“Vai nel mondo e ama”: INTERVISTA a Matteo Tarasco

Tra le mille avventure e disavventure che ci sono imbattute per l’organizzazione e la gestione del nostro primo evento, I guardiani dell’orizzonte. Antropometrie e corpi misurati”, noi ragazzi dell’Associazione Culturale “Il Saccente” abbiamo avuto la fortuna di incontrare Matteo Tarasco,  registra teatrale di fama nazionale, in occasione del Festival “Miti contemporanei” organizzato dalla compagnia teatrale Scena Nuda. Ecco io non sono un appassionato di teatro e quindi per il mondo della regia potrei esprimermi sono per quanto riguarda la settima arte. Ma quando ci siamo incontrati ho subito capito che  Matteo è un personaggio interessante ed affascinante e dopo questa conversazione forse aprirò i miei orizzonti anche al mondo del teatro.

 Presentati ai nostri lettori.

Sono Matteo Tarasco. Faccio il regista teatrale e sono qui a Reggio Calabria per il festival “Miti contemporanei” con una performance che si intitola “L’inferno del non ritorno”. Lo spettacolo è ispirato alla storia di Ulisse, raccontata dal punto di vista di Penelope. Questa performance è un primo studio per lo sviluppo di uno spettacolo che andrà in scena al Teatro Cilea il 23 febbraio 2018 con Teresa Timpano. protagonista.

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Quando hai capito che questa era la tua strada?

Direi molto presto, forse all’università. Ad un certo punto ho capito che volevo raccontare storie guardando chi le ascoltava e le osservava e quindi raccontare storie dal vivo.  Quando ero adolescente vidi un film che mi suscitò una grande emozione e dissi a me stesso: “Io nella vita voglio fare un lavoro che genera codeste emozioni agli altri essere umani”.

C’è qualcuno che ti ha ispirato o ancora è il tuo “compagno segreto” per la tua professione?

Rocco Siffredi! [Ride]

A parte Rocco Siffredi, cerco di prendere l’ispirazione dalla realtà, nel senso che mi metto in ascolto. Credo che un regista – o in termini più estensivi un artista – debba ascoltare gli esseri umani, osservare ciò che è stato lui o lei e cercare di, come un grande Moulinex, macinare le cose e vomitarle in una forma nuova. L’ispirazione è la realtà.

Qualche consiglio per chi volesse intraprendere la tua stessa strada?

Rompere tutto! Non cercare forme precostituite, cercare una forma di anarchia del cuore del pensiero, cercare di ricostituire qualcosa visto che il nostro Paese è pieno di macerie o di cose incompiute o di abusi. Pensate alla vostra bella terra [Reggio Calabria ndr.] come è stata violentata. Da un punto di vista architettonico – ad esempio – se uno passeggia per il corso di Reggio Calabria vede la bellezza straordinaria di alcuni palazzi e poi l’orripilante bruttezza di altri palazzi costruiti dopo. Ci troviamo all’interno di un castello [Castello Aragonese di Reggio Calabria ndr] che rimarrà qui per i prossimi mille anni. I palazzi di fronte crolleranno prima dei prossimi cento anni (speriamo senza le persone dentro!), però i manufatti di oggi  non vengono creati per rimanere nel tempo, ma per essere sostituiti, invece un tempo l’essere umano costruiva qualcosa per essere immortale. Pensate agli antichi teatri greci, ma pensate anche ai castelli, ai palazzi, persino ai palazzi liberty che ci sono con questa grande frequenza in questa città e sono sublimi, di una bellezza folgorante: questi rimarranno per sempre, perché si costruiva con un pensiero. Oggi il pensiero viene a mancare dietro alla costruzione, c’è solo l’abuso o l’uso dell’oggetto ed anche l’arte deve combattere probabilmente gli abusi e gli usi, cioè dobbiamo tornare a qualcosa che rimane per sempre. Del teatro – che non è un manufatto – che cosa rimane? Rimane il sentimento, l’emozione, la sensazione che ha generato negli esseri umani. Gli antichi usavano per dire la parola segno una parola che era χαρακτηρ, da cui deriva anche il nostro carattere. Quindi ciascuno di noi ha un carattere cioè la potenzialità di lasciare un segno nella realtà nel mondo e quindi alterarlo e cambiarlo. Per questo dico a chi vuole fare qualsiasi mestiere d’arte: lasciate un segno! Non entrate in una forma precostituita, ma cercate di creare nuove forme. <<Nuove forme sono necessarie>> diceva un grande poeta di fine Ottocento che si chiamava Anton Čechov. Se non ci sono nuove forme allora nulla è necessario, quindi è bene che tutto crolli.

Progetti per il futuro?

Ho molti spettacoli nuovi, il prossimo spettacolo andrà in scena al teatro Quirino di Roma e si intitola “La Signora delle Camelie” una storia per cuori impavidi, per persone che hanno sofferto per amore, forse anche voi che leggete questa rivista avete sofferto per amore? Tu! Prima di finire questo capoverso mentre stai leggendo la fine di quest’intervista, semmai tu fossi arrivato in fondo, so che anche tu hai sofferto per amore, ebbene chiuso il giornale vai nel mondo e ama.

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