Bentornati alla nostra rubrica settimanale dedicata alle imprese sportive che hanno reso lo sport romantico e passionale. Cercheremo di farvi entrare nel racconto, come anticipato nel nostro primo appuntamento, servendoci di un pizzico di poesia e di nostalgia. Oggi vi raccontiamo un miracolo sportivo di casa nostra: il trionfo azzurro nel Mondiale del 1982, un’impresa sportiva che anche noi giovanissimi abbiamo a cuore. I nostri padri ci hanno fatto amare questa storia ed in modo particolare ci hanno fatto apprezzare le gesta e le doti umane di calciatori che forse non esistono più. Trattasi di impresa soprattutto in relazione a tutto ciò che ha preceduto il Campionato del Mondo. Il Commissario tecnico Bearzot dovette fare i conti con una situazione ambientale terrificante. Prima del Mundial il calcio italiano fu travolto dallo scandalo del calcio scommesse, una novità assoluta per il periodo storico. Colui che sarebbe stato il capocannoniere del Mondiale, Pablito Rossi, fu squalificato per due anni e ripescato a ridosso della competizione. Anche dal punto di vista dei risultati sportivi precedenti al 1982 la nostra nazionale era in una fase calante: l’Europeo del 1980 si concluse con un amaro quarto posto. L’Italia fu sconfitta dal Belgio in semifinale e dopo ben 17 rigori dalla Germania nella finalina. Anche il Mundialito fu acerbo. Si trattava di un torneo che vedeva protagoniste le nazionali almeno una volta campioni del Mondo o finaliste del Mondiale. Nel 1981 la citata competizione si svolse in Uruguay. L’Italia fu umiliata dai padroni di casa e in seguito ad uno scialbo pareggio contro l’Olanda fummo mandati a casa. Ad incrementare le difficoltà del gruppo di Bearzot ci pensò l’infortunio gravissimo del centrocampista talentuoso Giancarlo Antognoni, scontratosi con il portiere genoano Silvano Martina. Anche Antognoni tornò a disposizione del Commissario tecnico a ridosso del Mondiale. La nostra nazionale si trovò ad affrontare un Mundial in condizioni ambientali difficilissime. L’unico pensiero della squadra di Bearzot era il campo. Il girone, come consuetudine dell’Italia, fu mediocre. Si aprì con il pareggio a reti bianche contro la Polonia e si concluse con un altrettanto insoddisfacente pareggio contro il Camerun. Ci qualificammo soltanto grazie alla differenza reti favorevole. Dovemmo affrontare l’Argentina di Diego Armando Maradona e il Brasile di Paulo Roberto Falcao.

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Formazione italiana contro la Germania Ovest. In piedi da sinistra: Dino Zoff, Francesco Graziani, Giuseppe Bergomi, Gaetano Scirea, Fulvio Collovati, Claudio Gentile. Accosciati da sinistra: Bruno Conti, Paolo Rossi, Gabriele Oriali, Antonio Cabrini, Marco Tardelli.

Il clima si faceva sempre più teso: si arrivò perfino ad uno dei primi silenzi stampa della storia del calcio. Soltanto il nostro portierone Dino Zoff aveva il compito di parlare a nome dei suoi compagni. Fu addirittura sfiorato lo scontro fisico tra il nostro CT ed uno degli inviati italiani. Sembrava che all’Italia facesse bene quella tensione. Gli uomini di Bearzot non si fermarono più. Marco Tardelli e Antonio Cabrini siglarono le reti decisive per annientare Maradona e compagni. Successivamente battemmo il Brasile 3 a 2. Rossi segnò una tripletta. Zoff ci salvò al 90’ grazie ad un tiro neutralizzato che ci avrebbe eliminati, avendo ottenuto il Brasile un migliore risultato contro l’Argentina.

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Nella sfida contro il Brasile del 1982 Paolo Rossi mise a segno una tripletta: fu 3-2. E il titolo di capocannoniere Mundial. Fonte sport.sky.it

In semifinale ci ritrovammo contro la Polonia. Grazie ad una doppietta di Pablito Rossi spazzammo via anche i polacchi. In finale incontrammo i rivali storici della Germania Ovest. Nonostante il rigore sbagliato da Cabrini, Le reti di Paolo Rossi, Marco Tardelli e Altobelli stesero i tedeschi: il tabellone segna il risultato finale di 3 a 1. Quella partita viene ancora oggi associata all’urlo liberatorio ed interminabile di Marco Tardelli. Quell’urlo fece la storia. L’Italia era invincibile.

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L’urlo liberatorio di Marco Tardelli! Fonte blogspot.com

Riecheggia ancora forte la telecronaca di Nando Martellini, cronista sempre composto che  raramente mostrava le proprie emozioni. Anche lui in quell’occasione si lasciò andare: “Campioni del Mondo, Campioni del mondo!” Non si può omettere la figura del Presidente della Repubblica. Sandro Pertini, seduto tra il re di Spagna, Juan Carlos, ed il cancelliere tedesco Helmut Schmidt, al gol del 3 a 0 di Spillo Altobelli, si alzò in piedi gridando “Non ci prendono più”. Come spesso accade nel nostro Paese, tutti salirono sul carro del vincitore. L’Italia, al Santiago Bernabeu, si aggiudicò il suo terzo trionfo mondiale, il primo dell’era moderna. Andiamo ora ai protagonisti assoluti del Mondiale. Rossi, addirittura in dubbio per la competizione, fu capocannoniere con sei gol. Bruno Conti fu il miglior giocatore del Mondiale davanti a Gentile. Beppe Bergomi, a soli 19 anni, annullò il quasi immarcabile Rummenigge. Dino Zoff, con la Coppa del Mondo in mano, diventerà l’immagine di un francobollo celebrativo.

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Gli azzurri alzano in cielo la terza Coppa del Mondo. Fonte storiedicalcio.altervista.org

L’appuntamento è alla prossima settimana. Non vi sveleremo l’impresa sportiva che racconteremo. Se doveste avere una storia che vi sta a cuore (di qualsiasi sport) non esitate a farcelo presente. Il nostro compito è quello di suscitare emozioni e di ripercorrere insieme la storia dello sport. Buona lettura!

 

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