Gianluca Savoldi, pur avendo indossato la maglia amaranto per un breve lasso di tempo, dal 2001 al 2003, è rimasto nel cuore dei reggini innamorati di un calcio che ormai sembra utopia, un calcio romantico che forse non vedremo mai più a Reggio. La squadra della stagione 2001-2002 aveva valori tecnici ed umani invidiabili: mister Colomba poteva contare sulla saracinesca Belardi, sulla compattezza di Vargas e Franceschini in difesa, sulla genialità di Leon e di capitan Ciccio Cozza e poteva permettersi il lusso di far riposare un certo Dionigi per dare spazio a Bogdani (per citarne solo alcuni). Gianluca era il classico attaccante di razza che mordeva le caviglie ai difensori avversari, capace di gelare i 70 mila spettatori del San Paolo in una gara valevole per la promozione in Serie A. Savoldi ha messo a segno sempre reti pesanti: basti pensare al gol contro il Piacenza in Serie A con un tiro al volo su assist di Cozza, che diede avvio alla rimonta dopo lo svantaggio iniziale, o alla rete importantissima rifilata al Bologna con mister De Canio in panchina, che permise agli amaranto di agganciare il Piacenza al quartultimo posto in classifica. Ancora oggi è un idolo della tifoseria amaranto, una tifoseria che non dimentica chi ha sudato la maglia e chi ha lottato con orgoglio e determinazione su ogni pallone. Attualmente è opinionista per l’emittente televisiva Sportitalia e cura una pagina web che si occupa di calcio nazionale ed internazionale, che ha l’obiettivo di analizzare questo meraviglioso sport in tutte le sue sfumature (https://www.facebook.com/Gianlucasavoldiofficialpage/?ref=ts&fref=ts). Proponiamo di seguito l’intervista integrale che Gianluca Savoldi ha gentilmente rilasciato alla nostra Redazione.

1) Pur essendo molto giovani ricordiamo con grande nostalgia quegli anni meravigliosi. Quale è stato il punto di forza della stagione 2001-2002 che vi ha permesso di riconquistare la massima serie?

C’era un’ottima organizzazione societaria alla base, poi un gruppo di uomini veri nello spogliatoio. E’ vero che avevamo ottime qualità tecniche, ma quelle da sole non bastano. Ci vuole grande personalità per vincere. Faccio un esempio che molti stenteranno a ricordare ma fu, a mio avviso, emblematico. Con noi quell’anno c’era Francesco Baldini, giocatore esperto, che aveva militato molto tempo nell’Inter in Serie A. Venne in prestito dal Napoli. Non giocò quasi mai, un po’ per meriti di altri un po’ per guai fisici. Se non ricordo male giocò la sua unica partita da titolare proprio contro la sua ex squadra, in un Napoli-Reggina al San Paolo, più che uno scontro diretto uno spareggio. Nonostante sapesse che, con grandissime probabilità sarebbe tornato al Napoli l’anno successivo, fece una partita “mostruosa”. Resse meglio di tutti gli altri l’assalto alla nostra porta e dimostrò a tutti che grande professionista era. Tutti si ricordano il mio famoso tredicesimo gol stagionale, quello che ammutolì il San Paolo con 70.000 spettatori. Ma io, quando penso a Ciccio Baldini quella partita, a come svettava su Roberto Stellone, a come vinceva l’impatto “spalla/spalla” con Vidigal, mi viene ancora la pelle d’oca. Questo era solo un esempio delle qualità umane che aveva quel gruppo. Poi c’era un pubblico meraviglioso, solo chi ha giocato al Granillo può capire. Quando puntavo l’avversario sentivo il brusio del pubblico salire fino a diventare un boato se lo saltavo, come se fosse un gol. Con quella spinta saliva una adrenalina che… altro che doping!

Contrasto acceso tra Savoldi ed il laziale Castroman. Fonte:www.alamy.com

2) Raccontaci il clima che si respirava e l’ambiente che hai trovato nella nostra città. Giocare per una piazza così calda ha contribuito a formare la tua persona anche dal punto di vista caratteriale?

La Reggina per i reggini è l’orgoglio, l’appartenenza alla città, un sentimento molto diverso da quello che hanno i tifosi dei grande club. Quando la tua squadra del cuore si identifica con i colori della tua città c’è un attaccamento viscerale, più forte. Ed è per questo che le tifoserie migliori sono paradossalmente quelle “provinciali”. Guarda caso anche gli stadi più difficili da espugnare. Io lo so bene perchè sono cresciuto in Curva Nord a Bergamo. Ed anche se c’è molta rivalità tra le due tifoserie io credo che ce ne vorrebbero tante di piazze così. Anche se giocarci è sicuramente più stressante. Sentire la gente vicina è bellissimo ma ti fa crescere il peso della responsabilità.

