Negli ultimi anni la situazione economica sempre più precaria ha creato un clima di sfiducia tra i giovani che, pur avendo buone idee, rinunciano prima ancora di aver cominciato. Soprattutto in territori come quello calabrese – ricco di risorse ma anche di incertezze – è difficile riuscire a credere nel futuro.
Nonostante tutto, però, c’è chi ci prova. Questa è la storia di Dario Polito che, insieme al fratello Ferdinando, ha aperto “BIRRIFICIO REGGINO”, trasformando una passione in un’attività, senza mai dimenticare di valorizzare la propria terra.

Di seguito l’intervista rilasciata alla redazione de IlSaccente.it

Dario, com’è nata l’idea che ha portato alla nascita di “BIRRIFICIO REGGINO”?
Inizialmente era soltanto una passione, infatti producevo la birra in casa da offrire a parenti e amici. Successivamente anche mio fratello ha iniziato ad interessarsi al mondo della birra e, dopo un periodo di formazione, abbiamo deciso di lanciarci in questa avventura. 

FOTO 2 - dopo in questa avventura

La formazione quanto è stata importante?
Ovviamente c’è un’enorme differenza tra produrre la birra per farne un uso privato e produrla per poterla immettere nel mercato. Infatti abbiamo seguito dei corsi presso università specializzate per conoscere tecnicamente e praticamente il processo di produzione. Inoltre è stato importante acquisire una cultura, per così dire, gastronomica riguardante i vari stili birrari e gli abbinamenti birra-cibo permettendoci di offrire anche una consulenza appropriata alle attività di ristorazione che forniamo.

Quali sono i vostri prodotti?
Attualmente produciamo due birre artigianali non pastorizzate né microfiltrate.
La bionda possiede tutte le caratteristiche e particolarità delle birre belga ma contemporaneamente è un prodotto molto vicino al consumatore e a chi non è appassionato di birra: in una parola potremmo definirla “beverina”. La rossa invece è lontana dall’idea profana di birra rossa e abbiamo voluto darle un tenore alcolico non troppo elevato per poter apprezzare le altre sue qualità. Inoltre è in lavorazione un terzo prodotto che sarà pronto a breve.

Come li producete?
La primissima fase del processo produttivo è la macinazione del malto d’orzo che viene poi portato in sala cottura dove è presente dell’acqua. Quest’ultima è particolarmente importante in quanto le caratteristiche già presenti in essa contraddistinguono la birra stessa rendendo, quindi, impossibile riprodurre artigianalmente una birra identica con un’acqua diversa da quella usata da noi. Attraverso vari step di temperatura, nell’acqua si disciolgono le sostanze necessarie a formare il mosto. A questo punto viene separata la parte liquida dalla parte solida. Il liquido viene portato ad ebollizione e vengono aggiunti i luppoli che conferiscono l’amaro e l’aroma. La birra viene raffreddata e trasferita all’interno dei fermentatori dove verrà introdotto il lievito. Alla fine della fermentazione viene aggiunta una piccolissima quantità di zucchero il cui scopo è la seconda fermentazione in bottiglia. A questo punto è pronta la birra che viene imbottigliata a mano direttamente da noi.

FOTO 3 - dopo direttamente da noi

Da dove provengono le vostre materie prime?
Usiamo i migliori malti presenti sul mercato che attualmente acquistiamo da produttori esteri. Purtroppo è difficile trovare questo tipo di prodotto in Italia ma il nostro obiettivo è riuscire ad ottenere quanto prima un prodotto 100% made in Italy.

FOTO 4 - dopo made in italy

Quali difficoltà avete dovuto affrontare?
Dal punto di vista burocratico non è semplice, le varie fasi sono lunghe e complesse e spesso richiedono molte attenzioni. Inoltre le birre artigianali – a differenza di quelle industriali – sono ancora poco conosciute. Ciò probabilmente è dovuto al fatto che si tratta di prodotti lontani dalla nostra cultura. Tuttavia la realtà sta cambiando rendendo questo mercato un terreno fertile.  Questa è la dimostrazione che non è vero che nel nostro territorio non è possibile dare spazio alle proprie idee: basta avere volontà e soprattutto impegno.

Cosa vi ha dato la spinta per provarci in un momento così difficile?
Innanzitutto l’amore per il territorio. Credo, infatti, che noi giovani siamo gli unici che possono dare alla Calabria la possibilità di riprendersi. Le opportunità ci sono, tocca a noi metterci in gioco.

Avete mai pensato di mollare o avete mai avuto paura di fallire?
Nella fase iniziale forse c’è stata la tentazione di mollare perché ci si trova di fronte a mille difficoltà però bisogna tener duro fino in fondo. Ovviamente la paura di fallire c’è sempre ma può essere superata con la voglia, l’impegno e credendo nelle proprie capacità.

Qual è il vostro progetto futuro?
Il primo traguardo è stato quello di riuscire a mettere in piedi la nostra attività ma abbiamo già alcuni nuovi progetti. Il nostro obbiettivo è crescere e migliorarci ma senza fretta perché teniamo a mantenere alta la qualità della birra. Il progetto futuro è quello di riuscire a raggiungere i locali del nostro territorio per poterlo valorizzare. Sicuramente vogliamo continuare a stare coi piedi per terra e a fare il nostro prodotto al meglio ma senza tarparci le ali.

Visita il sito https://www.birrificioreggino.com/

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