Una malattia incurabile. Solo 16 casi al mondo. È come perdere progressivamente tutti i muscoli del proprio corpo, ma il piccolo Charlie non ha i bicipiti virulenti dei body builder, né la tartaruga, Charlie ha qualche mese, una vita che ancora doveva nascere, un’esistenza destinata a durare per poco. Ma poi mamma e papà aprono una raccolta fondi, 1 milione di euro raccolti, e la speranza di sottoporsi a cure sperimentali negli USA. Ma il diniego dei medici. E così la lotta del piccolo Charlie e di mamma e papà continua tra aule e banchi di tribunali. Fino agli scranni più alti della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo dove i giudici rigettano la questione ammettendo la prevalenza del diritto ad una morte dignitosa.

Ma la Corte non conosce un diritto alla salute, una fatica incredibile a riconoscere i più grandi diritti sociali, da parte delle Corti Europee. La CEDU è nata con il sogno rivoluzionario di Churchill di realizzare gli “United States of Europe”. Un sogno che poi ha trovato radici e concretezza nel progetto dell’UE. Ma proprio dall’esperienza del Consiglio d’Europa nasce la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, il primo baluardo di tutela internazionale dei diritti umani nel Vecchio Continente. Un sistema per tappare i buchi degli ordinamenti nazionali .

Ed uno scricciolo di appena qualche mese mette in crisi un sistema, che da luogo privilegiato per la tutela dei diritti soggettivi perde adesso di credibilità. Perché in fondo il problema è sempre un problema di bilanciamento tra interessi prevalenti: diritto alla vita e alle cure mediche o diritto all’autodeterminazione e ad una morte dignitosa? Mettiamoci pure che si tratta di un minore e la questione torna ad essere più spinosa di quanto non possa sembrare. E come spesso accade, quando la questione si fa agguerrita, i giudici di Strasburgo lasciano quel margine di apprezzamento a volte così utile, a volte così spinoso.

Va preservata la vita se in presenza anche di una minima speranza, o va garantita una morte dignitosa? Perché una vita attaccata ad un macchinario non è degna di essere vissuta. Il problema è sempre lo stesso: Fabo, Eluana, Piergiorgio, e Charlie, tutti a combattere tra il diritto ad una vita vissuta come un danno piuttosto che come un dono, e una morte dignitosa.

L’ospedale Bambin Gesù e persino The Donald in persona si sono mobilitati offrendosi di ospitare il piccolo per i suoi ultimi istanti di vita. Ma si sa, davanti alle grandi questioni etiche il diritto deve prendere una decisione, esprimendo a volte questa, a volte quella premessa ideologica, a volte questa, a volte quella tendenza culturale. Ma bastano da soli i giudici? Se l’Ottocento è stato il secolo del primato del Parlamento, il Novecento è stato segnato dal primato della Costituzione, i primi anni 2000 sono stati marcati fortemente dalla primazia delle Corti.

In un secolo in cui la sovranità è messa a dura prova dagli agenti internazionali economici e politici, l’autonomia delle Corti resiste e decide a volte con scelte impopolari. Ma le scelte impopolari sono tipiche di chi non ha alcuna responsabilità e non risponde che alla legge. É per questo che le più importanti lacune andrebbero colmate dall’intervento politico, in quanto espressione (mediata) della volontà di chi li elegge. Oggi siamo di nuovo ad un bivio. In che direzione andiamo?

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