Caso Bellomo: sì del Consiglio di Stato alla destituzione. Ma il Consigliere non si arrende

L'Adunanza Generale approva a maggioranza l'esclusione del magistrato barese, che attacca: "Ingiustizia è fatta!"

Destituito. È questo il verdetto pronunciato, nella giornata di ieri, dall’Adunanza Generale del Consiglio di Stato nei confronti del magistrato Francesco Bellomo.

Il Consigliere barese, finito nell’occhio del ciclone per aver fatto sottoscrivere contratti “a luci rosse” ad alcune allieve della propria scuola di formazione “Diritto e Scienza”, è, dunque, stato colpito, per la sua condotta fortemente lesiva del prestigio della magistratura, dalla più grave delle sanzioni disciplinari per una toga.

Il provvedimento è stato approvato quasi all’unanimità dal Supremo Consesso, che con uno schiacciante 6 a 1 (un solo membro l’ha ritenuto eccessivo) ha votato in senso favorevole alla destituzione del collega.

Foto di Palazzo Spada di Roberto Monaldo, tratta da ilfattoquotidiano.it
Foto di Palazzo Spada di Roberto Monaldo, tratta da ilfattoquotidiano.it

La strada per Bellomo pare, ormai, segnata: il 12 gennaio la decisione dovrà essere ratificata dal Consiglio di presidenza e, successivamente, toccherà al Presidente della Repubblica firmarla. Per il Consigliere di Stato si profila, dunque, sempre più concretamente il rischio di rimozione dai ranghi della magistratura amministrativa, la terza nella storia e in ogni caso la prima per vicende di questo genere.

http_o.aolcdn.comhssstoragemidas7a0ac938f9f30f611d2f53b95bce8350205942380bellomo
Immagine che ritrae il Consigliere Bellomo, tratta da corriere.it

Ciononostante, Bellomo pare non arrendersi e si difende: “Ingiustizia è fatta, nonostante 25 anni di lodevole servizio per lo Stato“. – e continua – “La legge consente la destituzione solo in caso di condanna per gravi reati. Io, invece, non ho subito alcuna condanna né processo. L’unica condanna che ho subito è quella mediatica“. Parole, queste, che fanno presumere un imminente ricorso contro la decisione dinanzi al TAR e, chissà, che il Consiglio di Stato non debba ripronunciarsi, in futuro, in sede di appello.

 

Commenti

commenti