Ieri, 9 Settembre, in occasione dell’avvento delle feste Mariane , Reggio Calabria ha calorosamente accolto Fabrizio Moro. L’artista ha incontrato il sindaco della città Giuseppe Falcomatà presso la sede del palazzo della Città Metropolitana “Corrado Alvaro”.

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Ad un artista sensibile, arrabbiato con il mondo, e “misterioso” come lui – a giudicare dai suoi testi – le domande da fare sarebbero decisamente troppe. E, forse, rispondendo a tutte, perderebbe il suo fascino. Il cantante, però, non stenta a raccontarsi.

WhatsApp Image 2017-09-09 at 20.14.34D: Hai partecipato cinque volte a Sanremo, concorso nel quale sei stato “giudicato”. Poi, dal 2015 hai vissuto l’esperienza di professore ad “Amici”, dove a giudicare e correggere dovevi essere tu. Qual è stata per te l’esperienza più gratificante? E quale ha influito di più nel tuo percorso come artista?

R: Ogni esperienza ha influito a suo modo. Sanremo è stato il palco che mi ha aperto il mondo della musica, nel senso che, da quando ho partecipato la prima volta nel 2007, con “Pensa“,  questa è diventata la mia vita, il mio lavoro, che è quello che sognavo da quando ero adolescente. E ad Amici ho avuto la possibilità di confrontarmi con moltissimi ragazzi che sono passati su quel palco, ai quali ho potuto raccontare la mia storia. Questa è stata la parte più bella. Non mi sono mai sentito un professore – tra virgolette – come vengo definito lì dentro, ma un fratello più grande. Ho raccontato quello che è successo durante il mio percorso, che non è stato un percorso, diciamo, semplice. Ho cercato di spiegare ai ragazzi che quello è un punto di partenza e non di arrivo, come tanti credono a vent’anni, e che le vere sfide, poi, iniziano fuori da là, fuori da quel contesto televisivo.

D: Sei stato autore di molte canzoni, fra le quali “Sono solo parole” e “Un’altra vita”, di cui poi non sei stato interprete in prima persona. In ogni canzone ed ogni testo c’è un po’ di te, della tua personalità. Com’è stato donarle ad un’altra persona?

R:Ma in realtà non è cambiato tanto, perché sono canzoni che ho scritto per me. “Sono solo parole” o i pezzi che magari ha cantato Fiorella in quest ultimo disco. Ho scritto per tanti altri colleghi, ma in realtà non ho mai cucito addosso su un altro mio collega un vestito preciso per il suo modo di essere o per il tipo di voce. Sono canzoni che appartengono alla mia identità, alla mia vita, e che ho chiuso in un certo periodo del mio percorso artistico in un cassetto, e che poi ho donato a loro. Quindi non è cambiato assolutamente nulla. Ecco, tu per esempio hai citato “Sono solo parole”, che è un pezzo che parla di me, non di Noemi… (sorride)

D: Un’ultima domanda. Quando si pensa a Fabrizio Moro, si pensa ad un cantante, un padre, e…?

R: Eh… (ride) Ad un musicista, perché mi sento un musicista. Ho iniziato suonando la chitarra e il pianoforte in una band, quindi non ci pensavo minimamente a fare il cantante, diventare un cantautore. Mi piace molto suonare, infatti per me il live è la dimensione più importante, perché credo che attraverso il palco si abbia la possibilità di esprimersi a trecentosessanta gradi: non c’è la televisione, non c’è radio… quindi mi sento fondamentalmente un musicista.

Il tempo a disposizione, purtroppo, non è stato molto. Ma la “sua dimensione”, come lui stesso ha affermato, è il live: lì riesce ad esprimersi al meglio. E così, ieri sera, Piazza del Popolo si è colorata di luci e animata di voci che, all’unisono, hanno accompagnato il cantante per tutto il concerto. L’esibizione è iniziata con le canzoni del suo ultimo album “Pace“, da lui scritto – come afferma nell’omonimo singolo – per “dare un senso a una vita sbagliata“. Il linguaggio del corpo dell’artista, su quel palco, ha tradotto in movimenti scattanti e irrequieti ogni singola parola.

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Indubbia è stata l’emozione e forte il coinvolgimento di gran parte del pubblico reggino al momento di “Pensa”, ferma denuncia a quella realtà fatta di corruzione in cui gli uomini sono “costretti a non guardare” e “a parlare a bassa voce“, tristemente radicata nella nostra terra.

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Sorprendente il rapporto di confidenza che l’artista crea con il pubblico: prima di interpretare il singolo con cui ha esordito all’ultimo Sanremo, “Portami via“, chiede che siano spente le luci e decide di dedicare il brano a sua figlia, dichiarando che, in questo momento, è l’unico amore della sua vita.

Non rimane che ringraziare Fabrizio Moro per le emozioni regalate alla nostra Reggio, in una ricorrenza così importante per la nostra città, com’è Festa di Madonna, e sperare che lui possa mantenere la promessa di tornare presto!

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