<<Ai titolari di protezione vanno riconosciuti quei diritti essenziali che discendono dal loro status, cui devono corrispondere, così come per ogni cittadino italiano, altrettanti doveri e responsabilità per garantire una ordinata convivenza civile>>. Così si legge nel Piano Nazionale per l’integrazione presentato ieri dal Ministro degli Interni Marco Minniti alle associazioni impegnate nei tavoli governativi per l’immigrazione. La ratio del documento – definito “patto ideale” dallo stesso Viminale – è riconoscere diritti ai 74.853 soggetti che beneficiano della protezione internazionale. Il Piano è il prodotto di un biennio di confronti e dibattiti iniziati da Mario Morcone, già capo del Dipartimento Immigrazione ed attualmente Capo di Gabinetto del Ministro.  <<L’integrazione dei migranti, al di là degli aspetti socio-umanitari, è alla base di una società più sicura. Anche sul fronte del terrorismo islamico>>.

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Mario Morcone, capo del Dipartimento Libertà Civili e Immigrazione del Ministero dell’Interno. Fonte Famiglia Cristiana

Il fondamento assiologico del documento si identifica nell’art. 3 della Costituzione Italiana, che sancisce il principio intangibile di uguaglianza, formale e sostanziale. Il riconoscimento di eguali diritti a tutti coloro che risiedono in Italia “fa sì che l’integrazione comporti, accanto alla titolarità dei medesimi diritti, l’impegno al rispetto dei medesimi doveri e all’assunzione delle medesime responsabilità”. Questo approccio prevede un’azione sistematica multi-livello alla quale contribuiscono Regioni, enti locali e terzo settore, tutti chiamati a sviluppare un’azione coordinata che consenta, attraverso politiche orientate a valorizzare le specificità, il pieno inserimento degli stranieri nelle comunità di accoglienza.

Tangibilmente si pone – almeno nell’immaginario collettivo – il problema delle risorse: è possibile attuare tutte le prerogative del Piano, non sottraendo risorse agli italiani? <<I fondi non mancano – spiega Minniti – e ci sono cospicui stanziamenti dell’Unione Europea destinati esclusivamente a questo e che non possiamo dirottare su altre esigenze. Perciò sbaglia chi dice che si sottraggono risorse agli italiano. Con questo piano possiamo dimostrare che non solo accogliere si deve, ma possiamo farlo senza penalizzare i cittadini italiani>>. Il rispetto della Costituzione, la conoscenza della lingua italiana, il rispetto della donna, il riconoscimento della laicità dello Stato sono solo alcuni dei doveri che vengono imputati a coloro che beneficiano della protezione internazionale. Altrettanti doveri – tuttavia – vengono attribuiti allo Stato italiano, che dovrà riconoscere ai rifugiati uguaglianza, dignità sociale, libertà di religione, accesso ad istruzione o percorsi professionali, trattamento sanitario etc. Particolari forme di tutela vengono garantite in relazione alla posizione delle donne che giungono in Italia, soprattutto le donne provenienti dalla povera Nigeria, che sono passate da 5.000 nel 2015 a 11.009 nel 2016. Molte di loro arrivano in Italia <<dopo un viaggio caratterizzato da abusi, violenza e vari tipi di sfruttamento. Il sistema di accoglienza deve quindi prestare particolare attenzione alle specifiche vulnerabilità di genere e alle donne vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale>>.

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Il Ministro degli Interni Marco Minniti. Fonte Barlamane.com

Un piano multilivello che tende a fronteggiare – in maniera apparentemente efficace  – un fenomeno che attanaglia la comunità internazionale. Grande fiducia al Ministro Minniti, il cui operato – più volte apprezzato dal Governo e dal Quirinale – ha avuto un impatto significativo sul fronte immigrazione e diritti umani.

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