più interessante della proprietà commutativa dell’addizione o inventarsi un febbrone da cavallo da cui misteriosamente si è guariti la mattina seguente. Cominciare ad organizzarsi le giornate: mercoledì c’è il catechismo quindi oggi anticipo i compiti di domani. Insomma imparare piano piano a capire che il mondo non è tutto come quello dei cartoni animati.Risultati immagini per homeschooling

 

Il limite fortissimo dell’homeschooling risiede nel non riuscire a dare una formazione completa a 360 gradi. E già. Perché chi crede in questo metodo alternativo guarda a tutti i lati negativi della scuola, e dei rischi, che come tutte le cose di questo mondo nasconde. Enfatizzando inefficienza e bullismo, ma tralasciando un aspetto essenziale. Che formazione ha ricevuto chi è rimasto in casa per anni? Perché la scuola è prima di tutto un contenitore sociale, un punto di incontro di personalità e a volte di culture differenti, che forgia giorno dopo giorno il carattere. Chi crede nell’homeschooling guarda alla proposta educativa unicamente come nozioni che una dopo l’altra vanno impiantate nell’uomo che sta nascendo. Come se fosse una ciotola da riempire di noccioline. Senza rendersi conto che a scuola si impara molto di più: ne passa la formazione dell’individuo e della sua identità. In parole povere capire chi sei. Guardarsi allo specchio e dirsi “questo sono io”.

Adesso, svuotare l’educazione e l’apprendimento di tutti questi elementi significa ridurre al nozionismo quello che dovrebbe lasciare il segno. Imparare ad esserci nella prima grande comunità con cui si entra in contatto fuori di casa. A relazionarsi. I primi amori, le prime amicizie, a volte i primi cazzotti. E diventa sempre una questione di esame. Di rispondere a domande. Chi è cresciuto in casa saprà rispondere a tante domande. Di storia, di scienze, di matematica. Ma non riuscirà a rispondere al quesito più difficile che gli venga mai posta: Chi sei?

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