Reporter uccisa a Malta: storia di un paradiso fiscale nell’UE

La reporter aveva scoperto che la società Egrant, la terza compagnia coinvolta nei "Panama Papers", fosse di proprietà di Michelle Muscat, moglie del primo ministro maltese.

La reporter rimasta uccisa nell’esplosione della sua auto a Bidnija, nella parte centro-settentrionale di Malta, scriveva sul suo seguitissimo blog, “Running Commentary“, verità scomode senza fare sconti a nessuno. Daphne Caruana Galizia era arrivata in alto: era stata lei ad indagare sul coinvolgimento di esponenti politici maltesi di spicco nei cosiddetti “Panama Papers” ed in particolare nei “Malta Files”. La reporter “aveva preso di mira” il primo ministro maltese, Joseph Muscat.

 

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Joseph Muscat, Primo ministro maltese. Fonte Running Commentary

Nella sua inchiesta giornalistica scoprì il coinvolgimento nei Panama Papers dell’allora ministro dell’Energia e della Salute, Konrad Mizzi, e di Keith Schembri, capo dello staff del primo ministro. Quest’anno la giornalista aveva documentato qualcosa di molto grosso: aveva sostenuto che la società panamense Egrant fosse di proprietà di Michelle Muscat, moglie del primo ministro maltese. I Panama Papers sono documenti prodotti da una eccezionale fuga di notizie in materia di finanza internazionale. Trattasi di un’inchiesta giornalistica che prende denominazione dalla società panamense Mossack Fonseca. Un’inchiesta da 11,5 milioni di file e documenti trovati sui conti esteri delle persone più influenti del mondo attinenti alle attività finanziarie di migliaia di società sotto la vigilanza di politici, capi di stato e colossi del mondo bancario. Questi file hanno evidenziato il ruolo strategico esercitato dagli istituti di credito più prestigiosi finalizzato a rendere difficilmente rintracciabili società collocate nei cosiddetti paradisi fiscali. Malta sarebbe uno di questi paradisi fiscali, un paese che costituisce una base strategica per l’evasione fiscale nell’Unione europea. L’inchiesta portata a termine dal Consorzio di Giornalismo Investigativo (EIC) definisce Malta come la “Panama d’Europa”, un luogo di conquista, diventato la roccaforte degli evasori fiscali. La Galizia ha assunto un ruolo fondamentale nella diffusione di questi scandali, taciuti consapevolmente dalla classe politica maltese e dall’Unione europea. Cosa ha a che fare Malta con l’Unione europea? Siamo consci del fatto che nella vecchia Unione ogni paese vada ormai per conto proprio, ma come è possibile che non ci sia stata mai una presa di posizione seria da parte delle alte istituzioni europee? Malta è da diversi anni la patria della corruzione. Nel 2013, un sondaggio Eurobarometro denunciò che l’83% dei maltesi considerava la corruzione come un fenomeno dilagante e diffuso dell’isola. Nel 2014 nella ridente isola maltese scoppiava lo scandalo che poneva nell’occhio del ciclone i dipendenti di Enemalta, compagnia energetica di Stato; questi manomettevano i contatori dell’energia elettrica ed in cambio di mazzette ricevute dai consumatori calcolavano importi minori. Ciò che desta scalpore è la “complicità” delle istituzioni europee. Il Consiglio d’Europa nel 2015 contestò lo status di “parlamentari part-time” beneficiato dalla classe dirigente maltese. Nel tempo libero i parlamentari ricevevano risorse statali per attività private. Il caso simbolo è rappresentato dal deputato e avvocato Toni Abela, il quale ricevette un compenso di 100 mila euro per aver fornito consulenze legali al ministero dei trasporti, al ministero della Solidarietà Sociale e al Dipartimento per l’esplorazione petrolifera, tutti sotto l’egida del partito Laburista. L’Europa sa ma non agisce. Ma quello che fa ancora più rabbia attiene al regime fiscale. Le imprese straniere aventi sede legale a Malta pagano sui profitti un misero 5%. Appare, quindi, legittima la posizione assunta dai Verdi al Parlamento Europeo, secondo i quali Malta avrebbe sottratto agli altri paesi circa 14 miliardi di euro a causa di tasse non pagate tra il 2012 e il 2015. Bisogna dire che, stando alle leggi dell’isola, questo losco meccanismo è legale. Alle aziende interessate ad investire nel paradiso fiscale maltese basterà semplicemente spostare la sede legale. Malta, come ben sottolinea l’Espresso, è “la nuova terra promessa per chi fugge dalle tasse”. L’Espresso, grazie alla collaborazione stretta con il Consorzio giornalistico Eic, ha consultato lo sconfinato elenco degli italiani che hanno avviato un’attività aziendale a Malta. Si parla di emigranti del fiscoIn questo listone, continua l’Espresso, “ci sono politici, manager, industriali, finanzieri, gente di spettacolo ed anche un gran numero di personaggi legati ai clan mafiosi”. L’Italia è il Paese straniero che più di tutti gli altri è massicciamente rappresentato nei “Malta files”: “8 mila società maltesi sono controllate da azionisti italiani”. Daphne Caruana Galizia non è morta invano. La giornalista non si è piegata alle volontà dei potenti e avrebbe ancora potuto raccontare tanto di quella piccola isola diventata la culla della criminalità organizzata internazionale e dell’evasione fiscale illimitata. La Galizia ha fatto più delle alte istituzioni europee, utilizzando le uniche armi che aveva a sua disposizione: la penna e l’amore sconfinato per un’amara terra che pian piano si sta sgretolando.

 

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Copertina de “L’Espresso” dedicata allo scandalo dei Malta files.

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