“Facebook al potere: lo stile della leadership al tempo dei social media”

Diego Ceccobelli, autore del libro "Facebook al potere", ci illustra le trasformazioni della comunicazione politica al tempo dei social network.

Diego Ceccobelli, autore del libro “Facebook al potere“, pone al centro della sua analisi la relazione morbosa tra Facebook e la sfera della politica. Come interagiscono i leader politici su Facebook? Lo strumento maggiormente utilizzato dal Presidente del Consiglio fino al Consigliere comunale, è la pagina personale Facebook. L’obiettivo del politico, argomenta l’autore, è quello di “diffondere i messaggi al maggior numero possibile di utenti”. Ceccobelli individua due strade che possono essere percorse per raggiungere tale finalità: il politico ha bisogno del maggior numero possibile di fan in modo tale che la pagina venga raggiunta da un elevato numero di utenti; secondariamente, maggiore sarà il numero di condivisioni di un post, maggiore la sua capacità di raggiungere un numero esponenzialmente più grande rispetto al cluster degli utenti che seguono una determinata pagina”. L’autore cita una ricerca condotta da due noti studiosi della comunicazione politica, Vaccari e Nielsen, per visualizzare meglio l’impatto dei social media sulle scelte comunicative dei vari leader politici. I due studiosi, analizzando le elezioni statunitensi tenutesi nel 2010 per il rinnovo della Camera dei Rappresentanti, hanno individuato come su “piattaforme digitali quali Facebook, Twitter o You Tube la tendenza dei cittadini a instaurare una relazione diretta con gli attori politici tende ad essere un fenomeno raro, anomalo”Dalla ricerca emerge che gli attori politici, nell’ambito dell’utilizzo dei social network, non possono limitarsi ad instaurare una comunicazione diretta con i fan della pagina, ma devono estendere il proprio sguardo verso la possibilità di ricevere consenso mediante l’uso di una comunicazione indiretta. Quest’ultima si realizza grazie al maggior numero di condivisioni dei post della pagina social che permettono il raggiungimento di utenti che, pur non rientrando tra i fan, indirettamente ricevono quel tipo di comunicazione. Il precursore della comunicazione tramite le pagine dei social network è stato senza ombra di dubbio Obama. Non è un caso, sottolinea Ceccobelli, che nell’Election Day del 2008 la pagina ufficiale di Obama aveva 2,4 milioni di fan su Facebook, mentre quella di McCain soltanto 623.000. Attualmente la pagina ufficiale di Obama conta più di 52 milioni di fan. Non bisogna, però, cadere nell’errore: Obama ha dato avvio allo sviluppo di una campagna elettorale che lo ha visto protagonista indiscusso sui social media, ma non ha ottenuto il successo elettorale soltanto grazie al corretto uso delle sue pagine social. Interessante ci sembra la nozione di “Hybrid Media System“, concetto teorizzato da Chadwick. In tale sistema, argomenta l’autore, “i flussi di comunicazione tra elite e cittadini non sono più centralizzati e unidirezionali”. “E’ soprattutto attraverso i media digitali che il ciclo dell’informazione non è più controllato e determinato da un numero ristretto di persone, bensì il frutto di una continua competizione, negoziazione e interdipendenza tra una pluralità di attori”. Ma come è mutato nel concreto il linguaggio politico al tempo dei social media? Ceccobelli dedica un’intero capitolo (il secondo) allo studio della popolarizzazione e della personalizzazione del leader politico. L’attore politico è consapevole di agire in un clima di “campagna elettorale permanente”, utilizzando le parole dello studioso Sidney Blumenthal. Il politico sa di dover ricevere il consenso durante la sua quotidianità, sa di doversi necessariamente avvicinare al cittadino. Sotto questo punto di vista occorre agire con la massima prudenza: non tutti i soggetti politici sono dotati dello stesso carisma. La scelta di protendere verso una comunicazione che punti sulla ricerca della popolarità non produce sempre effetti positivi. E’ un chiaro esempio l’immagine di Mario Monti che beve la birra durante una trasmissione televisiva. Quella scelta comunicativa fu completamente sbagliata: l’intento era quello di far guadagnare terreno a livello di consensi al professor Monti, l’esito è stato però disastroso.

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Mario Monti ospite del programma “Invasioni barbariche” sorseggia un bicchiere di birra. Una scelta comunicativa inopportuna. Fonte Ilsole 24 ore

 

Esistono tre differenti forme di popolarizzazione. Il primo linguaggio comunicativo descritto nel libro “Facebook al potere”, attiene alla “Intimate Politics“. L’obiettivo è quello di diffondere l’immagine intima del politico. Il leader deve essere ritratto come un individuo privato, un uomo che prova gli stessi sentimenti dei cittadini. La scelta di Matteo Salvini di rendere pubblica la relazione con la conduttrice Elisa Isoardi costituisce un esempio significativo di tale linguaggio comunicativo.

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Chiaro esempio di “Intimate Politics”. Salvini ritratto nella sua intimità.

Un altro linguaggio comunicativo molto frequente è il “Celebrity politics“: i politici, servendosi dei social network, interagiscono con gli utenti postando foto o contenuti che li ritraggono insieme a personaggi dello spettacolo. Questa tecnica comunicativa ha l’intento di raggiungere quel numero di persone che segue sui social media quel determinato personaggio famoso. Altro linguaggio comunicativo molto utilizzato per far incrementare esponenzialmente l’immagine mediatica, è il “Lifestyle politics“, strategia attraverso la quale i leader politici interpretano gli stili di vita e la quotidianità dei cittadini, è una scelta che ha l’obiettivo di sostituire l’immagine del politico che vive rinchiuso nel palazzo lontano dalla gente con quella dell’uomo qualunque.

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Un esempio di “Lifestyle politics” che vede Sarkozy intento a svolgere un’attività molto vicina al cittadino. Fonte Perez Hilton

Il libro si chiude con una domanda alla quale non è possibile dare una risposta definitiva: “Facebook migliora la qualità della comunicazione?”

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