Da un’idea di Stefano Accorsi. O quasi. La serie su Tangentopoli, l’inchiesta che ha stravolto il sistema, con il tramonto definitivo dei partiti tradizionali. 1992 e 1993 sono riusciti a far breccia nel cuore di nostalgici della prima repubblica e non. Hanno riacceso l’interesse di chi quel periodo l’ha vissuto sulla propria pelle, e ha fatto le spese di una rivoluzione politica senza precedenti nell’Italia repubblicana. 5 personaggi, 5 vite profondamente diverse che si intrecciano per puro caso a partire dall’arresto di Mario Chiesa. Un pubblicitario di Publitalia ’80, un deputato della Lega Nord, una showgirl alla ricerca delle luci della ribalta, un poliziotto malato di AIDS che lavora con Di Pietro, e una ricca ereditiera, figlia di un imprenditore coinvolto in Mani Pulite.

Leonardo Notte, interpretato da uno Stefano Accorsi dall’immancabile pokerface, lavora con Marcello Dell’Utri per l’agenzia pubblicitaria di Mediaset, nel periodo in cui bisogna “salvare la Repubblica delle Banane”. Tra gli esperimenti politici degli Anni 90 e i giganti del passato Leo capirà presto che la strada è un’altra, ed è già segnata, si renderà conto, in una ricerca che segna tutta la prima serie che gli italiani nel sistema non ci credono più. E che il vuoto di potere che Di Pietro ha generato va riempito. Bello e maledetto, un passato oscuro, una figlia un po’ troppo precoce, i vizi e le tentazioni della Milano da bere. Leonardo Notte senza dubbio è il sex symbol della serie. Ma non l’unico.

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A tenere i maschietti con gli occhi incollati al televisore ci pensa Miriam Leone che interpreta la bella e provocante Veronica Castello, showgirl spregiudicata, disposta a tutto per un posto nel mondo del piccolo schermo: scene senza veli e di accennato erotismo per l’ex Miss Italia che ha dismesso i panni della brava ragazza, con look, modi di fare, e sguardi che lasciano poco spazio all’interpretazione: dimentichiamoci della Miriam Leone dal volto angelico a Uno Mattina, Veronica Castello nella Milano delle tangenti ci si cala a capofitto.

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E proprio dalle forme di Veronica Castello rimarrà stregato Pietro Bosco, interpretato da un Guido Caprino molto lontano dallo stereotipo del riccioluto Commissario Manara, lontanissimo da Marco Bello, cavalier servente ne I Medici. Veterano di guerra, ex giocatore di rugby, per puro caso finirà tra gli scranni di Palazzo Montecitorio, con addosso i colori di una Lega Nord alla primissima legislatura. Ma il potere gli darà presto alla testa, tra alcool e droga, addentrandosi nella giungla politica dell’epoca. Sarà guidato da una figura austera ed esperta: il deputato democristiano Gaetano Nobile, navigato esponente della grande Balena Bianca. È senza dubbio la macchietta della serie, irruento, irrispettoso, a tratti rozzo, ma nasconde un cuore d’oro di cui darà gran prova. La vera sfida di Pietro sarà mettere a bada i suoi istinti, in amore e in politica.

Domenico Diele interpreta Luca Pastore, poliziotto sieropositivo nel pool di Antonio Di Pietro alla Procura di Milano. Una trasfusione di sangue infetto gli ha cambiato la vita, e proprio per questo il suo lavoro con un eccentrico Di Pietro sarà incentrato sulla vendetta. Personaggio schivo ma intraprendente, darà filo da torcere. E infine Tea Falco su di lei la rete si è scatenata, prendendo di mira la sua parlata a tratti incomprensibile. Interpreta Bibi Mainaghi che erediterà l’impero del padre, coinvolto in Mani Pulite: seconda figlia viziata e concentrata sul suo ego, si contrappone a Zeno, il fratello diligente e pronto a prendere le redini dell’impresa di famiglia. La sfida per Bibi sarà dimostrare che il padre non ha sbagliato a puntare tutto su di lei.

Ma non finisce qui: l’abbigliamento, la colonna sonora, tutti studiati nei minimi dettagli, perché piuttosto che un periodo storico, gli anni 90 sono stati uno stile di vita, destinato a incidere profondamente sui costumi di oggi. E se i tecnici se la prendono con gli autori per la poca attenzione alle vicende del periodo, va ribadito che l’obiettivo è riuscito: non focalizzarsi sull’inchiesta, per non finire in un giallo con la trama già scritta, ma fare zoom sulla vita di chi l’inchiesta del secolo l’ha vissuta, e provare a immaginare come ne sia stata cambiata. 1992, 1993, e forse 1994. La trilogia che descrive la caduta dei giganti, la repubblica morta “affogata dalle tangenti” ma anche chi da queste ceneri ha saputo risorgere, trovando uno spazio, un vuoto di potere lasciato da chi aveva ben altro a cui pensare. La figura di Silvio Berlusconi sarà la chiave di volta di 1993 e al centro di 1994. Mettetevi comodi, e accendete la TV. Il confine è stato tracciato: quello che fino a poco fa sembrava presente è già entrato nella storia.

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