Ciò che separa, che impedisce o complica l’incontro sembrerebbe sempre negativo. Ma una barriera può allontanare sia buoni che cattivi. Fin dalla preistoria l’uomo recinta la sua proprietà, da secoli gli stati delineano confini. Con la globalizzazione e l’utopia del cosmopolitismo la questione della frontiera sembra ormai superata. In realtà emerge più che mai nel nostro contesto.

L’Unione Europea è il modello di una comunità di stati senza frontiere, abbattute dopo anni di incontri diplomatici e negoziati tra i leader politici divenuti suoi padri fondatori. Ma se si abbattono le frontiere interne è inevitabile costruirne una esterna. Se si vuole dar vita a una comunità di cittadini europei bisogna escludere chi non è europeo. Quindi una funzione ambivalente della frontiera, l’esclusione e l’inclusione. Serve a potersi sentire parte di un gruppo, un insider o outsider.

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Andando a guardare la dimensione economica e finanziaria, la globalizzazione abbatte le frontiere che impediscono la libera circolazione delle merci. Con i dazi una merce estera costerebbe più di quella nazionale. L’abbattimento dei dazi sembra far bene al consumatore. Ma sappiamo bene che nell’economia sono coinvolti anche i produttori. Ecco un altra ambivalenza della frontiera, un ostacolo per alcuni, un beneficio per altri. Questa questione mette in causa anche il problema della sicurezza o meglio della “securitizzazione” dei confini. La crisi migratoria lo rende impellente.

Da notare come l’abbattimento delle barriere economiche sia un obiettivo di destra, mentre la sinistra mira al superamento delle frontiere di tipo culturale. Oggi si assiste alla costruzione di muri per bloccare il passaggio degli indesiderati, dei rifiuti umani direbbe Bauman. Anche le società più democratiche e liberali fanno prevalere i propri interessi nazionalistici e di profitto economico su quelli umanitari e universalistici. Ma la politica non è fatta di buonismo, ma della cruda real politik. Costruire frontiere è real politik, abbatterle è utopia. Tuttavia ogni progetto di pace inizia con un “break the wall” e non un “brick in the wall”. Ricordiamo tutti il 9 Novembre 1989.

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