È finita a testo o croce (o quasi) la scelta della prossima sede dell’EMA, l’Agenzia Europea del farmaco, che, lasciata Londra per via della Brexit, avrebbe potuto trovare casa in Italia e, più nello specifico, a Milano.

Non è andata bene, invece, al capoluogo lombardo, che pure era arrivato in testa alla votazione finale, superando il secondo turno con 12 voti, contro i 9 di Amsterdam e gli appena 5 dell’eliminata Copenhagen. Dopo il 13 pari del terzo scrutinio (dovuto, anche, all’astensione della Slovacchia), lo “spareggio” finale, svoltosi, a Bruxelles, alle 18.00 circa di ieri, ha, però, premiato la capitale dei Paesi Bassi. Un sistema talmente semplice e casuale da risultare finanche ingiusto, dato che l’Italia ha dovuto soccombere agli olandesi a causa dell’estrazione di un bussolotto, in pieno stile Superenalotto.

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Grazie a Milano e grazie a tutti coloro che si sono impegnati per Ema, nelle istituzioni e nel privato. Una candidatura solida sconfitta solo da un sorteggio. Che beffa!“. Queste sono le poche parole, cariche di amarezza, con cui Paolo Gentiloni ha commentato la sconfitta su Twitter. Al premier hanno fatto eco tanto il sindaco di Milano, Sala, che ha cinguettato: “Veramente un po’ assurdo essere esclusi perché si pesca da un bussolotto. Tutto regolare ma non normale”, quanto il governatore lombardo Maroni che, in tono polemico verso le istituzioni unionali, ha aggiunto: “La monetina è triste. È il paradigma di un’Europa che non sa decidere. Penso occorra assumere qualche iniziativa, vedremo“.

Ovvio è che l’eventuale successo di Milano avrebbe rappresentato una vittoria di livello internazionale per il Paese e per l’intera filiera del farmaco italiana: un micro-cosmo che conta 25.000 imprese, oltre 165.000 addetti e un fatturato che sfiora i 35 miliardi di euro…ma, ormai, il dado è tratto! (questa volta in senso letterale).

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