La situazione in Libia tra Governi rivali, bande armate e lager per migranti.

La Libia è sicuramente tra i paesi più caotici e controversi del pianeta fin dai tempi di Gheddafi, già dagli albori dell’impero del Rais si era ritagliata uno spazio come Stato canaglia dell’ONU e soprattutto del principale alleato occidentale, gli USA, che lo consideravano lo Stato nemico numero uno. Col tempo questa situazione si è placata totalmente e si era arrivati a ristabilire rapporti diplomatici sereni.
Un rapporto particolare, è quello che ha sempre avuto il nostro paese, nonostante tutti i governi che si siano succeduti, con la Libia sia durante l’operato di Gheddafi che dopo. Rapporti privilegiati, con coinvolgimenti in molte pagine opache della storia di entrambi i paesi, e soprattutto interessi dettati dalla vicinanza geografica, dalla strategicità nel Mediterraneo, ma soprattutto dai giacimenti di gas e di petrolio, molto spesso in concessione alle nostre compagnie (ENI tra tutte).
Da quando si è deciso di mettere fine al regime di terrore e violenza (evidentemente se ne saranno resi conto solo con le tecnologie degli ultimi anni) di Gheddafi, e si è deciso di deporlo con un azione militare e di intelligence da parte, in primis del governo Francese, degna dei migliori romanzi di Ian Fleming, la Libia è precipitata nel caos più assoluto, con anni di guerra civile e di territori vastissimi alla mercè di bande armate organizzate.
Dopo anni di mediazioni ONU, si è riusciti a formare un Governo riconosciuto dalla Comunità Internazionale, quello di Fayez al-Sarraj, che però de facto ancora non controlla tutto il territorio nazionale, essendoci ancora interi villagi e parti di costa controllati dalle milizie, un governo debole che difficilmente riuscirà a superare questa situazione da sola. Uno dei maggiori esempi di opposizione armata al governo regolare è quello del generale Haftar che aveva tentato un golpe militare e si era auto proclamato primo ministro libico formando addirittura un governo.
Ad oggi è continuamente su tutti i notiziari perché, a parte per i motivi già elencati, e anche a causa degli stessi, rappresenta la principale porta d’entrata dei migranti in Europa, e di conseguenza in Italia.

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Si è creato un business dietro questo giro di migranti e un interesse, sia umanitario che politico, potremmo dire senza precedenti, incessanti ad esempio sono le operazioni della nostra Marina Militare (vedi Mare Nostrum).

Certo è, che non si può continuare su questa linea, perché questo business, ha intanto arricchito notevolmente le bande criminali libiche, rendendole di conseguenza più potenti e più radicate, indebolendo sempre più questo nuovo Governo, ma soprattutto creato dei veri e propri traffici di esseri umani, questi migranti infatti dopo aver effettuato dei viaggi interminabili, vengono quasi sempre rinchiusi in dei veri e propri lager (il dato purtroppo è che ne stiano spuntando sempre di più), sequestrati, e solo dopo che pagano ulteriore denaro riescono a partire sui famosi ‘’barconi’’ dove il più delle volte la fine del viaggio non la vedranno mai.

Un emergenza umanitaria di proporzioni bibliche, dove l’Italia, polemiche e populismi a parte, si è resa protagonista come già scritto, di continue operazioni che l’hanno resa il principale attore della tutela della vita umana, e questo non può che farci sentire orgogliosi del nostro paese.

Quindi il dato che emerge tra tutti è uno, che tutte le opzioni tentate fino ad ora non sono state sufficientemente efficaci, e che nonostante tutto, non è possibile continuare così, perché il bene primario che deve essere tutelato è la vita e la dignità umana, ma allo stesso tempo anche la sicurezza deve essere tenuta in considerazione. È quindi ora che la comunità internazionale, UE in primis, inizi a prendere provvedimenti per riportare un  po’ di ordine in queste regioni, perché è un dovere di tutti, l’unica cosa nel frattempo che possiamo dire è: grazie, grazie ai ragazzi della Nostra Marina Militare e della Capitaneria di Porto, per quello che quotidianamente fanno nel Mediterraneo, prendendosi carico soli di una situazione che dovrebbe essere condivisa da tutti, rendendoci orgogliosi, e spesso lo dimentichiamo, di essere italiani.

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