Le start-up italiane in numeri: cosa non sta funzionando

Nel 2017 si è registrato un calo degli investimenti in start-up: 68 milioni in meno rispetto ai 178 del 2016. Aumenta il numero delle start-up ma diminuisce drasticamente il fatturato.

Siamo grandi sostenitori delle start-up e del loro sviluppo. Investire su giovani realtà imprenditoriali deve essere una priorità del nostro Paese. Talvolta, però, pompare eccessivamente simili realtà può essere controproducente. Abusiamo di continuo del termine start-up ma non investiamo adeguatamente nella formazione. Esaltiamo più del dovuto determinati casi rischiando di bruciarli prima del tempo. Sembra una gara a chi si accaparra maggiore successo mediatico. Tralasciamo troppo spesso storie di start-up che non vengono esaltate solo perché poco vendibili mediaticamente. Parliamo di crescita ma ancora il sistema start-up italiano è lontano anni luce rispetto a quello di altri Paesi europei: Germania, Francia e Regno Unito investono cifre superiori ai due miliardi di euro ogni anno, l’Italia negli ultimi dodici mesi ha investito soltanto cento milioni.

 

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Immagine tratta da WiredItalia

Il 2017 aveva tutti gli ingredienti per essere l’anno della svolta del sistema start-up. Il Report trimestrale di Infocamere, analizzando i dati del secondo trimestre dell’anno appena trascorso, segnala un aumento del numero delle start-up sul territorio nazionale, che al 30 giugno 2017 risultavano essere circa 7.400 ed una crescita significativa degli addetti (36.504). Il report evidenzia una drastica diminuzione del fatturato, della produzione e del reddito operativo. Per ragioni di sintesi riportiamo alcuni indicatori economici che raffigurano in maniera chiara tale situazione. Il presente report si riferisce ai dati di bilancio relativi al 2015. “Il fatturato medio per impresa nel 2015 risulta pari a 114,9 mila euro, in diminuzione di 7.728 euro sulla media del trimestre precedente (-6,3%)”. Un dato emblematico e fortemente preventivabile attiene all’incremento di start-up innovative in perdita: “Nel 2015 prevale la quota di startup innovative che registra una perdita: 57,98%, contro la restante parte (42,02%) che segnala un utile di esercizio”. Come sottolinea il report, è senza dubbio più probabile che un’impresa di recente istituzione abbia delle perdite più alte rispetto a società di capitali già consolidate. (concetti già analizzati in uno dei nostri articoli).

Il dato che colpisce maggiormente e che segna una battuta d’arresto dell’intero sistema start-up, è quello degli investimenti. Nel 2017 sono stati investiti 68 milioni in meno rispetto ai 178 milioni del 2016. Una riduzione degli investimenti corrisponde logicamente ad un calo della fiducia. Tutto ciò provoca una stagnazione delle start-up  e tarpa le ali a tutte quelle giovani realtà imprenditoriali che provano a districarsi in un mercato ostile come quello italiano. In tutto il 2017, come ben argomenta AGI, elaborando gli indicatori economici diffusi dai vari report redatti periodicamente da Infocamereil calo degli investimenti negli ultimi 12 mesi è stato del 39% e rispecchia l’andamento di tutto il 2017, in cui si è sempre registrato un freno più o meno accentuato rispetto all’anno precedente“. 

Deve fare riflettere, inoltre, il fatto che soltanto due start-up abbiano raccolto più di 10 milioni di euro. Protagonista indiscussa del 2017 è stata l’app dei pagamenti Satispay, startup guidata da Alberto Dalmasso che permette di effettuare  pagamenti online nei punti vendita convenzionati. “Abbiamo creato Satispay proprio per cambiare le regole del gioco, modificando le abitudini di pagamento dei consumatori e per aprire un mondo di opportunità anche per gli esercenti”, queste le parole di soddisfazione del ceo e co-founder Dalmasso.

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Immagine tratta da AGI

L’altra start-up che ha varcato la soglia dei 10 milioni è stata Motorkuna delle aziende più influenti nel settore del digital automotive, punto di riferimento delle più prestigiose case automobilistiche presenti in Europa. Start-up nata a Milano, presente anche in Gran Bretagna, Spagna, Francia e Germania.

 

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Sito della start-up Motork

Risultati sotto le aspettative per altre start-up: BeMyEye, app che segnala i marchi che vengono consigliati dagli addetti alle vendite, fornendo tutte le indicazioni utili sui brand e sui prodotti suggeriti dai rivenditori di abbigliamento e farmacisti, ha raggiunto quota 9 milioni. Marinanow, start-up che si occupa di booking nautico, ha ricavato soltanto 1,2 milioni. Infine, la start-up Genenta Science, che sta investendo sullo sviluppo di nuove terapie geniche per il trattamento dei tumori, ha chiuso il 2017 con 7 milioni.

 

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Pierluigi Paracchi, ceo e cofounder di Genenta Science. Fonte: Economyup

Il problema più grave, sottolinea con forza AGI, è l’assenza di finanziatori. In mancanza di importanti investimenti non sarà mai possibile far decollare il mercato delle start-up. Il divario tra gli investimenti destinati alle nostre start-up e quelli indirizzati alle giovani imprese francesi, britanniche e tedesche resta incolmabile.

Ci sono anche dei numeri positivi che mettono in luce le potenzialità del sistema start-up del nostro Paese. Nel 2017 c’è stato un aumento dei finanziamenti collettivi (crowdfunding) che ha contribuito ad innalzare i ricavi complessivi di alcune giovani imprese. Cosa sono le campagne di equity crowdfunding? Si tratta di raccolte fondi che avvengono grazie al coinvolgimento di un cospicuo numero di individui. Vengono, quindi, effettuati degli investimenti on-line che consentono di acquistare un titolo di partecipazione in una società. Un altro strumento molto utilizzato e che mette in evidenza gli aiuti economici destinati alle start-up, è stato il Fondo di garanzia per le Piccole e Medie Imprese (PMI), introdotto dal Ministero dello Sviluppo Economico. Tale Fondo ha lo scopo di agevolare l’accesso al credito delle piccole e medie imprese del nostro Paese. Grazie a questo Fondo, le piccole e medie imprese innovative e le start-up hanno potuto accumulare una cifra superiore ai 500 milioni di euro.

 

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