Paolo Destefano (pres. Federmoda giovani Reggio Calabria) ai colleghi: “Non piangiamoci addosso. Facciamo rete!”

Il giovane rappresentante del fashion retail reggino spera ancora in un futuro migliore per l'imprenditoria locale, tra cooperazione e digitalizzazione.

Giovane, brillante e naturalmente incline a influenzare il suo interlocutore, Paolo Destefano, discendente dell’omonima famiglia che, dal 1982, veste gli abitanti dello Stretto di alcuni tra i capi più lussuosi ed esclusivi della moda nostrana e internazionale, ci accoglie nel suo store, sul corso Garibaldi, attorniato da abiti, camicie, pantaloni e giacche, che, da qualche anno, rappresentano la sua quotidianità.

 

Ciao Paolo, sappiamo che, solo pochi giorni fa, sei rientrato da Bologna, in cui hai partecipato alla rielezione del presidente della Federazione Moda Italia, Renato Borghi. Cosa ti ha lasciato questa esperienza?

Innanzitutto ringrazio la redazione de “IlSaccente.it” per l’opportunità offertami e la stima manifestata nei miei confronti. Beh, che dire?! L’esperienza dello scorso novembre è stata per me del tutto nuova e coinvolgente. Mi ha consentito di confrontarmi con colleghi di tutta la nazione su tantissimi temi attuali nel mondo del fashion retail, come la lotta alla contraffazione, la nuova frontiera della digitalizzazione, i Centri Commerciali Naturali, e tanto altro ancora.

 

Proprio dal capoluogo emiliano, il presidente di FederModa Italia ha lanciato un appello alle imprese del dettaglio tradizionale a fare rete, ma nella nostra realtà, in cui ognuno guarda solo al suo orticello, ciò pare, ancora, un miraggio. Qual è, secondo te, lo stato dell’arte?

Su questo punto non ti nascondo che incontriamo, ancor’oggi, tante difficoltà nel contesto reggino, vuoi per uno scetticismo diffuso, vuoi per una sfiducia nelle istituzioni, vuoi, ancora, per via di un retaggio culturale che, in Confcommercio, cerchiamo di contrastare quotidianamente. Basterebbe pensare che “se guadagna il mio vicino, guadagno anche io” per migliorare la nostra realtà. Non mi stanco mai di dire che, date le risorse della nostra città, legate al patrimonio culturale, paesaggistico e climatico, dobbiamo puntare ad attrarre capitali esteri, o comunque favorire lo sviluppo turistico. Sforzarci di offrire un servizio a 360°, specialmente nel settore terziario, che è il fondante della nostra economia: ristorazione, strutture ricettive e balneari diurne e notturne, commercio al dettaglio, percorsi culturali, trasporti efficienti, ma soprattutto spirito di accoglienza! Pensiamo a piangerci meno addosso e a migliorare la qualità della nostra vita!

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F.lli Destefano pare aver colto il messaggio di Borghi e, da qualche tempo, si sta specializzando nel collegare diverse imprese locali dei più svariati settori, penso a Bollani Biciclette, Librandi, Latte&Farina o Barca e Rizza. Qual è il vostro (o il tuo) segreto?

Non c’è un ingrediente segreto, basta solo un po’ spirito di iniziativa e amore per il proprio lavoro e per la propria città. Hai citato quelle imprese, ma ti assicuro che ce ne sono tante altre disposte ad accogliere iniziative di network e di co-marketing, secondo il motto mai scontato “l’unione fa la forza”.

 

Allora, chi si lamenta della crisi, della ‘ndrangheta e dell’inefficienza della politica locale lo fa per pigrizia o, in realtà, sono fattori, questi, che influenzano negativamente il commercio nella nostra città?

E’ innegabile che la malavita e la politica locale (o il mix delle due) creino dei limiti di sviluppo da non sottovalutare, ma le barriere più dure da abbattere, secondo me, sono legate alla nostra non-curanza e al lassismo. Per abitudine o per natura, siamo, ormai, irrimediabilmente esterofili: sappiamo solo elogiare le realtà esterne a noi, criticando e denigrando quella locale. Perché non proviamo, invece, ad EMULARLE?!

 

Tu nello scorso anno hai ricoperto il ruolo di presidente Federmoda giovani Reggio Calabria, ma non sono effettivamente tanti i figli d’arte “di nuova generazione” che decidono di proseguire la tradizione familiare. Insomma l’impresa del dettaglio, quella di qualità, è destinata a tramontare, per lasciare definitivamente il posto ai maxi-store o ha qualche speranza di vita?

Ho assistito personalmente all’emigrazione di tanti miei amici e compagni di scuola in gamba e preparati: fenomeno che ci fa del male, perché sottrae al nostro tessuto sociale la futura classe dirigente, ma che accettiamo perché la città costringe a compiere questo passo, per le ragioni che abbiamo detto.

Io ho scelto di studiare qui e di proseguire l’esercizio commerciale di famiglia in città, nonostante alcune appetibili possibilità di lavoro al Nord-Italia, apportando comunque le mie idee e il mio sacrificio, ma ammetto che il giovane neolaureato o specializzato, senza un’attività economica familiare alle spalle, ha difficoltà oggettive a intraprendere qui un percorso gratificante per gli sforzi profusi. Mi è stato insegnato e ho testato sulla mia pelle che la qualità, il servizio esclusivo e su misura che una boutique offre, paga sempre, ma è anche vero che il mercato esige competitività e aggiornamenti continui, uno su tutti la digitalizzazione.

Quindi bisogna stare sempre sul pezzo e mixare le varie variabili!

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