NO- FACT ZONE

Rifiuto di assuefazione per torpore atarassico diffuso

Stephen Colbert, nel 2006 , alla cena con i corrispondenti alla Casa Bianca, rivolgendosi a Fox News diceva di avere il copyright su quest’espressione: NO- FACT ZONE. E’ un luogo dove si parla direttamente alla pancia dei telespettatori-uditori, in cui si dà la verità non filtrata da argomenti razionali. Stephen Colbert è però un comico che tendenzialmente si diletta nel fare satira e lo fa alla presenza dell’allora presidente degli Stati Uniti, George W.Bush.

Risultati immagini per Stephen Colbert,
Stephen Colbert. Fonte is-a-cunt.com

Per farvi un esempio è come se un comico italiano – ad esempio Beppe Grillo,ndr – tenesse un discorso durante una convention di un qualsiasi leader politico italiano che risulterà vincitore alle prossime elezioni, ad esempio Beppe Grillo, ndr .
Questo mio articolo è proprio una NO-FACT ZONE, dove ci saranno pochi, pochissimi fatti, ma opinioni personali e sensazioni sul giornalismo italiano: perfetta espressione della decadenza sociale e culturale che sta vivendo il nostro Paese.
La libertà di stampa e di espressione italiana è eccessivamente legata ad un substrato di ipocrisia che risente, in ordine del tutto casuale: degli strascischi del regime totalitario, di bigotte convinzioni religiose, della mafia et similia , dei conflitti di interesse, dell’esistenza di un ordine dei giornalisti che forse ai tempi di Gutenberg sarebbe stato moderno.

Non è certo compito di un minuscolo scrittore indipendente, che scrive per diletto, individuare le cause del perché l’Italia si trova alla posizione n°77 per libertà di stampa in base alla classifica stilata dai Reporters Sans Frontieres. Sarà colpa dei francesi? Sarà colpa di Tanzania, Nicaragua e Moldavia che ci staccano di qualche posizione? O sarà colpa di Soros e del gruppo Bildeberg? Sì, perché sappiate che quando non si vogliono – o peggio ancora , non si riescono ad- individuare i responsabili di un problema, possono sempre venire in soccorso parole generiche come “poteri forti”, “i mercati”, “la globalizzazione”.
Condivido il pensiero secondo cui il “politicamente corretto” è stato il bromuro quotidiano nella minestrina che ci somministrava ogni giorno “mamma sinistra”, il politicamente scorretto è stato il bastone con cui “papà-destra” esorcizzava un’invidia penis sempre più imbarazzante.

Risultati immagini per piero ottone
Piero Ottone. Fonte larepubblica.it

Se il contesto è questo, è comprensibile che l’esperimento di Piero Ottone nel 1973 – direttore del Corriere della Sera- oggi sia fantascienza. Si era ipotizzato di chiamare Pier Paolo Pasolini per scrivere articoli che remavano contro la linea editoriale del giornale per dare vita ad un “marketplace of ideas”, che dovrebbe essere linfa vitale per una democrazia nel XXI secolo. Oggi, i confronti televisivi a cui partecipano i giornalisti si trasformano, spesso per dolo generico degli stessi, sempre in un “marketplace”, ma del pesce questa volta. Eppure, offrire ad un intellettuale (ad un artista, ad un comico) il ruolo di “ospite ingrato” è sempre un esercizio di vitalità, poiche potrebbe rendere le pagine che lo accolgono più interessanti e meno prevedibili, si potrebbero sollevare dibattiti non strumentali ed è probabile che paghi perfino in termini di vendite.  La stampa italiana però preferisce tapparsi il naso, come i bambini il primo giorno di piscina, rassegnandosi a far cadere governi, rovinare o promuovere carriere, agitare l’opinione pubblica, trasformandosi da guardiani dell’informazione ad una legione di blogger infiacchiti,  poichè 1000 like valgono molto di più di 1000 persone che apprezzano il contenuto di uno scritto.
E allora via con le critiche alle palme in piazza Duomo a Milano, ad assecondare i malumori violenti dei tassisti piuttosto che richiedere una legge che finalmente ampli l’offerta dei servizi di trasporto, a scandalizzarsi per le copertine di Charlie Hebdo. Realmente pensate che Howard Schultz volesse americanizzare la Madunina? O che i tassisti facciano sempre la ricevuta e che non lavorino mai fuori orario? O che Charlie Hebdo debba cambiare mestiere a distanza di soli due anni da quando tutti si riempivano la bocca di matite per la così tanta vituperata libertà di espressione. Magari inizieremo a sorseggiare il caffè di Starbucks, a bordo di un taxi abusivo, leggendo giornali che titolano “Bastardi islamici”, continuando a pensare che noi siamo noi e voi non siete un c…
Dovremmo molto probabilmente ritornare ad essere tetragoni ai turbamenti d’hashtag giovanili ed ai richiami democratici, che provengono da ogni dove, per ottenere facili redenzioni. Non siamo affatto affezionati ai grigi propositi bilderberghiani di cui sopra, come vogliono far crederci.

Commenti

commenti