Il diritto ad avere armi, il dovere di non usarle

La strage di Las Vegas: perché il problema di fondo dello stragismo USA resta il Secondo Emendamento

Domenica è stata una giornata particolare: la Catalogna, Il Napoli primo in classifica; e in tarda nottata negli USA la strage peggiore dopo l’11 Settembre. Una serata come tante a Las Vegas, un concerto country. Un uomo spara sulla folla: oltre 50 morti. E’ terrorismo alcuni si chiedono. Ma a commettere un gesto freddo e calcolato è un uomo americano sulla sessantina. Appena 9 secondi per una carneficina che ci costringe a serie riflessioni. Ci costringe a ripensare il sogno americano, e la pericolosa deriva che il diritto costituzionale a possedere armi sta causando. Sono ogni anno sempre di più, e sono fuori controllo.

Le morti bianche del terrorismo a chilometro zero, che spaventa e inquieta più dell’ISIS. Perché se i militanti del Califfato hanno una Jihad da combattere, un infedele da sterminare, la strage di Las Vegas come quelle degli ultimi anni sono per certi versi inspiegabili, e vedono nei loro autori insospettabili padri di famiglia, i classici volti da sogno americano. Altre volte sono giovanissimi, alcuni non hanno raggiunto la maggiore età, e si armano del fucile a canne mozze che papà custodisce con gelosia nell’armadio. Gli autori del terrore prediligono i luoghi affollati, scuole, cinema, università. E a volte non sembrano altro che il grido disperato di chi ha qualcosa da dire. Troppo spesso sono ragazzini timidi e introversi. Con una solida famiglia alle spalle.

Procurarsi un’arma negli USA è davvero facile: mentre la maggior parte degli stati del mondo adotta nei confronti delle armi un atteggiamento proibitivo. Perché sta alla base del contratto sociale la cessione quasi totale della forza allo Stato, che ne detiene il monopolio. Chi vuole farsi giustizia deve ricorrere allo Stato per risolvere la controversia. Chi subisce un torto deve chiedere ad un giudice il giusto ristoro.

Nella prima potenza mondiale, nella democrazia moderna più antica del mondo invece, il diritto a portare armi è riconosciuto dalla Costituzione: nasce nel Far West, in un clima da spaghetti western, in cui la presenza dello Stato è un’eco lontana. E così da tempi lontani agli Americani è concesso acquistare e usare in maniera quasi indisturbata armi di ogni sorta, da semplici pistole a fucili d’assalto. Parole sante per i battaglieri nostrani della legittima difesa. Ma liberiamo l’immaginazione: Piazza di Spagna, domenica pomeriggio. Quante persone? Tante. Inquieta pensare che potenzialmente chiunque potrebbe avere una pistola nella tasca. Siamo un popolo abbastanza litigioso: meglio chiudere questa parentesi.

Insomma, la democrazia più evoluta del mondo, che ha riconosciuto i matrimoni omosessuali, che ha legalizzato la cannabis, ha ancora la pena di morte e riconosce ai suoi cittadini il sacrosanto diritto di prendersi a pistolettate. E the Donald nel suo discorso di condoglianze per l’ultima insensata strage, non si è nemmeno posto il problema. Perché negli USA la lobby delle armi non ha rivali, e condiziona politica ed opinione pubblica a proprio piacimento. Una continua campagna per armarsi.

Ma la domanda vera è, cosa c’è di malato nella società a stelle e strisce? La questione principale è che lo stato dei diritti e delle libertà ci ha dato in eredità anche il diritto di rimanere soli, di rimanere depressi. E proprio la depressione è la malattia del 2000, nel paese del sogno americano dove ognuno può costruirsi la propria felicità. Ma a che costo?

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