Impressioni – Dicembre

Jovanotti
“Oh, Vita!”
(Universal)

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Un pensiero comune ritiene che a Natale gli esseri umani siano tutti più buoni, quindi la recensione del nuovo album di Lorenzo Cherubini dovrebbe essere positiva, ma non è sempre così. Chi ha pensato che il produttore di “Oh, Vita”, Rick Rubin, fondatore della Def Jam Recordings (etichetta nota per aver pubblicato album come: “Licensed to Ill” dei Beastie Boys e “Reign in Blood” dei Slayer), potesse salvare l’ennesima fatica dell’artista romano, è in torto. Jovanotti propone brani pieni di luoghi comuni sull’Italia (‘In Italia’), su quanto sia bella la vita (‘Oh, Vita!’) e sull’amore stereotipato (‘Amoremio’). Cherubini tenta di affrontare tematiche sociali, come in ‘Quello che intendevi’, non riuscendo a superare nei contenuti nemmeno Fabio Volo. In conclusione Jova, proponendo delle rime “stra-ordinarie” come: «Ritmo mozzarella pomodoro / ecco una pizza», coadiuvate dalla collaborazione di Rubin, è riuscito solo nell’intento di produrre un album tremendamente banale e pieno di stereotipi.

 

Øjne
“Prima Che Tutto Bruci”
(Miss The Stars Records, Ancient Injury Records, Through Love Rec, Voice Of The Unheard records, La Agonía de Vivir, Unlock Yourself Records, Dreamingorilla Rec, NSH Records & Booking, Adorno Records, Désordre Ordonné, Dasein Records, Summercide Records, Hardcore For The Losers)

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Nel 2014 ho avuto un’imprevista e piacevole scoperta ascoltando l’EP “Undici/Dodici”, pubblicato l’anno precedente, dei milanesi Øjne. Da quel momento ho atteso un nuovo lavoro di questa band, ma dal 2015 non ha pubblicato più nulla e, con il passare del tempo, a malincuore ho rinunciato all’attesa ritenendo che il progetto non avesse più avuto seguito. Ed invece una nuova piacevole sorpresa è stata riservata recentemente dai Øjne che l’11 dicembre del 2017, con un nuovo cantante, sono tornati sulla scena musicale pubblicando il primo full lenght, intitolato “Prima Che Tutto Bruci” e dimostrando così, ancora una volta, di essere uno dei più interessanti progetti screamo del panorama italiano e mondiale, prodotto da ben 13 label mondiali. Artisti come: Suis La Lune, Raein, La Quiete e Beau Navire combinate in un unico sound emozionale e melodico, influenzato dal post-rock, e liricamente poetico e profondo. “Prima Che Tutto Bruci” è un album intenso, annichilente e sublime, certamente uno dei migliori dell’anno.

 

American Pleasure Club
“i blew on a dandelion and the whole world disappeared”
(Autoprodotto)

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L’artista americano Sam Ray, dopo aver cambiato nome al progetto da Teen Suicide a American Pleasure Club, questo Natale ha fatto un regalo ai suoi fan pubblicando il nuovo album, dal sintetico titolo “i blew on a dandelion and the whole world disappeared”. Oltre al nome del progetto, Ray ha variato anche il sound da un emo influenzato dall’indie rock a un emofolk estremamente lo-fi che strizza l’occhio a cantautori come: Daniel Johnston e Elliott Smith. Sam Ray narra di quel microcosmo introspettivo e personale composto da ricordi, speranze, rimorsi e timori ossia ciò che, come sostiene Pascal, chiamiamo esistenza. «Tra noi da una parte e l’inferno o il cielo dall’altra non c’è che la vita, che è la cosa più fragile che esista.» (Blaise Pascal – Pensieri).

 

sittingthesummerout
“Brick and Mortar”
(Ghost Factory Records & Arts)

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Dopo un anno di silenzio dal singolo “Could It Rain Forever?”, la band post-hardcore di Milano sittingthesummerout pubblica il nuovo Ep, intitolato “Brick and Mortar”. La band propone un sound che recupera le sonorità e lo stile spoken word dei La Dispute dell’album “Rooms of the House” fuse al melodic hardcore dei Counterparts di “Tragedy Will Find Us”. “Brick and Mortar” possiede idee interessanti, pur se non innovative, che però non vengono sviluppate rimanendo in potenza. Difatti nel brano ‘Nothing Changes In Baltimore’ i diversi sound sembrano scontrarsi tra di loro sacrificando così il valore della composizione. In sintesi sittingthesummerout mostrano comunque un ottimo potenziale su cui lavorare per i progetti futuri.

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