Outsider – Speciale Boxing Day

In passato, sotto le Feste si giocava addirittura più di oggi e accadeva di tutto. Nel 1963 dieci partite produssero 66 gol, una media di 6,6 l'una.

Il 26 dicembre è uno dei giorni più graditi dagli appassionati di calcio: è il cosiddetto Boxing Day. Definizione di origine non certa al 100%, ma che pare risalire, in linea generale, all’antica usanza dei nobili di distribuire ai meno abbienti scatole con qualche dono, spesso prodotti alimentari di primissima necessità, mentre c’è anche la teoria che l’inscatolamento del nome fosse quello dei tanti piatti lasciati intatti, nelle mangiate del giorno di Natale, e utili nei giorni successivi.

Comunque sia, nel calcio britannico il 26 dicembre corrisponde all’inizio di un periodo con varie giornate di campionato a tutti i livelli, coronate dal terzo turno di FA Cup, ai primi di gennaio. Ma pensate cosa sarebbe accaduto se fossero esistite la Premier League (all’epoca la massima serie era First Division ma con struttura e forza economica molto simili a quelle delle tre serie inferiori) e la televisione alcuni decenni fa. Perché non bisogna cadere nell’errore di credere che sia stata la spinta delle emittenti televisive a creare questo bendidio di calendario.

No, esisteva già da molto prima, e anzi il progresso sul piano logistico e della programmazione televisiva ha curiosamente ridotto (!) il numero di gare, distribuendole però in orari diversi per favorire le dirette. Chi non ci crede resti qui a leggere, ricordando che una costante, in tutti questi anni, è stata la grande presenza di pubblico, desideroso di svaghi veri dopo gli obblighi natalizi e disposto a sfidare le basse temperature pur di godersi le partite.

Nel 1982-83 – prendiamo una squadra a caso, ma varrebbe per tutte – l’Arsenal giocò il 27 dicembre contro il Tottenham, il 28 dicembre a Southampton, l’1 gennaio contro lo Swansea City e il 3 gennaio a Liverpool. Quattro partite in nove giorni, cui si aggiunse l’8 gennaio il turno di FA Cup contro il Bolton Wanderers. E mai turno doppio fu sensazionale come quello del 26 dicembre 1963, quando senza un motivo particolare si verificò una esplosione di gol. In dieci partite – la First Division era di 20 squadre, ma sarebbe cresciuta di 2 negli anni Settanta – ne furono segnati 66, dunque una media di 6,6 a gara. Nel dettaglio:

Blackpool-Chelsea 1-5
Burnley-Manchester United 6-1
Fulham-Ipswich Town 10-1
Leicester City-Everton 2-0
Liverpool-Stoke City 6-1
Nottingham Forest-Sheffield United 3-3
Sheffield Wednesday-Bolton Wanderers 3-0
West Bromwich Albion-Tottenham Hotspur 4-4
West Ham United-Blackburn Rovers 2-8
Wolverhampton Wanderers-Aston Villa 3-3
Boxing DayMa c’è una particolarità: negli anni Sessanta spesso si giocava, due giorni dopo, non una semplice altra giornata di campionato ma… quella di ritorno del 26. Ovvero il 28 dicembre 1963 andarono in scena le seguenti partite:

Aston Villa-Wolverhampton 2-2
Birmingham City-Arsenal 1-4
Blackburn Rovers-West Ham United 1-3
Bolton Wanderers-Sheffield Wednesday 3-0
Chelsea-Blackpool 1-0
Everton-Leicester City 0-3
Ipswich Town-Fulham 4-2
Manchester United-Burnley 5-1
Sheffield United-Nottingham Forest 1-2
Tottenham Hotspur-West Bromwich Albion 0-2

Notata una tendenza? In alcuni casi il 28 dicembre si verificarono risultati completamente opposti a quelli di due giorni prima. L’Ipswich, sconfitto 10-1 sul campo del Fulham, in 48 ribaltò tutto vincendo 4-2, mentre il West Ham vendicò il 2-8 casalingo contro il Blackburn Rovers violando Ewood Park al termine di un lungo viaggio – lungo era stato anche per gli avversari, ovviamente, nel ritorno a casa – per 3-1, e curiosamente il campo dei Rovers, in buone condizioni, favorì 4 gol in meno di quello di Upton Park di due giorni prima, fangoso ai limiti della praticabilità. Identica la trafila per il Manchester United, a parte il fatto che andare e venire da Burnley era semplice già allora: da 1-6 a 5-1 come se niente fosse.
Ma come mai? Esiste una spiegazione valida per tutto ciò? Anni fa la rivista When Saturday Comes riprese dichiarazioni dell’epoca, che lasciarono il dubbio. A chi insinuava che tali oscillazioni dipendessero dalla quantità (e qualità) di alcool buttata giù dai giocatori durante le festività, Ian St.John, l’attaccante del Liverpool, rispose dicendo che Bill Shankly (il celebre allenatore dei Reds, ndr) pretendeva che nessuno di noi rischiasse di ubriacarsi. “Per voi il Natale cade in estate, festeggiate in quei giorni, se proprio dovete farlo”, mentre Bill Nicholson, manager del Tottenham, faceva ispezionare da un assistente le stanze dei giocatori prima della gara del 26 sul campo del West Bromwich Albion, per evitare che nascondessero bottiglie.

Scherzosamente Bedford Jezzard, l’allenatore del Fulham, fece notare che il 10-1 era l’effetto dei tacchini regalati ai giocatori avversari, solo che all’ora della partita non erano ancora stati mangiati, mentre il presidente degli ospiti, il celebre John Cobbold, sottolineò ironicamente come la partita fosse in realtà stata “equilibrata, fino al fischio d’inizio”. Dunque non esiste una spiegazione valida, se vogliamo evitare come dannati l’ipotesi che, sottoposti a tali maratone di allenamenti, trasferte e gare nel periodo festivo, i giocatori abbiano inconsciamente ”selezionato” le gare in cui dare il cento per cento. Non lo sapremo mai, ma cambia poco.

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