Domenica 1 ottobre si è tenuto in Catalogna il referendum promosso dalla Generalitat de Catalunya (il sistema amministrativo-istituzionale per il governo autonomo della comunità autonoma della Catalogna) ed è stato indetto da una legge del Parlamento della Catalogna, secondo cui il voto dovrebbe avere natura vincolante, ma è stato contrastato fortemente dal Governo spagnolo, secondo cui la Costituzione della Spagna non consentirebbe di votare l’indipendenza di alcuna regione.

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Fonte Il Fatto Quotidiano

Da questi contrasti sono scaturiti ingenti disordini, tra popolazione catalana da una parte e policia nacional e guardia civil dall’altra, che hanno provocato centinaia di feriti. La cosa che però ha fatto scalpore – che ha sconvolto l’opinione pubblica europea in primis ma anche internazionale – è che non ci sono stati episodi di violenza da parte della popolazione, ma il tutto è scaturito dall’azione violenta degli agenti che cercavano di fare irruzione nei seggi al fine di sequestrare il materiale elettorale e di impedire che la votazione continuasse.

Anche vero è che il 7 settembre 2017 il Tribunale costituzionale ha sospeso il referendum, accogliendo il ricorso d’urgenza presentato dal premier Mariano Rajoy che chiedeva l’annullamento per incostituzionalità della legge regionale catalana che ha istituito il referendum. A questa sentenza si è aggiunto l’intervento della Procura Generale, che ha denunciato per i reati di disobbedienza e prevaricazione Puigdemont (presidente della Generalitat de Catalunya dal 2016) e tutti i membri dell’Ufficio di presidenza del Parlamento regionale della Catalogna che hanno approvato la messa all’ordine del giorno della legge istitutiva del referendum e ha ordinato a tutte le forze di polizia, compresi i Mossos d’Esquadra, di impedire ogni tentativo di svolgimento del referendum e di sequestrare urne, materiale di propaganda e computer destinati a questo scopo.

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Fonte Il Fatto Quotidiano

Dal punto di vista legale sembra chiara la violazione da parte del Governo catalano. La cosa che però non si giustifica è la violenza, la violenza scaturita dal nulla da parte dello Stato e dei suoi rappresentanti che dovrebbero proteggere i cittadini e non calpestarli: si sarebbe anche potuto rendere inefficace il tutto con le sole sentenze del Tribunale Costituzionale, lasciando il risultato del referendum un mero risultato politico (infatti secondo un sondaggio pubblicato a fine settembre, il 61% dei catalani riteneva che il referendum non sarebbe stato comunque una valida base legale per un’eventuale proclamazione d’indipendenza) ma allo stesso tempo non facendo neanche iniziare il reale processo esecutivo per l’indipendenza. E invece con queste modalità non solo si è ugualmente data una vittoria politica e simbolica enorme alla popolazione catalana, ma si è mostrato al mondo il volto peggiore della Spagna e dell’Europa.

Attendendo nuovi sviluppi, ad oggi l’unica cosa che per il momento ha avuto più rilevanza di ogni altra in tutta questa vicenda è la dignità e l’orgoglio del popolo catalano.

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