I referendum su voucher e appalti promossi da CGIL si terranno Domenica 28 Maggio. Nonostante sia stata già presa la decisione durante la seduta del CdM (Consiglio dei Ministri) di ieri 14 Marzo, rimangono ulteriori dubbi sull’effettivo svolgimento della consultazione. Pare, infatti, che lo stesso CdM sia intenzionato ad approvare nella giornata di Venerdì 17 Marzo un decreto per “andare oltre” i quesiti referendari proposti dal sindacato. Lo stesso Presidente del Consiglio Gentiloni, durante l’assemblea dei deputati PD a Montecitorio, ha manifestato più volte la volontà di “correggere le norme che saranno oggetto del referendum”. Anche il ministro dell’Economia Poletti non ha escluso la possibilità che venga ratificato un “decreto legge sui voucher”.

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Paolo Gentiloni. Fonte ansa.it

Allo stato attuale delle cose, è assai più conveniente entrare nel merito di quelli che dovrebbero essere i quesiti referendari. Cosa sono questi famigerati voucher di cui tanto si parla? Sono, sostanzialmente, una modalità di retribuzione per lavori saltuari di tipo accessorio – come servizi di pulizie o tutor scolastici – che non superino i 7.000 € netti annui di retribuzione. La proposta della CGIL riguarda l’abrogazione degli articoli 48, 49 e 50 del decreto legislativo numero 81 del 2015, facente parte del Jobs Act, la riforma del diritto del lavoro promossa ed attuata dal governo Renzi. L’abrogazione di questi articoli porterebbe all’eliminazione completa dei voucher. Con il Jobs Act, sono state apportate alcune modifiche al loro funzionamento, in quanto i “buoni lavoro” erano stati introdotti nel 2003 durante il secondo governo Berlusconi: per farlo, è stata di fatto cancellata la legge precedente sui voucher, articolo 70 del decreto legislativo 276 del 2003, mantenendone però buona parte del contenuto. Questi “tagliandi” esistono dunque dal 2003, ma furono poco utilizzati e quasi sconosciuti. A partire dal 2008 diverse leggi hanno ampliato il loro utilizzo, su tutte la riforma Fornero del 2012, con la quale fu estesa la possibilità di pagamento tramite voucher ai lavoratori di qualsiasi settore o condizione, mentre prima potevano essere utilizzati solo da categorie particolari, come pensionati o disoccupati di lungo corso. Basti pensare che nel 2008 se ne vendevano 500.000, mentre nei primi dieci mesi del 2016 ne sono stati venduti più di 121 milioni.

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Facsimile di voucher. fonte: espresso.repubblica.it

La seconda parte del quesito è molto più tecnica e dunque più complessa. Riguarda infatti l’ ”escussione preventiva”, cioè la modifica della cosiddetta “responsabilità solidale” che committenti, appaltatori e sub-appaltatori hanno verso i lavoratori impiegati negli appalti. Cercando di semplificare il concetto, con la legge in vigore il dipendente di un’azienda che ha ricevuto un appalto o un subappalto può rivalersi, nel caso in cui siano state riscontrare irregolarità nei pagamenti di stipendio e/o di contributi, su chi ha commissionato l’appalto, ma soltanto se non è riuscito a ottenere quanto gli era dovuto da chi ha ricevuto l’appalto, cioè il suo datore di lavoro. Se il referendum dovesse passare, invece, l’impiegato potrà decidere di chiedere direttamente il denaro che gli è dovuto al committente dell’appalto (che solitamente possiede più risorse dell’azienda a cui è stato commissionato l’appalto). Quest’ultimo sarà tenuto a sborsare subito gli stipendi e i contributi dovuti al lavoratore, senza attendere verifiche sulla disponibilità di denaro dell’appaltatore.

 

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Susanna Camusso, segretario generale di CGIL. fonte:rainews.it

“Ora avanti con la campagna elettorale, ci prepariamo a questa sfida: abbiamo davanti un periodo impegnativo e lo utilizzeremo in tutti i modi”. Queste le dichiarazioni del segretario generale della CGIL Susanna Camusso, la quale ha colto l’occasione anche per rinnovare la proposta di un “election day”, viste le elezioni amministrative in più di 1.000 comuni (tra i quali 25 capoluoghi di provincia), che eviterebbe allo Stato un’ulteriore spesa di circa 300 milioni di euro.

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