Rapporto Svimez: segnali di ripresa per il Mezzogiorno

Questo è quello che emerge dal rapporto Svimez 2017 presentato alla Camera dei Deputati, ma restano le disuguaglianze. Saldo migratorio negativo.

Il Mezzogiorno consolida la ripresa economica dell’Italia, come emerso dal rapporto Svimez (Associazione per lo SVIluppo dell’industria nel MEZzogiorno) presentato qualche giorno fa alla Camera, uscendo da una lunga recessione. Per il secondo anno consecutivo il Sud Italia ha registrato una performance superiore rispetto al resto del Paese. Le previsioni per il prossimo biennio “confermano che il Mezzogiorno è in grado di agganciare la ripresa, facendo segnare tassi di crescita di poco inferiori a quelli del Centro – Nord”. L’industria manifatturiera nel Meridione è cresciuta di oltre il 7% (resto d’Italia al 3%), gli investimenti sono aumentati del 3,1%. Ottima anche la performance delle esportazioni nel 2015-2016: +5,4%.

La ripresa, tuttavia, è insufficiente per contrastare l’impoverimento del capitale umano nel Sud Italia, dovuto alla famigerata “fuga di cervelli”. “Negli ultimi 15 anni il Mezzogiorno ha perso 200.000 laureati”, trasferitisi principalmente nelle regioni del Centro Nord e in minor parte all’estero. Dal costo medio che serve per sostenere un percorso di istruzione elevata, emerge che la cifra “persa” dal Meridione ammonta circa a trenta miliardi di euro. Al di là dei laureati, anche il saldo migratorio è negativo: alla fine del 2016, infatti, il Mezzogiorno ha perso altri 62.000 abitanti. Nel Centro Nord il saldo è positivo, con un aumento di 93.500. La Calabria ha perso meno rispetto alle altre regioni: 6200 residenti contro i 9300 della Sicilia, i 9100 della Campania e i 6900 della Puglia.
Francesco Boccia, presidente della Commissione Bilancio della Camera, sottolinea come questo sia un dato “molto preoccupante, più laureati perdiamo, più valore aggiunto per il futuro perdiamo. Significa togliere benzina alla società del Sud e scalare la montagna della crescita duratura diventa ancora più complicato”. La migrazione dei laureati, infatti, è la causa principale del dato disarmante sui residenti con bassa scolarizzazione: al Sud circa il 45% in più rispetto al Nord. Quello che manca sono gli investimenti in università e ricerca per gli atenei del Mezzogiorno, gli investimenti su un welfare moderno e soprattutto su infrastrutture strategiche connesse ai trasporti e alle reti digitali.

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Francesco Boccia, presidente della Commissione Bilancio alla Camera. fonte: repubblica.it

Un altro fenomeno che preoccupa è quello dell’immigrazione, in quanto il Meridione non riesce ad attrarre persone dall’estero tanto quanto il Nord. “Il Mezzogiorno resterà terra d’emigrazione selettiva e sarà interessato da un progressivo calo delle nascite”. Ancor più grave è il dato sulla povertà, ai livelli più alti di sempre. Il livello di disuguaglianza interno dell’area deprime la ripresa dei consumi e le politiche id austerità non hanno fatto altro che determinare il deterioramento della capacità del welfare pubblico di controbilanciare le crescenti differenze sociali ed economiche indotte dal mercato, “in presenza di un welfare privato del tutto insufficiente al Sud (terzo settore, ad esempio)”. Un meridionale su tre è esposto al rischio di povertà: il 34,1%. In Sicilia e Campania arriva a sfiorare persino il 40%.
Inoltre, sebbene i dati sull’occupazione siano apparentemente positivi, “la crescita dei posti di lavoro riguarda innanzitutto gli occupati anziani e, nella media del 2016, si registrano ancora oltre 1 milione e 900 mila giovani occupati in meno rispetto al 2008”. Dunque, si sta consolidando sempre più un drammatico dualismo generazionale, al quale va affiancato un incremento dei lavoratori a bassa retribuzione, conseguenza dell’occupazione di minore qualità e della riduzione d’orario che reprime i redditi complessivi annui.

È previsto che nel 2017 il PIL del Sud crescerà dell’1,3%. Il rafforzamento definitivo del Sud Italia passa non soltanto da una radicale riforma della macchina della pubblica amministrazione, ma anche (e soprattutto) dall’inserimento di personale più giovane e qualificato.

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