Mancare la qualificazione ai Mondiali è uno scempio. Non riuscire a fare un gol alla Svezia in 180’ è un grave segnale. Il CT Ventura ha le sue colpe, perchè giocare con Jorginho titolare – che non ha giocato male, attenzione – al posto di De Rossi è un suicidio. L’italo-brasiliano ha giocato 2 partite in azzurro: non può essere il perno di centrocampo in una partita così importante, con un campione del mondo  in panchina. De Rossi che tra l’altro si è rifiutato di entrare a gara in corso per favorire l’ingresso di un attaccante. Gabbiadini? Non giocava da titolare in azzurro da 6 anni, perciò è impensabile metterlo dal primo minuto in una “finale” come questa. Insigne, che è uno dei pochi in grado di saltare l’uomo e dotato di buon piede, rimane per 90’ in panchina. El Shaarawy, che sta vivendo uno dei suoi migliori momenti di forma, entra soltanto al 60’.
Florenzi, che è un giocatore universale, posizionato come interno di centrocampo è un’altra scelta discutibile, anche se Alessandro è uno dei pochi che merita di giocare in Nazionale perché è un ottimo giocatore, quindi fa benissimo anche in quella zona del campo. Perché Bernardeschi? Che per quanto sia un ragazzo di talento e di gran futuro ha accumulato più minuti in azzurro che nel suo club.

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Queste sono solo alcune delle follie venturiane che ho avuto modo di notare stasera.
Il problema però è un altro, ed è ben più grosso di quanto riscontrabile a primo acchito.
Non ha senso incolpare i giocatori, la colpa è nostra che li sopravvalutiamo. Vedendoli all’opera nel nostro campionato pensiamo che possano fare la differenza anche in Europa o in Nazionale, ma in realtà non è così. Perché il livello del nostro calcio si è abbassato vertiginosamente e di conseguenza si tende a sopravvalutare i giocatori che vi partecipano. Belotti (che è un grande attaccante) ha una clausola rescissoria per l’estero pari a 100 milioni di euro. Ripeto,100 milioni di euro. Morata è stato acquistato dal Chelsea per 80, Lukaku dallo United per 85 più bonus, Suarez qualche anno fa veniva pagato dal Barça 81 milioni.

Non esistono più calciatori italiani in grado di fare la differenza. L’ultimo fuoriclasse nato nel Bel Paese è Pirlo, anno di nascita 1979. Non c’è stato un ricambio generazionale, non nascono più i Pirlo, i Buffon, i Nesta, i Maldini, i Gattuso, i Del Piero, i Totti, i Baggio, gli Inzaghi, i Cannavaro e potremmo continuare per ore. Oggi nascono i Darmian, i Parolo, gli Immobile, i Candreva, i Bonucci, i Gabbiadini e a noi sembrano fenomeni. Sono buoni giocatori, alcuni anche ottimi (come il già citato Florenzi, Chiellini, Barzagli, De Rossi), ma niente di più, nessun fenomeno, nessun fuoriclasse. Ma ripeto, la colpa non è loro, che lavorano e si impegnano al 100%, la colpa è nostra che pensiamo possano volare.
Viviamo nell’epoca dove i campioni vengono chiamati “top player”, e noi di c.d. “top player” non ne abbiamo mezzo (escluso Buffon, che ieri ha smesso con l’azzurro). L’Europa calcistica evolve, cresce. L’Italia regredisce. Nazioni come il Belgio sfornano talenti ogni anno. Dagli anni 90’ sono usciti dai “diavoli rossi” giocatori come De Bruyne, Curtois, Hazard, Lukaku e anche qui potrei continuare. Nazioni come la Croazia hanno più “top player” in squadra rispetto agli azzurri: basti solo pensare a Rakitic e Modric, passando per Perisic e Mandzukic.


Ed è meglio non citare nazioni come Spagna, Francia, Germania, Brasile ed Argentina; perfino l’Inghilterra, ad oggi, ha più “top player” dell’Italia.
Non sforniamo più campioni, perché purtroppo il discorso rude e “da bar” di Pochesci ha una base di verità. I club non investono più nei vivai, non investono nelle infrastrutture che, tra l’altro, sono quei costi che per la UEFA non vanno considerati nel calcolo del Break Even: quindi i club hanno la massima libertà d’investimento in infrastrutture e nei settori giovanili. Ma vendere il giovane straniero è economicamente più conveniente che vendere il giovane italiano. Acquistare e mandare il campo la giovane stella del campionato X è meglio che mandare in campo la giovane stella del campionato primavera.
E le conseguenze le paga la Nazionale in primis, il campionato in secundis.
I ragazzi della mia generazione sono cresciuti con il calcio che era riassunto in due campionati: Serie A e Premier League, più qualche big spagnola ed il Bayern Monaco. Oggi a livello di attrattività, sia per i calciatori che per gli investitori,  e di competitività siamo clamorosamente dietro a Premier League, Bundensliga e La Liga, in attesa di essere superati da Ligue 1 e Turkish SuperLig (che diventerà il 5º campionato d’Europa per ricavi derivanti da cessioni di diritti TV). Gli altri progrediscono, evolvono, noi regrediamo.
Pochissime squadre hanno uno stadio di proprietà, utilizzabile 7 giorni su 7; la maggior parte delle strutture sono datate e vuote.

Il nostro campionato è composto da squadre non all’altezza della categoria, che probabilmente nemmeno investono per giocarvi, attendendo 38 partite per poter usufruire del  c.d. “premio paracadute”. Un barlume di speranza l’aveva accesso la Nazionale Under21 visti i nomi dei giocatori che ne componevano la rosa, ma anche l’Europeo u21 della scorsa estate è stato un fallimento.
Ventura ha le sue colpe, ma dietro c’è il fallimento di un intero sistema. Un sistema che non vuole cambiare, che non vuole progredire.

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