“Tutti noi ce la prendiamo con la storia, ma io dico che la colpa è nostra, è evidente che la gente è poco seria quando parla di sinistra o destra”, così Giorgio Gaber inizia una delle sue celebri e satiriche canzoni, che sembra riflettere la crisi delle ideologie politiche.

La maggioranza ormai non si schiera più con coerenza e coscienza. Gaber ci credeva ancora: “l’ideologia malgrado tutto credo ancora che ci sia”, ma avvertiva che ormai il pensiero liberale va bene anche alla sinistra. In pratica i valori e le idee politiche conservatrici o progressiste non sono più così nitide e pure.

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Ci sono anche i moderati, i centristi, gli scissionisti, i radicali, gli indipendenti. Ma quello che oggi conta non è tanto lo schieramento politico, ma il leader politico che lo rappresenta. Infatti una delle conseguenze della crisi dell’ideologia ( o la sua causa?) è il personalismo politico. Molti per esempio ritengono che il fallimento del referendum costituzionale in Italia è in parte dovuto alla sua personalizzazione. Renzi ci ha (ri)messo la faccia.

I leader politici tendono a porre fiducia nel proprio carisma, nelle proprie qualità personali, per attrarre la simpatia degli elettori.

I partiti tradizionali sono ormai così frammentati e privi di un’identità stabile e gli elettori così sfiduciati che bisogna puntare sul “Berlusconi” di turno per guadagnare la maggioranza dei voti.

Un minimo errore del leader può far cadere il sostegno all’intero partito. Ci vengono in mente: lo scandalo nella villa di Berlusconi ad Arcore, l’arrogante personalizzazione del referendum da parte di Renzi, la debolezza del Movimento Cinque Stelle in quanto rappresentato da un comico, Grillo.

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Grillo, Renzi, Berlusconi – it.ibitimes.com

Contano le idee non le ideologie, abbiamo sentito dire spesso. Ma in politica le idee durano poco e spesso vanno contraddette per opportunismo. Mentre un leader carismatico sopravvivrebbe agli occhi dei suoi elettori. Le promesse in democrazia vanno mantenute, ma solo se la situazione lo permette. Facile fare campagna elettorale in senso populista, più complicato avere a che fare con i problemi di un’intera nazione. Ridurre le tasse o tagliare la spesa pubblica per risolvere il problema del debito: questo è uno dei dilemmi di un politico.

Un esempio di personalismo vincente è certamente quello americano, dove la figura del Presidente è forte e rappresentativa di un’intera nazione. Questo vale anche con Trump? Il suo carattere sembra danneggiare la reputazione dei repubblicani. Contro infatti l’estremismo di Trump si schierano anche i suoi sostenitori più prudenti, alcuni dei quali non hanno accettato l’abolizione dell’Obamacare, che garantisce la copertura sanitaria a più di 20 milioni di persone. Non sempre una prepotente personalità ha successo, se si scontra con dei valori e idee politiche radicate nell’opinione comune, come il diritto all’accesso alla sanità pubblica.

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Trump e Obama – ilmessaggero.it

I mass media hanno un ruolo importante e preponderante nella rappresentazione di un leader, con il rischio annesso di schierarsi politicamente, accentuandone dei tratti positivi o negativi.

Gli elettori desiderano “entrare nella vita” del candidato politico, per farsene un’idea più familiare o per screditarne l’immagine. Emblematica è la pagina Facebook di “Matteo Renzi che fa cose”.

Funzionale al successo di un politico può essere paradossalmente anche la sua rappresentazione comica. Chi fa satira attira l’attenzione, trasformandosi in un’arma a doppio taglio. La comunicazione politica passa prima per Twitter e poi per i telegiornali .

Un mondo così interconnesso e tecnologico, dove un personaggio pubblico deve vendere la propria immagine, giustifica il personalismo politico. Allora sembra fallire il fine ultimo della politica, quello di portare avanti un programma politico e non la venerazione di un leader.

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