Wannacry, Washington contro Pyongyang “Chi ha danneggiato gli USA deve risponderne”

Il regime nord-coreano ritenuto responsabile dell'attacco hacker dello scorso maggio. Si attende la reazione del governo Trump.

Pare ci sia la Corea del Nord, o almeno così affermano gli Stati Uniti, dietro l’attacco hacker “Wannacry”, nel quale, lo scorso maggio, sono stati presi in ostaggio milioni di PC di tutto mondo. Come si ricorderà, furono ben 150 i Paesi coinvolti in quella che l’EUROPOL ha definito un “aggressione senza precedenti”, condotta mediante un virus che paralizzava i dispositivi informatici infettati, chiedendo, per lo sblocco, un riscatto da pagare in bitcoin.

Si tratta di un atto di cyberguerra che ha causato miliardi di danni” – accusa, attraverso le pagine online del Wall Street Journal, Tom Bossert, consulente per la sicurezza nazionale presso la Casa Bianca – che, poi, continua: “abbiamo prove sufficienti contro Pyongyang e chiunque ha danneggiato gli Stati Uniti dovrà rispondere delle proprie responsabilità“. Washington ha, dunque, valutato con un elevato grado di attendibilità la ricostruzione secondo la quale dietro l’operazione Wannacry ci sarebbe l’entità hacker Lazarus Group, da sempre al soldo del governo nordcoreano. Essa  non è, peraltro, nuova a questo genere di accuse, dato che nel 2014 fu individuata come responsabile di un attacco hacker contro la Sony Pictures Entertainment. In quell’occasione l’allora presidente degli USA, Barack Obama, condannò il regime nord-coreano, promettendo di “rispondere in modo proporzionale”, senza però dare seguito alla minaccia.

Non sono ancora, ad oggi, note, invece, le azioni che l’amministrazione Trump ha intenzione di adottare contro il regime di Kim Jong-Un, limitandosi, almeno per adesso, solo a ribadire che si proseguirà nella “strategia di massima pressione” nei confronti del dittatore.

 

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