38 anni fa, oggi, veniva pubblicato The Wall, undicesimo album in studio dei Pink Floyd, al quale seguì anche una versione cinematografica datata 22 maggio 1982. L’album, vera e propria pietra miliare del Rock, sviluppato all’interno di due dischi, è stato partorito, con spunti autobiografici, dalla mente e dalla capacità artistica di Roger Waters, fondatore e bassista della band.

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Roger Waters

Questa opera rock è incentrata sulla storia di un personaggio fittizio: una rockstar di nome Pink. Egli, a causa di una serie di traumi psicologici, arriva a costruirsi un muro mentale attorno ai propri sentimenti, dietro al quale egli si isola. Ogni canzone all’interno di esso ha uno specifico significato narrativo: ad esempio talune raccontano il senso solitudine del protagonista dovuto alla mancanza di una figura paterna (Another Brick in The Wall pt.1), l’eccessiva severità degli insegnanti (Another Brick in The Wall pt.2), l’iperprotettività della madre (Mother), l’infedeltà della moglie e la conseguente decadenza del rapporto coniugale (One of My Turns/Don’t Leave Me Now), sino ad arrivare alla canzone che chiude la prima metà dell’album, Goodbye Cruel World, in cui Pink inserisce il mattone finale all’interno di questo muro fittizio e con il quale si aliena dal mondo che lo circonda nella vana speranza di trovare sollievo dal dolore che, allo stesso tempo, lo anima e lo corrode e di poter sfuggire ad un confronto con se stesso.

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La seconda metà dell’opera si apre con un Pink solo, nel pieno della sua alienazione, la quale trova il suo apice in Comfortably Numb. Questa, oltre ad essere una delle canzoni più conosciute e amate della storia non solo dei Pink Floyd ma di tutto il Rock in generale, segna il turning point della seconda metà dell’album in quanto Pink, nel pieno di un’overdose, viene salvato dai propri produttori solo al fine di sbatterlo su un palco. Da qui in poi l’atmosfera musicale stessa, precedentemente pervasa da un senso di tenebrosità e tristezza, cambia: diventa più energica, intensa ed aggressiva, seguendo il nuovo animo del protagonista, il quale adesso si vede come un dittatore e il suo concerto si trasforma in una sorta di comizio (In The Flesh), portando la sua stessa folla a seguirlo (Run Like Hell/ Waiting For The Worms), fino a quando lo stesso Pink, stremato, nella canzone Stop, afferma di voler abbandonare lo spettacolo, togliere l’uniforme e sapere quali sono state le sue colpe. Adesso all’interno dell’animo del protagonista si apre un processo mentale (The Trial), con tanto di accusa, giudice e testimoni a carico, il cui esito è immaginato dallo stesso Pink come una sentenza che lo condanna – forse dolorosamente, forse liberatoriamente – ad abbattere il muro, eliminando le proprie difese ed esponendosi a tutto ciò che aveva cercato, vanamente, di allontanare.

Il doppio album si chiude con la ballata Outside The Wall, delicata, dal tono introspettivo, in cui Waters spiega come non sia così semplice affrontare ciò che si ha dentro e rimanere sempre sani di mente:

‘’All alone, or in twos 
The ones who really love you
Walk up and down outside the wall
Some hand in hand
Some gathering together in bands
The bleeding hearts and the artists
Make their stand
And when they’ve given you their all
Some stagger and fall after all it’s not easy
banging your heart against some mad buggers wall’’

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