Outsider – Quando lo sport diventa leggenda: il Maracanazo

La storia della famosissima finale dei Mondiali dall'esito tanto sorprendente quanto tragico.

Siamo nel 1950 e i governi di tutto il mondo sono ancora alle prese con i postumi e le conseguenze della Seconda Guerra Mondiale. La FIFA, invece, si ritrova a dover organizzare un Mondiale di calcio. La scelta del paese ospitante ricade sul Brasile, che in questo momento è l’unica nazione non disastrata dal conflitto in grado di curare l’organizzazione dell’evento. Qui il calcio è già qualcosa in più di un semplice sport: è una questione di vita o di morte. Se in campo continentale i brasiliani hanno già festeggiato tre Copa América (1919, 1922 e 1949), le avventure ai Mondiali si sono rivelate un fallimento: nel 1930 e nel 1934 era arrivata un’eliminazione al primo turno, nel 1938 soltanto un terzo posto.

Tutto il popolo brasiliano è però convinto che nel campionato mondiale di casa la Seleçao si riscatterà. La formula della fase finale della competizione prevede che dopo una prima fase a gironi con quattro gruppi da 4 squadre ciascuno, accedano al turno successivo le prime classificate. La seconda fase a girone unico contempla che la prima classificata vinca la manifestazione. A causa di alcuni ritiri (India, Scozia e Turchia) il gruppo 3 si riduce a tre squadre ed il gruppo 4 a due soltanto. Questa è stata di fatto l’unica edizione senza una finale ufficiale e la prima intitolata a Jules Rimet, dirigente FIFA ideatore della competizione.

Arriva il tanto atteso 24 Giugno e la Seleçao fa il suo esordio sbarazzandosi del Messico con un netto 4-0. In seguito, pareggia 2-2 con la Svizzera e vince la partita decisiva contro la Jugoslavia per 2-0. Nel girone finale, Ademir (capocannoniere dell’edizione) e compagni sono ancora più spietati: rifilano un 7-1 alla Svezia e un 6-1 alla Spagna. Il 16 Luglio è il giorno dell’ultima gara, che può essere considerata una vera e propria finale dato che, a scendere in campo, sono le uniche due compagini che possono ambire alla vittoria del torneo: Brasile ed Uruguay. 

Ademir_Marques_de_Menezes
Ademir Marques de Menezes, stella brasiliana e capocannoniere dell’edizione.

La partita si svolge al Maracanà di Rio De Janeiro, uno degli impianti sportivi più estesi al mondo, costruito proprio in previsione dei Mondiali del 1950. Allo stadio sono presenti quasi duecentomila persone. I 3 punti in classifica, contro i 4 del Brasile, consentono dunque agli uruguaiani di sperare ancora, in quanto una vittoria permetterebbe loro di sopravanzare i padroni di casa. Al Brasile invece basta il pareggio, ma per la favoritissima squadra carioca, considerato l’ampio scarto di gol con cui ha vinto le precedenti due partite e il modo rocambolesco con cui l’avversario ha raggiunto l’appuntamento decisivo, l’ultima gara pare una mera formalità. Tant’è che i brasiliani affrontano la vigilia con grande giubilo. Per le vie del paese si incontrano ovunque caroselli di tifosi festanti. In tutto il Brasile, sono vendute oltre 500 000 magliette con la scritta “Brasil campeão 1950″ (Brasile campione 1950). Persino la Federcalcio Brasiliana, alla vigilia della gara contro l’Uruguay, consegna un orologio d’oro a ciascun giocatore della nazionale con incisa la dedica “Ai campioni del mondo”. Al Maracanà gli striscioni recitano slogan come “omaggio ai campioni del mondo” o simili, a dimostrazione del fatto che i brasiliani pensano di avere già in tasca il titolo.

