Dall’Onore e il Rispetto, fino a Il Padrino. Passando per Gomorra, Romanzo Criminale, Narcos etc. Capolavori indiscussi del cinema e della TV ma anche clamorosi flop, con attori poco più che commedianti. Il grande schermo che ci catapulta nel mondo del crimine non ha confini. E se è facile discernere tra giusto e sbagliato, tra bene e male, una realtà distorta a volte non lo permette. Senza mai mettere in discussione il valore artistico, l’impegno e le capacità di chi si è impegnato in certi progetti. Ma partendo dalla realtà social il nodo è presto sciolto: circondati da un universo di adolescenti a tratti malandrini, a tratti ribelli in perfetto stile (secondo loro) sessantottino che si rivedono nei panni dei loro beniamini del crimine. Un’idea distorta di Stato, ma anche e soprattutto di crimine. Plagiata dalle sovrastrutture televisive e cinematografiche, che rivestono boss sanguinari, criminali spietati di un non so che di eroico.

Adesso, la polemica bella e buona non è cosa di chi scrive. Ma è il frutto di un lungo discernimento. Che vede contrapposti le teste benpensanti in grado di conoscere il bene e il male, e i finti malandrini, gli antieroi sempre pronti a sfidare uno Stato Padrone. Ascoltano musica neomelodica, e condividono i post di pagine social dai contenuti alquanto discutibili. A volte nascondono il volto di ragazze curate e gentili. Ma covano, fomentati da quello che vedono, l’odio e il rancore nei confronti della società. Il problema non è rappresentato dal genere gangster, che ha rappresentato un pezzo importante della storia del cinema, ma dall’inadeguatezza di chi si accosta al genere: del tutto ignari della finzione cinematografica, incapaci di cogliere i risvolti negativi degli antieroi; il problema non risiede nell’oggetto, ma nel soggetto. Nella difficoltà a comprendere che in taluni casi un buon esercizio artistico resta tale.

Sono stereotipati i mitomani del crimine: sui social danno il meglio di loro. E si sentono più astuti, più furbi. Oggi il grande interrogativo da porsi è: quanto stiamo educando le nuove generazioni a interpretare la realtà? Come se il pensiero critico fosse un optional. Come se il buonsenso non andasse più di moda. Se l’anticonformismo avesse cominciato ad avere a che fare con l’ordinario. Perché chiunque non sia in grado di comprendere che Gabriel Garko in L’Onore e il Rispetto dice una marea di fandonie non ha evidentemente a disposizione tutti gli strumenti utili per decifrare una realtà sempre più complessa.

Ma gli antieroi oggi sono all’ergastolo, altri sono latitanti, altri ancora sono rimasti uccisi in una faida. E non hanno niente di bello da raccontare, se non come si stanno redimendo da una vita disastrata, per chi ci è riuscito. Le insidie sono dietro l’angolo, stiamo formando una generazione che in buona parte non ha gli strumenti per comprendere valori e disvalori, con la conseguenza che interpretare una realtà complessa diviene particolarmente difficile.

Non è rivoluzionario chi celebra un criminale, non è ribelle chi emula comportamenti criminali. Ha solo bisogno di qualche anno in più di scuola. Perché un mondo di antieroi non esiste, o per fortuna, non esiste ancora.

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