Il futuro è dietro l’angolo

Finite le elezioni in Sicilia, il gioco si fa duro. E la partita elettorale è appena iniziata

All’indomani della debacle siciliana, Matteo Renzi si presenta a casa di Giovanni Floris per il confronto indiretto con Alessandro Di Battista. Risponde, divaga, va sotto, dribbla, incassa colpo su colpo: è accerchiato, ha davanti Floris, Giannini, Franco, e in video Sallusti. Ma in fin dai conti va bene. Prima di lui, la primula rossa dei grillini non gliele ha mandate a dire. Matteo è una cariatide politica, e il rottamatore per eccellenza adesso va a sua volta rottamato. Quando qualche settimana fa vi avevamo detto che la campagna elettorale è già iniziata non stavamo scherzando.

Il fallimento siciliano è già stato archiviato dalla leadership del Nazareno, come se qualcuno avesse dato scontata la pesante sconfitta di Micari & friends. Qualcuno lo spifferava, i dem avrebbero insistito su Musumeci, chiedendo voto disgiunto, voto per la coalizione alle proprie liste, mentre il candidato di Sarà Bellissima per il voto che esprime la scelta del presidente. Insomma, la campagna del PD più che una prova di forza, è stato un tutti contro Grillo nella speranza di metterli KO in vista delle politiche. Una strategia con effetti positivi sul breve termine, ma disastrosi in vista del 2018, con vistosi attacchi alla leadership del Giglio Magico. Il primo da parte di Luigi di Maio, che regala un due di picche in vista dell’appuntamento con Renzi per un faccia a faccia. Non lo riconosce più come suo diretto competitor. E voci di partito dicono che anche i capisaldi del renzismo gli abbiano chiesto un passo indietro a favore di Paolo Gentiloni per la corsa a Palazzo Chigi.

Se qualcuno sperava che la disfatta di Micari passasse sotto traccia si è sbagliato. Il centro sinistra si attesta intorno al 18%, ma Matteo è convinto di andare di nuovo vicino allo storico risultato del 40% alle europee, all’indomani della sua nomina a premier. Ma man mano che ci si avvicina al traguardo il percorso si fa sempre più tortuoso. E il segretario, sebbene vestito di un’energia nuova, appare un po’ più solo. Se si votasse con i risultati delle regionali, in Sicilia il CD farebbe 19 collegi su 20. Dati  allarmanti, perché l’arancino sembra aver nuovamente messo d’accordo la destra. Il candidato premier? Chi lo sa. Nella cena di Catania Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi sicuramente ne avranno parlato, ma il fortunato che correrà per Palazzo Chigi rientra tra le clausole segrete di un accordo che, Giorgia Meloni se l’è fatto sfuggire, esiste.

Nostalgia, nostalgia canaglia: i #millegiorni di Governo sono stati i temi caldi del confronto di martedì sera. Ma cosa ci riserva il futuro? Dibba, Giggino & Co. hanno superato il banco di prova più importante, dimostrare che anche nei baronati della politica tradizionale i grillini hanno qualcosa da dire. E che c’è una classe medio-alta disposta ad investire nel sogno anti-sistema. La partita si infittisce, e le politiche non sono poi così lontane. Il gioco dei collegi sarà affascinante: il rischio è di tornare a situazioni simili alla prima volta del Mattarellum, con i partiti ancorati nelle proprie roccaforti storiche, e gli outsider a giocarsela nelle terre di nessuno. Noi questa partita non vogliamo perdercela.

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