L’inizio della partita sembra rispecchiare il pronostico. I padroni di casa attaccano ripetutamente e gli avversari possono solo difendere. Il primo tempo si chiude comunque a reti inviolate, ma nella ripresa, dopo appena settantotto secondi, Ademir, servito da Zizinho, crossa per Friaça, che batte con un tiro in diagonale il portiere uruguaiano Máspoli, portando in vantaggio il Brasile. Il Maracanà esplode di gioia. L’Uruguay, guidato dal capitano Varela, non si scompone, si riorganizza e al 66′, dopo una rapida progressione sulla fascia sinistra, Ghiggia salta il brasiliano Bigode e serve Schiaffino, che, a tu per tu con Barbosa, mette la palla in rete. Sebbene il pareggio li favorisca ancora, i brasiliani perseverano nel proprio pressing offensivo (il modulo utilizzato è il cosiddetto WM), ma, complici la stanchezza e l’inattesa marcatura subita, il loro gioco inizia a perdere di lucidità.

Risultati immagini per maracanzo
Il gol del pareggio di Juan Alberto Schiaffino, talento uruguaiano, ritenuto da molti uno dei migliori calciatori della storia.

Al 79′, Ghiggia, servito da Pèrez, compie un altro dribbling sulla fascia sinistra. Nell’area brasiliana sono presenti tre compagni di squadra, tra cui Schiaffino. Aspettandosi un cross a uno di questi ultimi, il portiere brasiliano Barbosa accenna un’uscita, muovendosi all’interno dell’area piccola e rendendo così sguarnito il lato sinistro della porta. Ghiggia sfrutta lo spazio lasciato dall’estremo difensore brasiliano, calciando direttamente in rete e realizzando il 2-1 per l’Uruguay. Sul Maracanã cala un surreale silenzio. I calciatori brasiliani cercano disperatamente il gol del pareggio, ma l’Uruguay si chiude in difesa con tutta la squadra e il risultato non cambia più. Al fischio finale si registrano sugli spalti dieci infarti e due suicidi, in Brasile vengono proclamati tre giorni di lutto nazionale, e in generale in tutto il paese si contano 34 suicidi e 56 arresti cardiaci. Anche uno dei difensori brasiliani, Danilo, prova a togliersi la vita. Questione di vita o di morte, appunto.

Risultati immagini per maracanazo
Il gol decisivo di Ghiggia. Il Maracanà in silenzio.

La Federazione Brasiliana decide anche di adottare l’attuale combinazione maglia gialla-pantaloncini e calzettoni blu in sostituzione della divisa divisa totalmente bianca con rifiniture blu usata fino a quel momento.

Questo è stato il Maracanazo, denominazione data da un giornalista argentino, una delle più grandi tragedie sportive di tutti i tempi. Jules Rimet nelle proprie memorie descrive così quel giorno:

“Era tutto previsto, tranne il trionfo dell’Uruguay. Al termine della partita, avrei dovuto consegnare la coppa al capitano della squadra campione. Un’imponente guardia d’onore si sarebbe dovuta formare dal tunnel fino al centro del campo di gioco, dove mi avrebbe atteso il capitano della squadra vincitrice (naturalmente il Brasile). Preparai il mio discorso e mi recai presso gli spogliatoi pochi minuti prima della fine della partita (stavano pareggiando 1 a 1 e il pareggio assegnava il titolo alla squadra locale). Ma mentre attraversavo i corridoi il tifo infernale si interruppe. All’uscita del tunnel, un silenzio desolante dominava lo stadio. Né guardia d’onore, né inno nazionale, né discorso, né premiazione solenne. Mi ritrovai solo, con la coppa in mano e senza sapere cosa fare. Nel tumulto finii per scoprire il capitano uruguaiano, Obdulio Varela, e quasi di nascosto gli consegnai la statuetta d’oro, stringendogli la mano, e me ne andai, senza riuscire a dirgli una sola parola di congratulazioni per la sua squadra”.

Urug1950
La selezione uruguaiana Campione del Mondo nel 1950.

Commenti

commenti