Il terrorismo ha successo

Gli attentati terroristici sono frequenti e prevenirli sembra impossibile

Dal 24 maggio 2014 ad oggi, il mondo ha a che fare con la con la minaccia del terrorismo, che ad oggi si presenta difficile – se non impossibile – da combattere. Quel giorno, a Bruxelles, un uomo entrò armato nel museo ebraico e uccise quattro persone. Dopo questo attacco, di stampo antisemita, ne seguirono altri due ,nel mese di settembre, in Australia – uno a Sydney e uno a Melbourne – che vennero attribuiti con più facilità al sedicente “Stato Islamico”. Tuttavia il termine “Isis” – Islamic State of Iraq and Syria – arriva sulla bocca della gente comune – in Italia come nel resto degli stati occidentali – associato al terrorismo, quando, il 7 gennaio 2015, Parigi era rimasta sconvolta da un doppio attacco terroristico: l’attentato alla sede di Charlie Hebdo e quello, avvenuto sincronicamente, presso il supermercato ebraico Kosher. Più tardi, il 18 marzo, tre terroristi aprirono il fuoco all’interno del Museo nazionale del Bardo, a Tunisi, togliendo la vita a ventidue persone. Il mese successivo, a Jalalabad, in Afghanistan due esplosioni, presto rivendicate dall’Isis, causarono la morte di trentacinque persone. Il 26 maggio 2015, assistemmo ad altri due attacchi, uno in Tunisia, a Susa, e un altro a Kuwait City, a causa dei quali rimasero uccisi rispettivamente 39 e 27 persone. Dopo qualche mese, nella sera del 13 novembre, avvennero altri due attentati a Parigi, quello del Bataclan e quello all’esterno dello Stade de France, durante la partita amichevole di calcio tra la nazionale francese e quella tedesca. Il 22 marzo, altri due attacchi – distinti – al cuore dell’Europa – entrambi a Bruxelles – furono quello presso l’aeroporto di Zaventem e quello alla stazione della metropolitana Maelbeek, nei pressi del Parlamento Europeo. Il 12 giugno il fondamentalismo islamico colpisce anche gli Stati Uniti d’America, con la strage di Orlando. Oltre questi attentati, ve ne sono molti altri, alcuni sventati dalle forze dell’ordine, altri non riusciti, altri – troppi – invece hanno portato morte e dolore, così come è accaduto mercoledì 22 marzo 2017.

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In questi ultimi tre anni gli attentati terroristici che si sono susseguiti sono molto spesso – quasi tutti – stati attribuiti al sedicente Stato Islamico – quest’ultimo quasi mai ha esitato a rivendicarne la paternità – e, ad oggi, l’opinione pubblica, ad ogni episodio di cronaca , che possa far sospettare di essere di matrice terroristica, lo ricollega frettolosamente a questo nemico pubblico – l’Isis – comune a tutti gli Stati occidentali. Questo nemico- spesso visto come un unica organizzazione in un qualche modo strutturata –, in verità, in molti di questi attentati ha poco a che fare. Spesso è attribuibile allo Stato Islamico, solo l’input iniziale, l’esempio di come agire, dato dall’agire stesso dei terroristi precedenti, che viene diffuso anche dai mezzi di comunicazione di massa – i quali forse dovrebbero avere qualche remora di più nel raccontare i dettagli -. Infatti molti di questi attentati sono frutto della spontanea e autonoma azione di persone che raramente hanno dei veri contatti con i vertici di comando dell’Isis. Queste persone, che forse spesso sono di religione e cultura islamica, ma che altrettanto spesso sono integrate nella società, hanno un’unica cosa in comune: un malessere psicologico e mentale che le rende vulnerabili tanto da accogliere l’invito di chi vuole diffondere terrore al costo della vita dei suoi seguaci e che le porta a fare  azioni estranee alla natura dell’uomo. A queste condizioni prevenire un attacco terroristico risulta essere praticamente impossibile. Certo è che, anche se intelligence, prevenzione delle forze dell’ordine e politiche nazionali sembrano non riuscire, almeno per il momento, a ridurre a zero il rischio di un attentato, la strumentalizzazione politica e la diffidenza generalizzata verso lo straniero non risolvono nulla, ma al contrario rischiano soltanto di accrescere e alimentare quella frattura sociale che ha generato il problema.
Il terrorismo e l’Isis, ad oggi, hanno avuto successo. Hanno centrato gli obiettivi per i quali esistono, ovvero far si che le persone abbiano paura a prendere parte ad un concerto perché è a rischio, a far si che gli Stati chiudano le porte e, soprattutto, a far si che “gli stranieri”, che sono di religione islamica e che giungono in occidente, non vengano, per timore, accolti e integrati.

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