In “Acceso no autorizado”, romanzo dell’autrice madrileña Belén Gopegui del 2011, e ne “La habitación oscura” (la camera oscura), lavoro di Isaac Rosa del 2013, compaiono con ruoli rilevanti delle figure quasi sconosciute al mondo della letteratura: gli hackers.

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Mentre nel libro di Rosa soltanto nell’ultima parte si scopre che il personaggio di Jesús è un esperto di informatica, il romanzo di Gopegui inizia con un hacker che fa muovere quasi magicamente una freccia sullo schermo del pc della vicepresidenta. Un’ulteriore differenza tra le due opere è il tipo di hacker che rappresentano: se nella prima ci si trova davanti a un uomo in carne ed ossa che, a causa della crisi del 2008, decide di intraprendere delle attività illegali di spionaggio informatico, nella seconda i personaggi che appartengono al mondo informatico sono trattati come figure evanescenti (Eduardo rimane una freccia agli occhi della vicepresidenta per il corso dell’intero romanzo) o dotati quasi di poteri soprannaturali, ottenuti grazie alle loro conoscenze nel campo informatico che consentono loro di compiere imprese inimmaginabili per molti. Mentre si dubita della legittimità delle azioni di Jesús (tant’è che viene denunciato dai suoi stessi amici), gli hackers di “Acceso no autorizado” obbediscono ad una etica ben precisa che sconsiglia, ad esempio, di lanciare attacchi contro i sistemi più vulnerabili che non potrebbero riprendersi da un assalto informatico.

Tuttavia, nonostante queste differenze, i fini che si propongono i personaggi di entrambe le opere sono molto simili e, addirittura, coincidono in alcuni casi. Infatti, sia Jesús, sia Eduardo e gli altri hackers del romanzo di Gopegui compiono le loro azioni con il proposito di combattere o di apportare delle modifiche alla società in cui vivono, per spirito di ribellione o semplicemente per creare un nuovo mondo in cui vivere in pace.

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