Liam Gallagher
“As You Were”
(Warner Bros.
Records)

As you were

Diciamolo senza mezzi termini: Liam Gallagher non è famoso per la sua simpatia. «Essere me è una cosa sempre più bella», sue testuali parole dalle quali si può trarre la misura del suo ego. Dopo la separazione con il fratello Noel che ha decretato la fine degli Oasis e dopo la nascita del pessimo progetto Beady Eye, l’artista di Manchester pubblica il primo album da solista, intitolato, “As You Were”. È cosa risaputa che il più capace a scrivere canzoni e il più talentuoso, tra i due, sia sempre stato Noel, noto per il soprannome: «re del Britpop», di conseguenza si può ben comprendere che Liam non sia stato all’altezza del fratello nell’elaborazione dei brani contenuti nel disco, il cui risultato è ben espresso dalla frase della scrittrice Dorothy Parker: «La bellezza sta solo in superficie. Ma il brutto arriva fino all’osso». L’artista non riuscito a rinnovarsi, piuttosto ha riproposto il sound che lo ha reso famoso aggiungendo testi incredibilmente banali. In conclusione se state cercando una rivoluzione copernicana allora cercate in un’altra direzione, oggigiorno escono tanti album sicuramente migliori di “As You Were”, quindi se posso dare un consiglio ascoltare altro.

Regarde

“Leavers”
(Epidemic Records, V4V Records, Believe Digital)

leavers

Dopo l’Ep “Perspectives” del 2015 tornano i Regarde con il primo album intitolato “Leavers”. Il sound della band vicentina, composta da Guido Dal Prà, Andrea Benazzato, Marco Casarotto e Andrea Campesato Segnini, è una miscela di emo e shoegaze, per intenderci simile alle sonorità tipico di band americane come: Nothing, Basement e gli ultimi Title Fight. L’album è stato registrato e mixato da Jay Maas (ex chitarrista dei Defeater) e Daniel Esteban Florez al Getaway Recordings di Boston. Dieci tracce agrodolci che raccontano di un percorso emotivo ed esistenziale, tra conflitti e fallimenti che, se anche dolorosi, possono rappresentare risorse per crescere e ricominciare. La melanconia di “Leavers” ha un effetto quasi terapeutico, perché tocca le corde profonde dell’ascoltatore e lo commuove nel porlo difronte a quelle sofferenze che sono parte del percorso di vita di ognuno e lo rendono splendidamente fragile, e finitamente umano.

Lil Pump

“Lil Pump”
(Warner Bros.
Records)

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Lil Pump è un diciassettenne figlio d’arte di Young Thug e Gucci Mane – che peraltro è presente nel mixtape con la traccia ‘Youngest Flexer’ – rappresenta uno dei tanti volti della nuova scena trap statunitense, per intenderci quella uscita dalla piattaforma SoundCloud. Già quest’anno, ad aprile, ha pubblicato un mixtape non ufficiale, dal titolo “Let’s Get It! Or Die”, e il primo mixtape ufficiale, nel mese corrente, che prende il titolo dal nome dell’artista. Il rap di derivazione americana, e ogni suo sottogenere, in questo periodo, è diventato abbastanza sperimentale per sound e testi. Questo non è il caso di Lil che, certamente possiede delle belle basi, ma difetta nei testi. Ogni brano, per le liriche o meglio per i pochi concetti ripetuti fino allo stremo, altro non è che uno stereotipo: soldi, sesso, vestiti firmati. Comunque nei trentacinque minuti, che compongono il mixtape, i pezzi rimangono facilmente impressi nella memoria. Lil Pump, ancora giovane, ha tempo e capacità per crescere e migliorare, c’è solo da aspettare.

Radura

“La Fine degli Uomini Faro”
(Dischi Decenti)

Radura

I Radura sono un giovane trio screamo, proveniente da Sesto San Giovanni, al loro secondo Ep, da poco pubblicato, dal titolo “La Fine degli Uomini Faro”. La band di Sesto, nel mese di agosto, con la traccia ’Rievocazioni’, è stata inserita nella compilation annuale denominata Miss the Stars – Screamo Sampler VI, del blog (We Built the World and) Miss the Stars, che raccoglie il meglio dello screamo mondiale. I Radurai sono stati gli unici italiani ad essere stati inseriti in questa compilation. Sei brani durante i quali si intrecciano suoni melodici e rumorosi, liriche strazianti ed emozionali e le voci che si rispondono vicendevolmente. Il trio di Sesto produce un buon lavoro, mettendoci tutta l’anima, di una bellezza disarmante, da ascoltare e riascoltare

 Coma_Cose
“Inverno Ticinese”
(Asian Fake, Believe Digital)

Coma-Cose

Milano, esattamente il quartiere popolare di Giambellino, e due fuorisede, ex commessi, che si incontrano e creano un progetto musicale. Fausto Lama – già conosciuto nella scena underground come Edipo – e Francesca, alias California, sono i Coma_Cose che, nel mese corrente, hanno pubblicato il primo Ep, intitolato “Inverno Ticinese”. Fondamentale per il duo è stato l’incontro con i producers Mamakass, conosciuti per aver collaborato con Fred De Palma, Giulia Spallino, Dargen D’amico e molti altri. Le tre tacce, che compongono l’Ep, non appartengono ad un genere ben preciso, ma mescolano rap, cantautorato e musica elettronica. Il sound è volutamente minimalista, poche note mantenute fino alla conclusione dei brani, mentre hanno grande spazio i testi incentrati sulla quotidianità, i ricordi degli artisti, la lontananza e la vita popolare.

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