Si erge un gigante: il mistero della Divina Commedia

All’interno dell’opera “Mimesis”, il celebre critico letterario Auerbach scrisse: «Dante possiede questa capacità di dominare una realtà composita e variamente intonata, quale non possiede nemmeno lontanamente nessuno scrittore medievale a noi noto». Tutti conoscono quest’opera come un monumento fondamentale della letteratura italiana ma, se si riflette sul contesto letterario in cui fu scritta, si rimane sbalorditi per l’apparizione nella scena culturale medievale di un poema tanto rivoluzionario.

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Erich Auerbach

Considerando la Commedia dal punto di vista dell’epica, si nota una sorprendente differenza rispetto alle precedenti opere in volgare, prima fra tutte la “Chanson de Roland”. Se quest’ultima si concentra sulle azioni guerresche compiute dai cavalieri al seguito di Carlo Magno, Dante illustra l’intera umanità a partire dalla grecità fino all’età a lui contemporanea tramite l’espediente del viaggio nell’oltretomba. Se l’una espone una successione di avvenimenti narrati senza un legame che funga da collante all’intera opera, la Commedia possiede una solida cornice narrativa e, dal punto di vista dello stile, le costruzioni ipotattiche del poeta fiorentino unite alla sua abilità sintattica ed espressiva nel tenere insieme diversi episodi conferiscono al suo poema un generale senso di unità che manca all’epica francese.

A proposito del tono e dello stile di Dante, è stupefacente il fatto che egli sia riuscito ad infondere nel suo racconto un’atmosfera che, nonostante la suddivisione degli stili fosse ancora in auge nel medioevo, affrontasse con un tono generalmente grave e illustre argomenti che spaziavano dal tragico al grottesco, fino allo sfociare nell’orrido.

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In fine, bisogna considerare che nessuna opera di origine religiosa anteriore o contemporanea regge il confronto con la Commedia per dimensioni (si pensi alle poesie di Jacopone da Todi) o per struttura stilistico-narrativa, come nel caso della “Vie de Saint Alexis” in cui si riscontrano le stesse difficoltà dell’epica francese in termini di unione narrativa del racconto.

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