Quando le stelle non brillano più: il caso Weinstein.

Uno dei big di Hollywood denunciato dalle attrici per molestie sessuali.

Sono passati poco più di dieci giorni da quando il famoso broadsheet statunitense “The New York Times” ha messo alla luce la parte più oscura dell’apparentemente idilliaca realtà Hollywoodiana. Come ricorda il sito dell’Agi (Agenzia Giornalistica Italiana), però, le molestie sessuali nella patria del cinema americano sono una storia vecchia, “un film già visto mille volte”: Weinstein, infatti, non è il primo e, probabilmente, non sarà l’ultimo ad usare la propria posizione di prestigio per approfittare di giovani attrici, facendo loro pressione psicologica, in un mondo in cui è così difficile “diventare qualcuno”.

Il produttore cinematografico Newyorkese, fondatore insieme al fratello Ben della “The Weinstein company”, è stato, fino a pochi anni fa, uno dei “big” del mondo del cinema.

I fratelli Wenstein - partendo da sinistra, Ben e Harvey
I fratelli Wenstein – partendo da sinistra, Ben e Harvey

Dalle dichiarazioni rilasciate dalle attrici, si evince che la tattica usata dall’uomo è stata sempre la stessa. Il “molestatore seriale” -com’è stato definito-  convinceva le giovani a recarsi nella sua stanza con la scusa di parlare dei film su cui stavano lavorando, presentandosi in accappatoio e chiedendo un massaggio, per poi passare alla molestia sessuale. Molte sono state le vittime che, dopo lo scoppio dello scandalo, sono riuscite a parlare: Ashley Judd, Angelina Jolie, Cara DeLevigne, Eva Green, Heather Graham e, come loro, molte altre.

jolie+weinstein

Anche l’attrice italiana Asia Argento ha confessato di aver subito molestie sessuali da parte del produttore, da lei definito come un “orco”. La donna, a seguito della denuncia, ha ricevuto molte accuse di omertà e accondiscendenza. Si difende: “non ho denunciato Weinstein perché tenevo alla mia carriera” e risponde sdegnata alle accuse dei suoi connazionali nel post sottostante, pubblicato su Instagram dalla stessa, pochi giorni fa.

Che il retroscena del mondo del cinema esistesse e non fosse niente di buono, non era sicuramente un mistero. Ciò che ha sorpreso e smosso l’opinione pubblica è stata la presa di coraggio di tutte le donne che, se pur dopo molti anni, hanno deciso di accusare il produttore per le molestie e, in qualche modo, anche loro stesse per non averlo fatto prima.  Hanno deciso di dire NO all’essere considerate esclusivamente dei “pezzi di carne”,come qualcuna di loro ha affermato, NO all’essere vittime, ma soprattutto hanno deciso di dire NO all’essere complici.

L’opinione pubblica si divide a riguardo. C’è chi appoggia e comprende le attrici, giovani e piene di sogni, per le quali confessare avrebbe significato stroncare la loro carriera sul nascere. C’è chi, invece, considera la loro omertà una forma di consenso alle molestie, accusandole di aver svenduto il proprio corpo e la propria dignità, per la carriera.

In situazioni come questa è difficile dire chi abbia torto e chi ragione. Sicuramente positiva, però, è la presa di coscienza di molte donne vittime di molestie che, tramite l’hashtag #quellavoltache, stanno condividendo la propria storia su Twitter. Positiva perchè utile per capire che quanto stiamo leggendo su tutti i giornali, non è un fatto isolato. E basta leggere le testimonianze delle giovani donne che raccontano le loro esperienze, per capirlo. Basta constatare la numerosità di queste testimonianze, in così pochi giorni. Basta realizzare che almeno il 50% delle vittime non sono registrate su Twitter o hanno paura di confessare.

La differenza è che tra le mura di casa è chiamato “amore violento”, in ambienti come quello del cinema può essere identificato come squilibrio di potere. Ma, qualsiasi sia la sua forma, rimane un tentativo di sottomissione fisica e psicologica. Coperto o denunciato, lo squallore non cambia.

Per ora, la bella notizia è l’estromissione di Harvey Wenstein dall’Accademia degli Oscar. Forse, però, il punto di partenza dovrebbe essere quello di non farsi abbagliare dal luccichio delle stelle di Walk of Fame, perchè si rischia di non vedere che la triste realtà è quella in cui per avere un proiettore puntato addosso, si è costretti a spegnersi dentro.

 

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