E’ tempo di rispolverare i libri e tornare tra i banchi di scuole ed università, ma vi siete mai chiesti quanto il nostro Paese investe in istruzione?

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Secondo recenti statistiche Eurostat, i paesi Ue spenderebbero in media il 4,9% del Pil in istruzione e formazione. L’Italia invece si troverebbe al di sotto di quasi un punto percentuale investendo solo il 4%, poco più della metà rispetto a Danimarca (7%), Svezia (6,5%) e Belgio (6,4%). La Germania sembrerebbe assestarsi su valori quasi equiparabili a quelli italiani con il 4,3% ma guardando i valori assoluti spende quasi il doppio: 127,4 miliardi di euro in confronto ai nostri 65,1 miliardi di euro.
Anche tra i paesi OCSE vediamo la nostra penisola collocarsi al terzultimo posto, seguita solo da Brasile, Lussemburgo e Indonesia.

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Un quadro per niente rassicurante se a tutto ciò aggiungiamo il fatto che scarseggiano anche le iniziative d’investimento da parte dei privati che, probabilmente, preferiscono far fruttare i propri soldi più facilmente investendo in titoli o in immobili.

Concentrandoci sui dati relativi all’Italia si nota, invece, una situazione molto particolare essendoci regioni più virtuose di altre. Infatti, come si può vedere nella mappa, il solo Piemonte sarebbe all’interno della media europea di investimenti in istruzione mentre il resto d’Italia si trova in una situazione drasticamente opposta.

Gli scarsi investimenti hanno diverse conseguenze negative: innanzitutto gli studenti, raggiunta una certa età, tendono ad emigrare all’estero. In questo modo il Paese investe nella formazione di individui che poi porteranno le proprie conoscenze in altri paesi. in secondo luogo la carenza di borse di studio e di altri incentivi impedisce a molti ragazzi di scegliere percorsi altamente professionalizzanti che potrebbero avere un impatto importante sullo sviluppo economico. Infine, gli studenti che concludono in Italia la propria formazione – spesso con specializzazione elevata – tendono, poi, ad oltrepassare il confine per trovare lavoro (cosiddetta “fuga di cervelli”. Mappa interattiva per approfondire al link –> http://www.ilfattoquotidiano.it/mappa-cervelli-in-fuga/).

Nonostante tutto, però, il sistema scolastico italiano risulta ancora uno dei migliori. Sempre secondo una ricerca OCSE  la formazione italiana scavalca quella tedesca e quella britannica. Il motivo risiede nel fatto che la scuola pubblica, per il momento, non rischia di soccombere sotto quella privata come invece accade all’estero. Inoltre, sembrerebbe che i ragazzi italiani tendano a specializzarsi in più discipline per avere un più facile accesso a mondo del lavoro. Insomma, non tutto è perduto basterebbe solo rivalutare l’importanza dell’istruzione con un po’ di fiducia…e di soldi!

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