Elezioni 2018: la corsa è iniziata

Tra legge elettorale, coalizioni ed alleanza più o meno solide: a due mesi dalle elezioni la sfida è servita

La campagna elettorale è iniziata. La corsa al miglior candidato si fa sempre più frenetica, perché questa volta la partita si gioca nei collegi, e la decisione su chi far scendere in campo è vitale. Spazio ai territori e alle loro istanze, con i partiti che impazzano nel tentativo di sistemare gli irrinunciabili. Delrio ha annunciato che il campo di battaglia dei ministri saranno i collegi, per rivendicare il lavoro svolto e metterci la faccia.

Per evitare di perdere i fedelissimi, e per blindare le candidature più importanti il Rosatellum mette a disposizione delle liste il paracadute dei listini proporzionali. Così i volti noti dei partiti correranno tutti ciascuno in un collegio uninominale, ma per evitare la disfatta verranno inseriti in prima posizione nei listini proporzionali di circoscrizioni blindate, dove non conquistare neanche un seggio sarebbe fantapolitica. E così i ministri di spicco del Governo verranno candidati nei collegi di appartenenza, con non poche sorprese. Il PD dovrà dare spazio anche agli altri nomi forti della coalizione; l’intramontabile Pier Ferdinando Casini verrà candidato nell’uninominale di Bologna, collegio più che blindato, scatenando l’ira del PD regionale, che già promette guerra.

Un po’ più a Destra le cose vanno nettamente meglio, e per il momento il patto dell’arancino sembra tenere. Dopo l’incontro di Arcore il Centro Destra ha suggellato un’alleanza stabile, che durerà almeno fino al 4 Marzo.  Le posizioni di Salvini e Berlusconi appaiono sotto alcuni punti inconciliabili, ma la pax è stata siglata, per una coalizione che si candida a governare e che punta al 40%. Il cavaliere intende sguinzagliare i suoi, ed in Parlamento farà di nuovo ingresso il carrozzone Fininvest, da Adriano Galliani, ad Alessandro Sallusti.

Mentre nel M5S sono in procinto di terminare le parlamentarie, che decideranno i candidati dei listini in quota pentastellati. Domenica saranno resi noti i risultati della competizione svolta interamente sulla piattaforma Rousseau. Luigi Di Maio ha fatto capire che il Governo a guida M5S ammette solo ed esclusivamente appoggi esterni, senza poter riporre speranze in una messa all’asta delle migliori poltrone. L’isolazionismo grillino continua nel segno della lotta al sistema.

Dando un’occhiata ai numeri, il Centro Destra si attesta con numeri frammentati, ma sempre più in crescita, con alcuni istituti che danno Forza Italia addirittura intorno al 18%. Il trio Berlusconi-Meloni-Salvini sfiora il 40%, e sembra l’unica verosimile compagine di governo. Ma bisogna sperare che non siano troppo litigiosi. Se anche Mattarella dovesse decidere di affidare loro l’incarico di formare il nuovo governo, i veri problemi arriveranno dopo, con scontri non indifferenti sui temi, ma soprattutto sulla leadership del gruppo.

Il PD e il M5S si giocano l’elettorato più giovane, che li vede in testa nelle preferenze della quota 18-24 anni. Ma entrambi sono troppo deboli per governare. L’intera coalizione di centro-sinistra si attesta attorno 28%, mentre la compagine capeggiata da Luigi di Maio (?) si aggira intorno al 30-35%. L’ipotesi di un’intesa tra grillini e LEU si fa sempre più sfumata, con Grasso che per il momento ha chiuso ad una possibile alleanza. Liberi E’ Uguali, sempre più vicini, sempre più lontani dal PD. L’election day rinnoverà anche i parlamentini regionali di Lazio e Lombardia, con simmetrie ed alleanze che all’occorrenza si ridefiniscono.

Nulla di certo, per il momento, con il Rosatellum che ci abitua di nuovo a risultati imprevedibili, in cui i vincitori dei collegi sono determinanti, e il volto dei partiti cambia da territorio a territorio. Fare previsioni sarebbe troppo azzardato, il sistema first past the post è una gara all’ultimo voto per accaparrarsi il seggio.

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