Outsider – Quando lo sport diventa leggenda: la Reggina di Scala

Vi raccontiamo una delle pagine più emozionanti della storia della nostra Reggina: la "Banda Scala".

Rosin, Bagnato, Attrice, Armenise, Sasso, Mariotto, Lunerti, Guerra, Catanese, Raggi, Onorato, Dadina, Tovani, Danzè, Visentin, Cotroneo, Garzya, Orlando“. Riecheggia forte la voce emozionata di mio padre nel pronunciare questi nomi. La “Banda Scala” è stata più di una semplice squadra. Gli uomini che ne hanno fatto parte sono rimasti nel ricordo di tutti i reggini e parlarne proprio nella settimana in cui si celebra il 104′ compleanno della gloriosa storia amaranto non è certamente casuale. L’autore della rubrica Outsider – Quando lo sport diventa leggenda non appartiene a quella generazione ma di fatto è come se avesse vissuto quelle stesse emozioni. I racconti dei nostri genitori ci catapultano quasi per magia nelle stagioni 1987/88 e 1988/89. Il pianto di gioia dei 20 mila tifosi reggini presenti al “Curi” di Perugia per assistere allo spareggio valevole per la promozione in serie B contro la Virescit Boccaleone, il 12 giugno 1988, è storia.

La Reggina, prima della stagione 1987/88, vive un momento drammatico. Il fallimento economico del club, nel 1986, sembra mettere in croce le ambizioni degli amaranto. Un gruppo di imprenditori, capitanati da Lillo Foti, presidente a partire dal 1991, riporta entusiasmo. Il primo passo che contribuisce a risollevare gli umori dei supporters è il mantenimento del titolo sportivo della precedente società. La Reggina Calcio, nata nel 1986, ha tutte le carte in regola per ritornare ad essere grande. Nella stagione 1987/88 gli amaranto sono in C1. In panchina c’è Nevio Scala, allenatore che fino a quel momento non si era mai fatto particolarmente notare. Quando si hanno idee giuste e uomini di valore si può anche riuscire nell’impresa di portare una squadra nei palcoscenici che contano nel giro di pochissimi anni. E’ quello che accade alla “Banda Scala“. Nel giro di un biennio, la Reggina riuscirà ad abbandonare l’inferno della Serie C, vincendo lo spareggio promozione con la Virescit, e a sfiorare addirittura la promozione in Serie A nel 1989.

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La “Banda Scala”. Fonte: City Now

Nella stagione 1987/88 gli amaranto chiudono il girone B di C1 al terzo posto. La cavalcata della “Banda Scala” è impressionante. Le prodezze dell’estremo difensore Rosin esaltano il numerosissimo pubblico del Comunale. Bagnato, bagnaroto d’origine, “il terzino per eccellenza, la roccia, l’espressione assoluta della difesa del territorio”, come viene abilmente descritto da Giusva Branca, è l’uomo chiave di quella squadra. Non tira mai indietro la gamba, spinge sulla fascia, sente di dover spendere tutte le proprie forze per onorare quella maglia pesante. Attrice disputa le sue migliori stagioni in riva allo Stretto: colleziona 166 partite di campionato e ottiene la fascia di capitano nel 1990/91, ultimo anno in cui milita nella Reggina. Catanese, centrocampista talentuoso e autore della seconda rete decisiva nello spareggio contro la Virescit, instaura sin da subito un rapporto magico con la Sud. Armenise, colui che ha sbagliato il rigore decisivo  contro la Cremonese a Pescara nel 1989, probabilmente avrà ancora gli incubi ed il rimpianto di non aver portato in A la Reggina. Ma, come si suol dire, soltanto i grandi campioni calciano i rigori! Mariotto, autentica icona della “Banda Scala”, è il beniamino del vecchio Comunale, autore di reti pesanti, trascinatore indiscusso della marcia degli amaranto.

 

 

Cosa successe in quel famoso 12 giugno del 1988?

La Reggina arriva terza ed è chiamata a confrontarsi con la terza del girone A, la Virescit Boccaleone. Si gioca nel neutro di Perugia. Il “Curi” viene letteralmente preso d’assalto dai sostenitori reggini. Il tifo è sensazionale, Perugia è amaranto! A Reggio, in contemporanea, c’è la visita di Papa Giovanni Paolo II. Giuseppe Bagnato segna la prima rete e fa scatenare i 20 mila presenti. Al 10′ del primo tempo, Raggi batte una punizione a due, cede il pallone a Bagnato, il quale senza pensarci due volte scaglia un bolide che piega le mani del portiere avversario. A Reggio Calabria si leva un boato che beffa lo stesso Pontefice. Giovanni Paolo II, ignorando che i fedeli accorsi fossero muniti di radioline, ringrazia sinceramente la città. Il gol del bagnaroto scalda i cuori di una comunità intera. A nove minuti dalla fine, ci pensa Tarcisio Catanese a mandare in paradiso la Reggina: il centrocampista insacca il pallone in rete dopo un tap-in vincente. La squadra dello Stretto, dopo anni di anonimato, torna in serie B.

Nella stagione 1988/89 tutti si aspettavano che la Reggina sarebbe stata una mera matricola del campionato. Le cose andarono molto diversamente. La “Banda Scala“, affamata ancora di vittorie, si gioca a fine stagione lo spareggio-promozione contro la Cremonese. Le reti di Vincenzo Onorato consentono alla Reggina di arrivare quarta a pari merito con il Cosenza e la stessa squadra lombarda. E’ il 25 giugno del 1989. A Pescara gli amaranto si giocano la Serie A. 23 mila tifosi invadono la cittadina abruzzese. In questo caso saranno le lacrime ad essere protagoniste. In ogni famiglia c’è almeno un parente che ha vissuto quel “dramma” e che continua a soffrire per quella lotteria di rigori maledetta. Il pareggio maturato durante i tempi regolamentari costringe le due squadre a giocarsi la promozione ai calci di rigore. Armenise sbaglia l’ultimo rigore, quello decisivo. I 23 mila presenti vedono la Serie A come un miraggio, un traguardo quasi irraggiungibile. I reggini avranno modo di rifarsi: nel 1999, la Reggina di Artico, Cozza, Cirillo e Possanzini conquisterà la prima promozione in A.

 

 

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