3) Che rapporto avevi con Mister Colomba e con i tuoi compagni di squadra? Ci racconti qualche aneddoto simpatico dello spogliatoio?

Il Mister è una bravissima persona, lo ricordo con affetto. Aveva il suo bel da fare a gestire molti galli nel pollaio, ma la squadra era stata costruita in modo equilibrato e la presenza forte di Martino e Foti dava stabilità. Ogni tanto ci guardavamo ed in silenzio preparavamo la carica a Mimmo Tavella (magazziniere Reggina Calcio, n.d.r.). Ci voleva tutta la squadra per tenerlo sotto e ad un certo punto lui riusciva a puntarsi bene ed esplodeva spazzando via decine di quintali di peso sopra di lui come fossimo uccellini. Dopo si scappava perchè il primo che prendeva la pagava per tutti (di solito Vicari o Zoppetti ‘ncafuddati).

4) Hai avuto sempre un carattere eccentrico e lo dimostravi anche in campo. E’ stato un limite per te? A tuo avviso avresti potuto fare di più nella tua carriera?

Quando hai molta personalità riesci a superare bene gli ostacoli, non ti abbatti facilmente riuscendo a reagire velocemente alle difficoltà. Il rovescio della medaglia è che questa esuberanza a qualcuno dà sempre fastidio. Questo può avere influito negativamente in alcuni rapporti. Io ho sempre detto quello che pensavo e soprattutto pensato quello che dicevo. Ho sempre giocato pulito, detto in faccia le cose. Nel calcio questo non paga. Ma la mia croce è stata la schiena. Senza gli interventi subiti negli ultimi anni non sarebbe finita così.

Gianluca Savoldi controlla il pallone durante Cittadella-Reggina (Serie B). Fonte:MaurizioLaganà ph

5) Ancora oggi ci emozioniamo guardando il tuo meraviglioso gol segnato a Napoli davanti a 70 mila spettatori e la tua esultanza provocatoria. Quello è il tuo ricordo più bello o ne hai altri più pregnanti?

Un ricordo bellissimo è stato il mio primo gol in Serie A contro l’Atalanta in casa. Per rispetto ad i miei concittadini non esultai e qualcuno lo prese come un gesto polemico perchè partii dalla panchina. In realtà io, come i reggini, sono fiero ed orgoglioso delle mie origini e, anche se a fatica, scelsi di tenere dentro quella gioia immensa. E non fu affatto facile. Mamma Atalanta meritava tutta la mia riconoscenza per avermi allevato con tanta cura. E poi la Dea per me è la mia terra. Ci vogliono le palle anche per non esultare, ve lo assicuro!

Gianluca Savoldi e Cristiano Doni (Atalanta). Fonte:Sport.sky.it

6) E’ stato un peso essere figlio d’arte?

Lo è ma è anche motivo di orgoglio. La mia famiglia deve molto al calcio ma al calcio abbiamo dedicato la nostra vita e tanti sacrifici.

7) A tuo avviso la Reggina attuale ha le potenzialità per mantenere la categoria? Manca secondo te l’attaccamento ai gloriosi colori amaranto ed un pizzico di orgoglio?

Purtroppo riesco a vedere poche partite di Lega Pro, dovrebbero darne di più in TV. Non posso quindi giudicarne i valori. Per quest’anno l’importante è salvare la stagione. Per il futuro si dovrebbe puntare su qualcuno che ami questi colori, che sa cosa significhi indossare quella maglia.

8) Reggio ha un bellissimo ricordo di te. Pensi di ritornarci e magari assistere alle ultime partite casalinghe decisive?

Ho promesso che verrò e non mancherò, sperando di portare fortuna alla mia amata Reggina. Come dicevo prima la riconoscenza fa parte del mio DNA, il mio amore per questa città e questa gente non finirà mai, anche se, per ora, siamo lontani.

Ringraziamo di cuore Gianluca Savoldi per aver creduto nel nostro giovane e ambizioso progetto e gli auguriamo  grande fortuna per i suoi programmi futuri. Speriamo che un giorno noi reggini potremmo rivivere quel calcio passionale e quelle emozioni uniche che mancano ormai da troppo tempo. La tifoseria amaranto non merita gli odierni palcoscenici. Ora più che mai bisogna essere uniti per un unico obiettivo: la permanenza in Lega Pro. Solo con lo spirito di gruppo e con il giusto atteggiamento si potrà evitare una retrocessione che sarebbe un dramma sportivo per la città tutta.

Vi proponiamo il gol decisivo che Savoldi ha realizzato contro il Napoli con la radiocronaca di Musolino.

 

Commenti

commenti