Il mondo nella rete, quali i diritti quali i vincoli

Stefano Rodotà: “Il mondo del web può avere regole sebbene mobile, sconfinato e in continuo mutamento?”

Stefano Rodotà , giurista recentemente scomparso, ha fatto della tutela dei diritti della persona un vero e proprio cavallo di battaglia. Il rapporto tra individuo e web è il tema centrale del libro “Il mondo nella rete, quali i diritti quali i vincoli“. Sin dalle prime pagine Rodotà  dedica ampio spazio all’evoluzione di Internet e ai benefici arrecati dalla rete a livello sociale. Per dimostrare l’impatto di Internet sulla società  si serve di un esempio storico: la grande manifestazione contro il Wto, l’Organizzazione mondiale del commercio, avvenuta a Seattle grazie alla rete nel 1999. “Quel fatto divenne patrimonio comune quando le immagini vennero diffuse in tutti gli angoli del pianeta da un mezzo maturo, che veniva dal passato, la televisione generalista”. In quell’occasione le interazioni sviluppatesi nel mondo virtuale nate per organizzare la sontuosa protesta, si trasformarono in relazioni sociali reali nel momento in cui i manifestanti bloccarono i delegati impedendo loro di raggiungere il Convention Center, luogo della riunione.

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“Il mondo nella rete Quali i diritti, quali i vincoli”

Occorre necessariamente introdurre, secondo il parere di Rodotà , il “nebuloso” concetto della “cittadinanza digitale. Elemento preliminare per analizzare un così incerto concetto, continua il giurista, è il diritto di accesso a Internet, “inteso come espressione di un diverso modo d’essere della persona nel mondo”. Il suddetto diritto deve essere inteso come sintesi “tra una situazione strumentale e l’indicazione di una serie tendenzialmente aperta di poteri che la persona può esercitare in rete. L’osservazione che presenta Rodotà  è a dir poco legittima: Ci si può chiedere se davvero il riconoscimento di un nuovo diritto, quello di accedere a Internet, sia necessario in sistemi che, come quello italiano, conoscono norme come l’articolo 21 della Costituzione, che garantisce il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. Ad avviso di Rodotà è fondamentale mettere in evidenza la specificità  di Internet, mezzo rivoluzionario e novità  indiscutibile rispetto agli altri media. Più volte nel libro emerge l’esigenza di attribuire a Internet una espressa garanzia costituzionale. Internet, mezzo che può essere utilizzato da tutti, deve essere disciplinato in quanto diritto fondamentale. Nel nostro paese, argomenta Rodotà , occorrerebbe un’integrazione dell’articolo 21 della Costituzione. Dovrebbe, quindi, essere espresso su carta il diritto di accesso a Internet; il giurista dichiara che potrebbe avere la seguente forma: “Tutti hanno eguale diritto di accedere alla rete Internet, in condizioni di parità , con modalità  tecnologicamente adeguate e che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale“. La proposta di integrare e di aggiungere il diritto di accesso ad Internet nel citato articolo, va nella direzione di rafforzare e di espandere i principi costituzionali dell’eguaglianza e della libera costruzione della personalità . Internet , aggiunge Rodotà ne “Il mondo nella rete”, deve essere visto come un bene comune dotato di tutela costituzionale.

 

La parte più drammatica de “Il mondo nella rete” è dedicata al conflittuale rapporto che intercorre tra l’utente e la rete Internet. La tutela dei dati personali in rete è a forte rischio e talvolta l’intervento dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali può rivelarsi inutile data la velocità  con cui circolano le informazioni personali sul Web. Siamo tutti consapevoli dei passi in avanti avvenuti a livello legislativo in materia di protezione dei dati personali in rete. “L’evoluzione legislativa, che ha beneficamente contagiato anche un paese come gli Stati Uniti lungamente ostile a regolare questa materia, comincia a comprendere anche l’obbligo dei raccoglitori delle informazioni di non consentirne l’accesso a determinate categorie, quali possono essere i datori di lavoro o chi vuole utilizzare i dati per pubblicità”. Lo strumento legislativo che più di ogni altro ha determinato un’importante evoluzione in materia è la direttiva europea 95/46 sulla protezione dei dati personali. Il giurista si sofferma sull’articolo 15, il quale stabilisce che “Gli stati membri riconoscono a ogni persona il diritto a non essere sottoposta a una decisione che produca effetti giuridici o abbia effetti significativi nei suoi confronti fondata esclusivamente su un trattamento automatizzato di dati destinati a valutare alcuni aspetti della sua personalità”. Principio accolto anche dall’articolo 14 del Codice italiano in materia di protezione dei dati personali. Ma perché è necessario un Internet Bill of rights? Devono esserci garanzie costituzionali per i diritti della rete. Il rafforzamento di questi diritti deve proiettarsi anche verso i nuovi “signori dell’informazione  che, attraverso le gigantesche raccolte di dati, governano le nostre vite”. Diventa quindi indispensabile fare in modo che una pluralità di attori possa dialogare e mettere insieme regole comuni: “Soggetti diversi, a livelli diversi, con strumenti diversi negoziano e si legano con impegni reciproci per individuare e rendere effettivo un patrimonio comune di diritti”. Un modello può essere, continua Rodotà , quello dell’Internet Bill of Rights, iniziativa proposta dalle Nazioni Unite che si è consolidata grazie al lavoro di differenti gruppi che hanno poi raggiunto metodi e obiettivi comuni rendendo possibile la formazione degli Internet Governance  Forum promossi proprio dall’Onu. La scelta dell’antica formula del Bill of Rights ha forza simbolica, mette in evidenza che non si vuole limitare la libertà  in rete ma, al contrario, mantenere le condizioni perché  possa continuare a fiorire. Per questo servono garanzie costituzionali”.

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