«Dobbiamo andare e non fermarci finché non siamo arrivati» – «Dove andiamo?» – «Non lo so, ma dobbiamo andare»: questa è la filosofia di Jack Kerouac, questo è il mood di On the road.

Pubblicato nel 1957, il romanzo diviene subito il manifesto ideologico della beat generation. In questo senso, la letteratura riflette il fenomeno della contestazione giovanile, del bisogno emergente di libertà, di rivoluzione pacifica. On the road – inserito da Richard Lacayo tra i 100 migliori romanzi del XX secolo – è la trasposizione letteraria della vita di Kerouac, è una sorta di diario di viaggio, ricco di autentici momenti di vita quotidiana. I beats erano grandi anticonformisti: protestavano usando droghe, praticando la libertà sessuale, vagabondando da un posto ad un altro. «Cos’è quella sensazione che si prova quando ci si allontana in macchina dalle persone e le si vede recedere nella pianura fino a diventare macchioline e disperdersi? È il mondo troppo grande che ci sovrasta, è l’Addio. Ma intanto, ci si proietta in avanti verso una nuova, folle avventura sotto il cielo». E’ l’avventura che alimenta l’opera, l’avventura nel reale – o forse estremo – significato del termine: lo stesso Kerouac ha girato l’America in autostop o nei famosi autobus americani della Greyhound Lines. L’autore registra – tuttavia – anche un totale senso di depressione che consegue all’entusiasmo della partenza. Il senso di vuoto e l’angoscia che caratterizzano il momento dell’arrivo nel luogo di permanenza costituiscono una metafora sociale di grande efficacia: qui l’autore – tramite la sua personale esperienza di vita – dice NO al conformismo americano, che considera solo a parole la ricerca della felicità come valore costituzionalmente vincolante. Questo senso di vuoto che penetra nella società in senso lato nasce – secondo Kerouac – da un vuoto interiore che viene esteriorizzato e che rende inutile ogni tentativo di garantire a tutti e a ciascuno la felicità.

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Tale rottura manifestata dall’autore di On the road è rafforzata da un linguaggio e da uno stile molto semplice, quasi gergale, che riflette la spontaneità e l’immediatezza tipica della beat generation. Il mood dei beats ha raggiunto rapidamente contesti molto lontani da quello americano degli anni ’50, anche se in Italia il mezzo per esprimere questi nuovi bisogni sociali è rappresentato più che altro dalla rock music. Pasolini anche esprime la tematica del rifiuto, dell’anticonformismo, dell’indipendenza dei giovani sottoproletari, ma lo fa in modo diverso, pur se ricorre anche lui – in Romanzi di vita –al gergo, al dialetto “romanaccio”. La ricerca della felicità – sicuramente estrema e sfrenata di Kerouac – è un cammino esistenziale, con tutte le difficoltà ed i momenti difficili che esso inevitabilmente comporta. Forse l’uomo non raggiungerà mai la felicità interiore, o forse sì… ma che importa, «la strada è la vita».

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