Outsider – Quando lo sport diventa leggenda: Brian Clough

Vizi e virtù di "The Football Genius", uno dei più grandi allenatori della storia del calcio.

Benvenuti alla nuova e suggestiva rubrica dedicata alle grandi imprese sportive della storia, “Outsider – Quando lo sport diventa leggenda”. Il nostro intento è quello di farvi immergere nel racconto di storie che hanno cambiato le sorti dello sport. Vogliamo farlo poeticamente ed in maniera quasi nostalgica. Lo sport non è una scienza esatta, è imprevedibile ed impronosticabile. È la metafora della vita: non sempre prevale colui che ha più mezzi, non sempre la strada è lineare. Ci sono state squadre o singoli sportivi che hanno reso tortuosa la strada di coloro che apparivano favoriti, dando quel pizzico di magia che non verrà mai dimenticato dagli amanti dello sport. Oggi parleremo di quello che, dati alla mano, può tranquillamente essere considerato come uno dei più grandi allenatori della storia del calcio, Brian Clough.

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Brian Clough ai tempi del Middlesbrough: “Conoscete forse qualcun altro che abbia segnato 251 gol in 270 partite di campionato? Il pidocchioso Bobby Charlton? Il fottuto Jimmy Greaves? Hanno forse segnato tutti quei gol in così poche partite? Col cazzo che li hanno fatti. Perciò puoi giurarci che è un cazzo di record, e sarà sempre un cazzo di record perché non ci sarà un altro come me. Mai e poi mai.” fonte:bbc.co.uk

La sua storia inizia nella sua città natale, Middlesbrough, dove da calciatore in 9 anni segna 251 gol in 270 partite. “Brian Clough è peggio della pioggia a Manchester. Almeno il Padreterno ogni tanto fa smettere di piovere a Manchester.” Questo il commento di Bill Shankly, storico allenatore del Liverpool, sulle straordinarie abilità di goleador di Clough. Dopo aver letto questi numeri impressionanti, viene spontaneo chiedersi: com’è possibile che un giocatore del genere non si sia affermato anche a livello europeo? La risposta è semplice: negli anni ’50 l’Inghilterra è un paese molto rigido, con molte regole e formalismi. Il temperamento di Clough, spesso fuori dalle righe, lo porta ad essere ostracizzato della nazionale. In particolare, la mancanza di filtro tra pensieri e parole gli costa la maglia dei Three Lions. I suoi atteggiamenti macchiano continuamente la sua carriera: Brian smette di giocare senza neanche aver compiuto i 29 anni, quando sul campo ghiacciato del Bury salta il legamento crociato.

Ciò nonostante, la tenacia e l’intelligenza di Clough, molto legato al calcio, lo portano a diventare, a soli trent’anni, il manager più giovane di tutta la federazione, accettando di allenare l’Hartlepool Utd. L’incarico non è altisonante, ma la gavetta nella quarta divisione è molto formativa per lui. Inoltre, è qui che incontra nuovamente Peter Taylor, ex compagno ai tempi del Middlesbrough, il quale lo accompagnerà in tutta la sua carriera come assistente. La prima stagione finisce con un dignitoso ottavo posto, ma la coppia Clough-Taylor è decisamente ambiziosa ed insieme decidono di accelerare la loro carriera.

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Clough insieme all’amico ed assistente Peter Taylor. fonte:footballwhispers.com

Per la stagione successiva accettano, infatti, il posto sulla panchina del Derby County, squadra di seconda divisione, che si era appena salvata per miracolo. La prima stagione ai Rams è transitoria, la salvezza raggiunta è soltanto un preludio alla promozione in First Division da campioni di Lega avvenuta l’anno dopo. Clough e Taylor affrontano la massima serie con grande entusiasmo, formando la squadra con calciatori alla fine delle loro carriere e con parecchi giovani. Clough, però, riesce ad ottenere il massimo dai suoi uomini, che lo seguono con assoluta dedizione, arrivando quarti il primo anno e noni il secondo. È nel terzo (stagione 1971-1972) che il Derby stupisce l’Inghilterra, vincendo il primo campionato della propria storia dopo una serrata lotta con Leeds e Liverpool, due autentiche corazzate. Lo scontro è altrettanto acceso sul piano dialettico: Clough non trattiene il suo astio, rivolto in particolare al Leeds, accusando gli avversari di qualsiasi comportamento scorretto.

L’anno dopo il Derby può accedere alla Coppa dei Campioni, dove il cammino è entusiasmante e termina soltanto in semifinale contro la Juventus. È in questa occasione che Clough diventa noto in Italia. Al termine della gara d’andata, furibondo per i presunti favoritismi dell’arbitro tedesco Gerhard Schulenburg nei riguardi dei bianconeri, si rifiuta di parlare con la stampa italiana dicendo: “No cheating bastards will I talk to; I will not talk to any cheating bastards!” (“Non voglio parlare con nessun imbroglione bastardo!”). Anche all’interno dell’ambiente Derby crescono i malumori: le dichiarazioni del proprio allenatore non sono piaciute al presidente Sam Longson e diversi dissidi portano all’allontanamento dei due.

