Il futuro dell’Unione Europea

L’Europa dopo i contraccolpi della crisi economica, politica e migratoria, tenta una rinascita. Juncker ha presentato il Libro Bianco della Commissione Europea sul futuro dell’Europa. Un clima di speranza e di fiducia tenta di contrapporsi al diffuso euroscetticismo. Si va verso il federalismo?

L’Unione Europea ha bisogno di rinascere dalle sue ceneri. Gli errori e le crisi devono essere il punto di partenza, non la fine, un criterio di valutazione delle proprie debolezze, non causa di rassegnazione e di chiusura.

Assistiamo in questi ultimi anni a una crisi dello Stato-Nazione in seguito al processo di globalizzazione, che rende i confini e le identità nazionali più fluide e permeabili. Vi sono tentativi di chiusura nazionalistica da parte di molti leader politici che guadagnano il consenso dell’opinione pubblica, andando a cercare il “nemico della nazione” ora nell’UE, ora nel migrante, ora nella moneta unica.

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Nel XXI secolo tuttavia non si può pretendere il mantenimento di una purezza nazionale, scevra da ogni “contaminazione” o ingerenza da parte di attori esterni istituzionali, sociali ed economici. Uno stato che difende gelosamente sé stesso vuole dominare sugli altri, rifiutando ogni tipo di solidarietà e condivisione.

Abbiamo già superato la terribile esperienza degli stati totalitari, per vincere i quali è stato necessario chiamare in causa la solidarietà tra le nazioni, la comunanza di valori e principi, che l’Europa riconosce nella democrazia, nei diritti umani, nello stato di diritto, nell’uguaglianza. Si sa che questo sistema di valori in alcuni casi rimane solo un insieme di parole astratte, che non trovano reale applicazione. La crisi economica e migratoria ha causato la messa in discussione, se non la violazione, di quei valori.

Ci sono due tipi di risposta a una crisi dell’identità europea: il sentimento reazionario dei nazionalismi populisti, che spesso si accostano all’euroscetticismo, o un sentimento progressista ed europeista, fiducioso in un nuovo avvenire per l’Europa. Il secondo dopoguerra è attraversato da quest’ultimo spirito positivo, volto a creare una Unione degli stati europei in senso federale. Emblematiche sono a tal proposito le parole del “Manifesto di Ventotene”:

 “E quando, superando l’orizzonte del vecchio continente, si abbracci in una visione di insieme tutti i popoli che costituiscono l’umanità, bisogna pur riconoscere che la federazione europea è l’unica garanzia concepibile che i rapporti con i popoli asiatici e americani possano svolgersi su una base di pacifica cooperazione, in attesa di un più lontano avvenire, in cui diventi possibile l’unità politica dell’intero globo.”

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Oggigiorno si assiste a una diffusa volontà di ritornare alla divisione. Per questo il presidente della Commissione Europea Juncker ha ritenuto doveroso esporre il progetto sul futuro dell’Europa. Ha prospettato infatti cinque scenari sul futuro dell’Unione Europe a 27 (post-Brexit), a risposta di chi non crede più in essa.

Si attende un periodo di riforme che dia importanza all’innovazione, all’efficienza degli interventi dell’Unione, a una maggiore cooperazione nel campo della sicurezza e della difesa comune. Si promuove anche la creazione di un’Europa “a più velocità”, con un gruppo di stati più volenterosi e capaci di progredire nell’integrazione.

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J.C. Juncker, lifegate.it

 Questa nuova Europa, a nostro avviso, dovrebbe cogliere uno dei suggerimenti inseriti nel Manifesto di Ventotene, quello della creazione di un’Unione ispirata al sano socialismo, in cui:

“forze economiche non debbono dominare gli uomini, ma – come avviene per forze naturali – essere da loro sottomesse, guidate, controllate nel modo più razionale, affinché le grandi masse non ne siano vittime. (…) Quelle forze vanno invece esaltate ed estese offrendo loro una maggiore possibilità di sviluppo ed impiego, e contemporaneamente vanno perfezionati e consolidati gli argini che le convogliano verso gli obiettivi di maggiore utilità per tutta la collettività.”

 Infine non possiamo che augurarci che la prossima celebrazione del Sessantesimo Anniversario dei Trattati di Roma del 25 Marzo prenda spunto dalle parole dei padri dell’Unione Europea:

“Oggi è il momento in cui bisogna saper gettare via vecchi fardelli divenuti ingombranti, tenersi pronti al nuovo che sopraggiunge così diverso da tutto quello che si era immaginato, scartare gli inetti fra i vecchi e suscitare nuove energie tra i giovani. Oggi si cercano e si incontrano, cominciando a tessere la trama del futuro, coloro che hanno scorto i motivi dell’attuale crisi della civiltà europea, e che perciò raccolgono l’eredità di tutti i movimenti di elevazione dell’umanità, naufragati per incomprensione del fine da raggiungere o dei mezzi come raggiungerlo.

La via da percorrere non è facile né sicura, ma deve essere percorsa e lo sarà.” – Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni

 

 

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