In onore del 104esimo compleanno della nostra squadra, nonostante gli ultimi anni nella più totale ombra e incertezza tra società vecchie e nuove (che tra mille difficoltà hanno restituito il calcio alla nostra città) responsabilità vecchie e nuove e ultras e tifosi che nonostante tutto sono sempre accanto alla maglia, è giusto celebrare questa data ripercorrendo una delle pagine più belle della nostra storia, “Quando una salvezza vale una Champions’’ (anche conosciuto in città come l’anno del meno undici)”.Tra i tanti luoghi comuni del calcio ce n’è uno che abbiamo particolarmente a cuore, forse perchè, vivendo il pallone dalla parte dei più deboli, ci siamo trovati tante volte invischiati in questa situazione. Tra i tanti luoghi comuni del calcio, ce n’è uno che forse, più degli altri, è vero e profondo. Il luogo comune secondo il quale, certe volte, una salvezza vale quanto uno scudetto, o forse anche di più.

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Eppure, quando parliamo di questa storia, altro che scudetto. Questa storia, questa salvezza valgono ben più di uno scudetto. Questa storia, questa salvezza, vale almeno quanto una Champions League. O un Mondiale. O almeno, così vi sembrerà se chiederete ai tifosi della Reggina cosa è stata per loro l’annata 2006-07. Quella della salvezza partendo da meno undici.

Un Mondiale, dicevamo. Si, perchè questa storia inizia dalla notte di Berlino. Quella in cui Fabio Cannavaro alzò al cielo la Coppa più importante di tutte. Quella che per quattro anni ti issa sul tetto del Pianeta Terra. Dopo quella notte, fu l’alba. L’alba di una nuova epoca del calcio italiano, travolto da Calciopoli. Un’armageddon, più che un alba. Ad agosto, la classifica della serie A era già un campo minato. Lazio -3. Milan -5. Fiorentina -15. La Juventus, dove sta la Juventus? Non c’è, è in B. Ah, si, sotto la Fiorentina, c’è anche la Reggina a -15. Ad agosto, la Reggina è praticamente un morto che cammina. Retrocederanno i calabresi e altre due. E’ palese. Non può che andare così, non c’è Dio che tenga o che possa dire il contrario. Walter Mazzarri, che era l’uomo designato a sedere su quella panchina dannata, amareggiato dichiarava: “tanto vale che non ci facciano partecipare al campionato di A“. Insomma, ad agosto questa storia non esisteva.

Poi, però, il pallone deve sempre rotolare. Alla prima giornata, gli amaranto perdono 4-3 a Palermo, poi alla seconda battono il Cagliari con un gol di Rolandone Bianchi al terzo minuto oltre il novantesimo. Alla terza, perdono 2-0 il derby con il Messina. Doppietta di Christian Riganò. Il secondo gol, tra l’altro, è un capolavoro di rara bellezza. Cercatelo su Youtube, la prossima notte che non vi verrà sonno. Ma la Reggina scende sempre in campo per giocarsi le sue partite, per onorare il campionato. Per dimostrare a tutti che il miracolo, perchè solo un miracolo può essere, è ancora possibile. Mazzarri ha messo su una squadra temprata a tutte le intemperie del pallone, una banda di bucanieri del calcio pronti a tutto. Sasà Aronica e Alessandro Lucarelli a menare le danze, e non solo quelle in verità, dietro. Giacomo Tedesco a far legna in mezzo al campo. Pasqualino Foggia a inventare dietro le due punte. Già, le due punte. I gemelli del gol che a fine anno segneranno 35 gol in due. Rolandone Bianchi e il suo testone con il quale fare razzia di palloni alti. Nick piedecaldo Amoruso con la dinamite nel suo destro. Insieme, saranno i due pilastri dell’impresa.

