Articolo di Simone De Maio

Junkfood, band sperimentale proveniente da Bologna, si è esibita per la prima volta a Reggio Calabria lunedì 31 luglio sulle colline di Pentimele in via Lupardini  zona fuori dal centro abitato dalla quale si può ammirare lo stretto illuminato dalle innumerevoli luci che si affacciano di notte su entrambe le rive e che fanno da sfondo ai live. Il concerto del gruppo bolognese fa parte di un più ampio programma di incontri musicali, iniziato con la band Fuzz Orchestra, organizzati da “Spazio Lupardine”.

L’artista reggino Peppe “Drumz” Costa, alias Yosonu, ha aperto il concerto proponendo tracce tratte dal suo ultimo lavoro, intitolato “Happy Loser”. Sempre originale e coinvolgente l’esibizione dell’artista reggino la cui caratteristica è la capacità di comporre musica contemporanea senza strumenti musicali tradizionali. Ed infatti nel body percussion, gli oggetti di uso quotidiano e la voce, normale e/o distorta degli effetti, sono i veri strumenti su cui si sviluppa l’idea di musica di Yosonu. Durante la sua esibizione l’artista ha inoltre proposto la contemporanea proiezione di cortometraggi del regista ceco Jan Švankmajer che hanno trasformato l’atmosfera in un vero e proprio trip estraniante e quasi ascetico. La musica di Yosonu è un viaggio onirico che lunedì sera si è trovata in  perfetta sintonia con l’ambiente naturale circostante. Dopo l’ipnotica introduzione di Yosonu i bolognesi Junkfood hanno presentato il loro ultimo lavoro, intitolato “Italian Masters”, col quale hanno arrangiato e modernizzato le opere di compositori quali: Piero Umiliani, Armando Trovajoli ed Ennio Morricone. L’approccio non è filologico, soprattutto nelle sonorità utilizzate, difatti la band prende spunto dal brano originale, di ogni compositore sviluppandolo attraverso una propria interpretazione che attribuisce una nuova impronta al sound originale, pur nel rispetto dei topoi del maestro omaggiato. La band ha mostrato per tutto il concerto di aver trovato nuova linfa vitale e, nel rinnovare composizioni datate ma riconosciute immortali, è riuscita in un’operazione di svecchiamento senza però tradire, pur trasformando la musica originale, e riuscendo semmai ad onorarne gli autori.

Occorre riconoscere una particolare maestria ai Junkfood che durante il live sono riusciti a coinvolgere, interessare ed emozionare un pubblico di giovani che avrebbero potuto non apprezzare, considerandole sorpassate, le composizioni musicali proposte dal gruppo bolognese.

L’unica nota “stonata” è la mancanza di cura da parte dell’amministrazione cittadina verso i luoghi della nostra citta che, come appunto la via Lupardini per essere raggiunti costringono a percorrere una strada dissestata e in buona parte priva di illuminazione elettrica.

Luoghi come questo, potrebbero costituire uno spazio e uno scenario naturale per molti eventi culturali di una città, che si dice metropolitana, che tuttavia non è attenta né supporta quelle iniziative che, sebbene con pochi mezzi a disposizione, stanno tentando di portare avanti un progetto di promozione culturale aprendo la città a realtà musicali e artistiche innovative e giovanili.

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