Il 16 Aprile la Turchia si è allontanata definitivamente dall’Europa con il referendum sul super-presidenzialismo. Erdogan è diventato capo assoluto del governo turco. Si tratta di una deriva antidemocratica voluta – secondo presunti esiti elettorali corretti e liberi – dal 51,4 % della popolazione turca.

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Erdogan, sputniknews.com

L’OSCE (Organizzazione per la sicurezza e cooperazione europea) ha già dichiarato che più di 2 milioni di schede, senza timbro ufficiale, sono sospette di invalidità. Gli oppositori politici hanno presentato ricorso alla Commissione elettorale di Ankara, il cui capo ha già confermato la correttezza delle elezioni. In caso di ricorso rigettato, si farà appello alla Corte Europea dei diritti umani.

Già da tempo Erdogan esercitava il suo ruolo di dittatore, approfittando dello stato di emergenza che estende i poteri del capo del governo, allontanando dagli incarichi pubblici e dalla stampa persone indesiderate, perchè critiche verso il suo governo o accusate di cospirazione nel golpe del luglio scorso, e quindi soggette ad arresti ed epurazioni.

Le categorie colpite dalle purghe sono più di 50.000 insegnanti e accademici, circa 30.000 tra militanti e poliziotti, poco meno di 4.000 magistrati (fonte).

Ci si aspetta una presa di distanza e una forte critica rispetto al nuovo “sultano” da parte dei paesi democratici d’Occidente. Tuttavia non è mancato l’appoggio di una figura politica rappresentativa del paese più democratico e liberale del mondo, il presidente americano Trump. Questi ormai a braccetto con i dittatori dell’Est, Putin ed Erdogan, rafforza la sua immagine autoritaristica. Non è un caso che l’attacco americano in Siria era da tempo voluto da Erdogan.

Il nuovo sultano dichiara l’avvento di una nuova Turchia, più forte nella lotta al terrorismo. È quella stessa lotta che giustifica le censure alla stampa, la violazione dei diritti umani, la persecuzione dei curdi e lo smantellamento dello stato di diritto e delle istituzioni demoratiche. Sembra che nei paesi orientali solo i regimi autoritari risultino essere quelli più capaci nella lotta antiterroristica e nel mantenimento dell’ordine interno. Ricordiamo le sorti della Libia dopo Gheddafi.

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bandiera turca, webnews.it

Il referendum costituzionale del 16 Aprile trasformerà il sistema democratico parlamentare, dando a un superpresidente poteri importanti come l’emanazione di decreti con forza di legge, che non passeranno per il Parlamento, e la nomina di ministri, giudici e funzionari pubblici, senza l’approvazione parlamentare.

Erdogan definisce il referendum “l’elezione più democratica mai vista”, alterando il significato di certe parole, ormai luoghi comuni, slogan che dovrebbero rassicurare il popolo. Ma quelle parole suonano più alla Orwell, che ci insegna come i totalitarismi sono capaci di manipolare il linguaggio spacciando la schiavitù per libertà.

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