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Rolando Bianchi

Alla sesta giornata, uno a zero alla Roma, al Granillo. Decide Nicola Amoruso al 51′. Poi arrivano 3 pere prese al Franchi dalla Fiorentina, tanto per ritornare sulla terra. Il 12 di Novembre, con la vittoria a Siena, la Reggina sale a quota zero in classifica. Sarebbero 15 punti, in un pianeta tranquillo. Il campionato inizia ora. Una qualsiasi squadra che a Novembre si presentasse con 0 punti in classifica sarebbe spacciata, finita. Non la Reggina. Un mese più tardi, Babbo Natale arriva al Granillo: ma non porta niente alla Reggina, anzi è lui a portarsi via qualcosa. Prende 4 dei 15 punti di penalizzazione e li cancella. Una sorta di manna dal cielo, un aiuto fondamentale. Mazzarri incassa e prosegue. Ascoli, Chievo, Siena, Cagliari e Torino sono lì, a portata di mano. Annaspano come tutte le squadre coinvolte nella lotta salvezza. Loro confidavano nel fatto che fossero solo due i posti da giocarsi. La Reggina, invece, non era d’accordo.

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A fine girone d’andata, si fa il bilancio. La Reggina ha 12 punti, come il Parma. E no, non è ultima. Ultimo è l’Ascoli, che, lui si, sembra davvero già spacciato. Il Messina ha 16 punti, il Chievo, prima squadra fuori dalla temibile linea rossa che separa i miracolati dai condannati, ne ha 17. Insomma, a fine girone d’andata la Reggina è a -5 dalla salvezza. Certo, le energie mentali e fisiche spese sono tantissime. Il Granillo è sempre un fortino, in trasferta la banda Mazzarri prova ad arrangiarsi come può, cercando di portare a casa qualche umile punticino ovunque vada. Soffrendo come le bestie, se necessario. L’inverno non raffredda l’entusiasmo degli amaranto: si riparte con un pareggino a Palermo, con una vittoria a Cagliari. Il 3 febbraio è in programma il derby dello stretto, al Granillo contro il Messina. Non si giocherà, perchè il giorno prima, durante Catania-Palermo, viene ucciso l’ispettore Filippo Raciti. L’11 febbraio, però, la Reggina espugna Torino per 2-1. E va a quota 19. Sopra la linea rossa, sopra quella cazzo di linea rossa.

In primavera la Reggina arranca. Il 18 aprile, arriva al derby col Messina. Riscatta il capitombolo dell’andata, e con il 3-1 mette i chiodi sulla bara del Messina che sembra destinato ad affondare dentro lo Stretto, ad affondare verso la cadetteria. A fine aprile, a quattro giornate dalla fine, il fondo della classifica è una tonnara indicibile. L’Ascoli ha 21 punti, il Messina 25. Non sono più oggetto di preoccupazione, probabilmente. Dopo di che, il pandemonio. Chievo 32. Torino 33. Cagliari, Torino, Siena 34. Reggina 45. Anzi no, scusate. Reggina quarantacinquemenoundici, totale 34. Quattro giornate di battaglie per decidere chi resterà al di sotto di quella linea rossa. Di quella cazzo di linea rossa.

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Walter Mazzarri e Lillo Foti

Alla trentacinquesima Mazzarri raccoglie un punto a Genova, sponda Samp, la casa che lo avrebbe accolto l’anno dopo. Il Torino batte l’Ascoli, il Siena cade a Bergamo e scende sotto la linea rossa. Sotto quella cazzo di linea rossa. Tre giornate alla fine. 270 minuti più recuperi. Una vita, un’esistenza intera.

Trentaseiesima giornata: Reggina-Chievo. Scontro diretto. Vincendo non si avrebbe la certezza della salvezza, ma sarebbe un mattone bello grosso. Sarebbe un pilastro in cemento armato, altrochè. Matteo Brighi porta però in vantaggio il Chievo al 52′. I brutti pensieri dei tifosi amaranto durano solo due minuti. Quelli necessari a Rolandone Bianchi per impattare in porta il pallone dell’1-1. La partita però finirà così. La classifca, il 13 maggio 2007, è ancora ostile. Perchè il Siena ha battuto 2-0 l’Empoli e se n’è andato a quota 37. Lasciando Chievo e Reggina a 36, a lottare per rimanere al di là della linea rossa. Al di là di quella cazzo di linea rossa.