Successivamente, l’esperienza in terza divisione al Brighton e soprattutto quella alla guida del Leeds United costituiscono il periodo più buio della carriera di Clough. Qui, infatti, riceve la pesante eredità di sostituire Don Revie, campione in carica passato ad allenare la Nazionale Inglese. Costantemente accusato di scarso fair play proprio da Brian Clough, Revie fu rimpianto dai giocatori del Leeds, che accusavano il nuovo allenatore di aver sempre detestato la loro squadra e di cercare di farla retrocedere, con allenamenti mediocri e schierando i giocatori peggiori. I principali promotori dell’ammutinamento furono Joe Jordan e Billy Bremner. Brian Clough non trovò un’intesa con l’ambiente e infine, dopo soli quarantaquattro giorni di insuccessi, venne esonerato. Come da clausola contrattuale per la rescissione, ottenne dal Leeds una buonuscita di 25.000 sterline, il saldo delle tasse sulla propria casa e una Mercedes.

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Clough alla guida del Leeds United. Dietro di lui, il capitano Billy Bremner, uno dei principali artefici dell’ammutinamento che gli costò l’esonero. fonte:dailymail.co.uk

Brian, a questo punto, sembra un allenatore sul viale del tramonto, ma tuttavia c’è ancora una squadra di seconda divisione pronta a scommettere su di lui, il Nottingham Forest. Il Nottingham è una squadra mediocre, con una lunga tradizione sebbene povera di trionfi. Il contesto è quello di una città industriale, profondamente colpita dalla crisi economica e sociale. Gli scioperi si susseguono e il calcio è una valvola di sfogo per i tifosi appartenenti al proletariato cittadino. Clough – che ritrova Taylor dopo Leeds – ha come obiettivo la promozione in prima divisione, per poi vincerla. Il Forest ci riesce, vincendo incredibilmente in due anni consecutivi il campionato di seconda e quello di prima divisione. Il titolo nella massima serie arriva con ben quattro giornate d’anticipo, precedendo il Liverpool, squadra in grado di vincere la Coppa dei Campioni nelle ultime due stagioni. Il calcio di Clough è tremendamente innovativo. Abbandona il classico stile inglese, fatto di lanci lunghi a cercare il centravanti; la sua squadra pratica un calcio veloce, giocando palla a terra con ritmi velocissimi. È l’anticipazione del calcio totale olandese. Clough spiega la sua idea di gioco con una celebre frase: Se Dio avesse voluto che giocassimo sulle nuvole, avrebbe messo lì l’erba”.

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Un vincente rivoluzionario del gioco del calcio. fonte:mirror.co.uk

In patria, Brian è già riuscito ad avere la meglio su tutte le rivali, aggiudicandosi, oltre al campionato, il Charity Shield e la Coppa di Lega. Ennesimo fiore all’occhiello è la striscia consecutiva da record di 42 partite senza sconfitte. Adesso la sfida è in Europa. Ed è proprio fuori dai confini nazionali che la storia di Brian Clough diventa leggenda. Per due anni di fila, infatti, vince la Coppa dei Campioni (1978-1979, 1979-1980), affermandosi come l’allenatore migliore in circolazione. “Non direi di essere il miglior allenatore al mondo, ma sono sicuramente nella top one.” Questo momento rappresenta l’apice della sua carriera. I successi europei sono irripetibili ed i successivi 14 anni sulla panchina dei Forest saranno contrassegnati soltanto dalla vittoria di due Coppe di Lega a fine anni ottanta. Il Nottingham Forest rimane, ancora oggi, l’unica squadra ad aver vinto più Coppe dei Campioni che campionati nazionali. Il sodalizio con Taylor si interrompe nel 1980. I due arrivano persino a non parlarsi più, nemmeno quando si affrontano da rivali in uno scontro di FA Cup con il Derby County, di cui Taylor era diventato manager. Clough partecipò comunque al funerale di Taylor nel 1990, dopo 10 anni di indifferenza reciproca.

La storia personale di Clough è altrettanto malinconica. Prima è accusato di corruzione a causa del trasferimento di Teddy Sheringham al Tottenham, in seguito ha gravissimi problemi di salute derivanti dal suo vizio di bere che lo accompagnava da diversi anni. I problemi con l’alcol gli causano un cancro allo stomaco, causa della sua morte nel Settembre 2004. La fine di Clough e quella della sua leggenda arrivano insieme. Infatti, poco prima della sua morte, l’Arsenal di Wenger gioca la quarantatreesima partita di campionato senza sconfitte e supera il record del Nottingham Forest.

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La statua dedicata a Brian Clough nel centro di Nottingham. fonte: ITV.com

Il film “Il Maledetto United” (2009, regia di Tom Hooper) racconta la storia di Brian Clough. Nonostante sia incentrato soprattutto sui quarantaquattro giorni sulla panchina del Leeds United, non mancano i riferimenti alle vincenti esperienze dell’allenatore britannico, che di fatto l’hanno consegnato alla storia come l’unico ad aver conquistato le maggiori competizioni nazionali ed internazionali con squadre di medio – basso livello.

“Se dovessi morire non vorrei un epitaffio glorioso per le vittorie che ho colto, mi basterebbe sentir dire che ho contribuito…e sarei contento di essere piaciuto a qualcuno”. 

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