Se qualcuno si accorge che esistono anche i doveri

Diritti e Doveri: perché bilanciarli serve a salvare l'Italia e a costruire l'Europa

Qualcuno ha detto che per la Sinistra è arrivata l’ora di fare spazio ai doveri. E l’ha detto proponendo di introdurre un mese di servizio civile obbligatorio per i neodiciottenni. Perché se i diritti sono un tema, i doveri lo sono ancor di più. E se i diritti li strombazzano a destra e sinistra, non è la stessa cosa per i doveri. La prospettiva di uno stato garantista, ha aperto al riconoscimento ad oltranza di diritti. A volte è stato necessario, altre volte è sembrato ridicolo. La nostra Costituzione parla chiaro, i diritti sono inviolabili, in una prospettiva di continuo progresso sociale. Ma nella Carta Fondamentale si parla anche tantissimo di doveri, di doveri inderogabili di solidarietà sociale, di fedeltà e difesa della patria, di contribuzione alle spese pubbliche.

Perché i diritti sono a somma zero: per ogni titolare di un diritto ci sarà qualcuno che deve sopportare un dovere, un dovere di astenersi da un comportamento dannoso, o di agire. E i titolari sono una miriade, dallo Stato ai privati. In un’ottica liberale, senza diritti non si va da nessuna parte. Ma una società che è al top nella classifica del garantismo, dovrebbe bilanciare i diritti con una buona dose di doveri inderogabili. Ebbene è necessario giungere alla conclusione tanto travagliata quanto sofferta che sì, i diritti ci immunizzano da offese e pretese ma, se non sfruttati correttamente, ci lasciano da soli. I diritti individuali sovrabbondano a discapito dei diritti collettivi, che restano ancorati a retaggi passati. Ma i nostri padri costituenti ce l’hanno lasciato scritto come promemoria. I diritti sono tali per realizzare un progresso comune. Nell’idea di una società senza disuguaglianze, punto di partenza e non di arrivo di un viaggio cominciato nel 1945.

Ma forse abbiamo frainteso, abbiamo equivocato il messaggio dei padri costituenti. I diritti come fine ultimo, non come strumento: primo basilare sostrato di una società fondata sull’individuo e sulle sue pretese egoistiche. Quando invece, l’idea era quella di vedere i diritti come mattoncini di uno stato solidale. Vincolato a doveri di giustizia sociale. E i vincoli solidaristici immaginati come i collanti della società del domani. Alla base di tutto l’idea che i diritti e i doveri di ciascuno fossero gli ingredienti più importanti per realizzare coesione sociale, abbattere le barriere del classismo e costruire una comunità in cui tutti si lanciano da blocchi di partenza equidistanti.

E questo anche in una prospettiva europea. Il diritto di essere cittadini europei, il dovere di fare quel che ci pare. Con il risultato che nessuno ancora abbia ben capito cosa significhi essere europei. L’Europa federale è lontana anni luce se si pensa che un’identità europea oggi ancora non esiste, e i più quando guardano a Bruxelles immaginano solamente un’accozzaglia mal riuscita di burocrati e tecnocrati. In fondo l’Europa ci serve per l’Erasmus, per i voli low cost, per non usare il passaporto per viaggiare. Ma poi? L’idea di come far nascere una coesione sociale europea è nel concetto stesso di doveri: saranno i vincoli di solidarietà che sulla carta i Trattati rivendicano a dirci quanto siamo europei. Il concetto è più semplice di quel che sembra: il vero amico si vede nel momento del bisogno. Ma per adesso preferisco tenermi stretto il mio sacrosanto diritto a non far nulla.

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