Penultima giornata. Empoli-Reggina. L’Empoli che lotta, in quel campionato monco, per un posto in Europa. L’Empoli che dopo 23 minuti è avanti 3-0. Vannucchi, Moro, Saudati. All’intervallo, la Reggina è praticamente in B. Dopo una cavalcata incredibile, dopo tutta la fatica fatta, dopo aver superato la penalizzazione. In B. Sotto quella stramaledetta linea rossa. Mazzarri entra negli spogliatoi, vede i giocatori distrutti. Li fa rientrare in campo praticamente subito, ad aspettare quelli dell’Empoli. E, nei 45 minuti successivi, succede il miracolo. L’ennesimo di questa storia. Vigiani di testa su corner fa 3-1, Amoruso fa 3-2. A 6 minuti dalla fine, calcio di rigore per la Reggina. Va Amoruso, rete. No, si ribatte. Va di nuovo Amoruso, di nuovo rete. 3-3. A quel punto nessuno più vuole farsi del male, il punto va bene all’Empoli che festeggia la qualificazione in Europa. Va bene alla Reggina che strappa i manifesti funebri e aggancia a 37 il Siena, che aveva perso a Palermo.

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Ci si giocherà tutto in 90 minuti. Gli ultimi. C’è praticamente mezza serie A in lotta per non retrocedere. Tra tutte, il Chievo va a Catania, un Catania che non può fare sconti per non rischiare. Il Siena che ospita la Lazio, già qualificata per la Champions. E la Reggina, che ospita il Milan. Milan che, qualche giorno dopo, avrebbe avuto dei fantasmi grossi da affrontare. Dei fantasmi che si legavano a doppio filo con il 3-3 che aveva tenuto in vita la Reggina. Il Milan, qualche giorno dopo, sarebbe dovuto andare ad Atene a giocare contro due Liverpool: quello in carne, ossa e rosso, e quello fantasma, quello della notte di Istanbul del 2005. Al Granillo, la Reggina ha vita facile. Forse l’unica giornata in questo campionato in cui la Reggina ha vita facile. 2-0. Amoruso e Amerini regolano il Milan, accondiscendente si, ma dopo un’annata del genere come fai a dare qualcosa per scontato?

Il Chievo perde a Catania. E l’omino che per tutta la stagione si era divertito a disegnare righe rosse con la vernice in giro per gli stadi di tutta Italia si ferma al Massimino. Disegna una riga rossa. Prego, signori, da questa parte. Scendete giù con me. Al Granillo, il triplice fischio finale di Gianluca Rocchi scatena l’inizio della festa. A Reggio Calabria, quel giorno, si festeggia come e più del Milan che qualche giorno dopo, con la doppietta di SuperPippo, si sarebbe portato a casa la Champions. La Reggina, con cinquantunomenoundici punti, 40 per il mondo, è salva. Uno striscione campeggia su tutti gli altri. Recita “Mazzarri Santo Subito“. Forse, per un miracolo del genere, una beatificazione non bastava.’’

Chi veramente ama e rispetta la città ha un occhio di riguardo per la Reggina, non che tutti coloro i quali abbiano questi sentimenti nei confronti di Reggio siano tifosi che vanno allo stadio per 90′ sotto pioggia, grandine, sole o qualunque cosa sia anche quando si è ultimi in serie C e si è reduci da 3 sconfitte di fila, Perché la Reggina in fondo rappresenta fedelmente sul campo quella che è la storia della nostra Città, più volte umiliata e delusa nel tempo ma con piccole ed enormi soddisfazioni e momenti d’oro che l’hanno resa quella che è, oltre che di tradizione e cultura antichissime, se si ama Reggio non si puo non amare la Reggina.

Auguri per i tuoi 104 anni di storia nostra REGGINA.

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