Al termine del Secondo Conflitto mondiale, condizioni estremamente gravose furono talvolta inflitte dal paesi vincitori ai paesi sconfitti: caso emblematico è quello del Giappone. Alcuni individui però, con la loro vita, si opposero a queste umilianti imposizioni e all’oblio della tradizione e della cultura nipponica che ne derivò. Tra questi si deve considerare fondamentale il celebre scrittore, candidato al premio Nobel, Yukio Mishima.

downloady

Nell’agosto 1945, I vincitori statunitensi imposero all’Imperatore Hirohito la dichiarazione della resa e la negazione della propria natura divina. Questo secolare caposaldo della cultura nipponica, venne totalmente distrutto perfino nella sua dimensione simbolica: la voce del sovrano infatti, considerata assolutamente pura e quindi mai udita dai sudditi, si dichiarava umana attraverso il mezzo radiofonico. Si può facilmente intuire la portata di questo evento nell’identità e nello spirito del popolo giapponese, che aveva visto i propri Kamikaze sacrificare la vita per un dio che ora negava di essere tale, rendendo vano il loro martirio e “defraudandoli di ogni merito” , secondo le parole dello stesso Mishima.
A questa umiliazione morale, si aggiunse quella prettamente politica: ai giapponesi furono vietate dalle forze statunitensi la costituzione di un esercito nazionale e l’indipendenza in politica estera. I costumi americani nel dopoguerra penetrarono a poco a poco nella quotidianità del popolo nipponico che, da questi corrotto, dimenticò presto le proprie tradizioni.
Figura senz’altro controversa, Yukio Mishima condannò con le proprie opere questa degenerazione: nello scritto “Lezioni spirituali per giovani samurai” infatti, esortò i giovani al recupero dell’ethos tradizionale, fondato su principi quali la lealtà, l’impegno, il rispetto dell’etichetta, il pudore, la fedeltà alla parola data, criticando aspramente una società in cui all’uomo era negata la possibilità di dimostrare autenticamente il proprio valore, esperienza offerta esclusivamente da un reale confronto con la morte. Contro il lassismo di questo sistema, Mishima recuperò interamente il concetto di Azione, ridotto nel dopoguerra ad un fantoccio, riattribuendogli il carattere di principio cardine del Bushido e dell’etica nipponica che aveva avuto per secoli.
Lo scrittore operò in prima persona per restituire al Giappone la sua identità, seguendo il modello di azione da lui stesso delineato. Nel 1968 egli infatti fondò l’Associazione degli scudi ( Tate no Kai), un’organizzazione paramilitare formata da un centinaio di giovani universitari, votati alla difesa e alla rifondazione della tradizione. L’autore enuclea il carattere dell’Associazione narrando un episodio che egli stesso ritiene significativo per comprenderne l’essenza:
Quell’estate fui ospite di una caserma alle falde del monte Fuji, in compagnia di una trentina di studenti. Il primo giorno fummo impegnati in un’ardua esercitazione bellica, sotto un cielo infuocato. Tornati in caserma cenammo e facemmo un bagno, poi alcuni studenti si riunirono in camera mia. Sulla pianura riverberavano lampi violacei, si udivano tuoni lontani e il canto dei grilli. Dopo aver discusso sulla difficoltà di guidare un plotone, uno studente di Kyoto trasse un flauto traverso da un’elegante custodia a forma di sacco. Era un antico strumento del Gagaku, la musica di Corte, e sono ormai rare le persone che sanno suonarlo […] Vibrarono le prime note del flauto.
Era una melodia antica, malinconica ed incantevole, una musica che evocava l’immagine di un campo autunnale cosparso di brina. Era stata composta all’epoca del Genji Monogatari, nel XI secolo[…] Ascoltando rapito il suono di quel flauto, ebbi l’impressione che il Giappone del dopo-guerra non fosse mai esistito, che in quella musica si compisse (sebbene per brevi istanti), la felice , perfetta armonia tra l’eleganza e la tradizione guerresca. Era esattamente questo che il mio animo cercava da lunghi anni.

imagesy

Il 25 novembre 1970 Yukio Mishima, insieme a quattro fidati membri dell’Associazione degli Scudi, occupò il Ministero della Difesa e arringò i membri del Jieitai, Il Corpo di difesa nazionale, privo di reali funzioni militari, incitandoli a ritrovare l’antico spirito dei guerrieri samurai, dei quali avrebbero dovuto rappresentare gli eredi.
L’appello di Mishima per ridonare al Giappone il suo vero volto, rimase però inascoltato. Rientrato nell’ufficio del generale Mashita, ostaggio dei cinque, commise Seppuku, l’antico suicidio rituale samurai, ponendo fine alla sua vita all’età di 45 anni, nella speranza di poter così fondare il moto di rinascita dell’identità nipponica.
Donald Keene, traduttore delle opere di Mishima in inglese e suo confidente, racconta che, deciso a dedicare all’amico una propria traduzione, gli aveva un giorno chiesto di scegliere tra diverse epigrafi da lui scritte. Mishima aveva scelto questa tra tutte:
Leale e valoroso come un samurai, ha dedicato la vita alla patria. Ma le stelle non si vedono durante il giorno, esplodono di luce nel cielo notturno.

 

Commenti

commenti

SHARE