5 Marzo: the day after tomorrow

Il 5 Marzo sarà un po' come il giorno del giudizio: verranno a galla errori e meriti, sconfitti e vincitori

Ieri passavo dalla Stazione Termini: Emma Bonino su ogni schermo pubblicitario. Alla fermata della metro un manifesto:”Scegli il lavoro, scegli il PD”. Apro Youtube per rilassarmi mentre butto giù qualche riga: ero straconvinto di aver messo su Charlie Brown dei Coldplay, ma non ricordavo questa somiglianza vocale tra Chris Martin e Silvio Berlusconi; e non immaginavo che in Mylo Xyloto vi fosse una canzone che parlasse di flat tax. Per farla breve, siamo davanti alla campagna elettorale più pervasiva invasiva, ossessiva della storia della Repubblica.

Pochi alberi verranno messi al macello, perché stavolta santini e fac-simile girano sui gruppi whastapp, quelli che sin dal primo momento hai silenziato per un anno per intenderci. E’ la dimostrazione di come i social network hanno rivoluzionato il linguaggio della politica. E così scorrendo tra le instagram stories il sabato sera non ti imbatti solamente nei video sfocati di chi ha fatto serata, ma ti scontri con manifesti, programmi elettorali e compagnia bella.

Della vecchia politica resta poco o niente: rimangono i simulacri della vecchia scuola, dai comizi, alla campagna porta a porta, per finire ai talk show di punta. Ma i grandi assenti sono i dibattiti. Quelli che hanno animato le tribune politiche della Prima Repubblica, e che negli USA sono considerati il momento più importante. Noi italiani non siamo molto avvezzi agli scontri televisivi, un po’ perché più timorosi, un po’ per i sistemi elettorali e lo stesso dettato normativo, che fanno ricadere l’attenzione quasi per intero sul gruppo piuttosto che sul leader. Anche se la svolta maggioritaria dagli anni ’90 in poi ha riportato in auge i grandi dibattiti televisivi, in un sistema bipolare in cui lo scontro era a due.

Oggi la scena politica è in parte falsata da coalizioni ed apparentamenti, ma ci sono due dati significativi sotto gli occhi di tutti:

A) le coalizioni per queste elezioni politiche sono in buona parte schieramenti di comodo, per presentarsi compatti e assommare le proprie risicate percentuali;

B) allo stato dei fatti, queste coalizioni sono effimere, e le composizioni delle alleanze  verranno quasi sicuramente ridisegnate per dar vita ad una salda compagine di Governo.

Gli ultimi sondaggi mostrano da un lato un PD in caduta libera, che di settimana in settimana ha perso parecchi punti percentuali, da quando la campagna elettorale è iniziata. Il M5S si trova invece in una situazione stabile, tra il 27 e il 28%. La litigiosa coalizione di Centro-Destra macina punti su punti, sfiorando il 40%. Mentre LEU è l’unica forza in positivo a Sinistra, che nei sondaggi si attesta tra il 6 e il 7%, di molto oltre le aspettative iniziali. Secondo le simulazioni parlamentari, il CDX avrebbe in tasca buona parte dei collegi uninominali, mentre CSX e M5S recuperano nei pochi collegi blindati, e grazie ai seggi del proporzionale. C’è una sola certezza: con questi numeri, nessuno avrebbe le maggioranze necessarie per governare.

Con grande imbarazzo del Quirinale, che ha già fatto intendere di non voler tornare alle urne nel breve termine. Mattarella si troverà quindi a sciogliere forse il principale nodo della sua intera permanenza al Colle. Se è vero che Di Maio ha lanciato aperture agli altri partiti per costruire insieme un Governo di Larghe Intese, è altrettanto vero che in pochi sarebbero disposti a governare con i pentastellati. Il Capo dello Stato si troverà a dover ricomporre i pezzi del puzzle più importante d’Italia, per ridare all’Italia stabilità ed evitare una fase di impasse in pieno stile Germania. Per un giurista esperto ed occhialuto dalla folta chioma bianca passano le sorti dell’intero Paese.

 

Commenti

commenti