Quando la moda costa “un occhio della testa”- ARMANI contro GUCCI

Per Re Giorgio si è oltrepassato il limite e dice NO alle pazzie di GUCCI

Oggi si conclude la fashion week a Milano, gli show continueranno a Parigi, dopo essere passati per New York e Londra. Il mese della moda porta con se tantissime novità in giro per il mondo e noi puntiamo la lente di ingrandimento proprio sulla nostra bella capitale del prêt-à-porter.

Una passerella in particolare ha destato l’interesse in tutto il mondo modaiolo e non: lo show di GUCCI. Alessandro Michele, direttore creativo del brand, ha messo in scena una una sala operatoria, con tanto di lettini ospedalieri e maxi lampade adatte ad operazioni chirurgiche per rappresentare il Frankenstein che risiede nell’animo di ognuno di noi. Per meglio dire, l’essere umano disfa e ricostruisce la sua vita ogni volta che è necessario e lo stesso Alessandro Michele taglia, cuce, distrugge e rimodella secondo il proprio estro. E fin qui, niente da dire.

www.huffingtonpost.it
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La rappresentazione della sua riflessione avviene però tramite delle perfette riproduzioni di serpenti e cuccioli di drago; ma non è tutto, in passerella spuntano infatti sconvolgenti teste mozzate, riproduzioni dei volti dei modelli che, con nonchalance, portano i loro crani in mano come fossero clutch di lusso.

www.dagospia.com
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È proprio a tal proposito che il grande stilista Giorgio Armani, proprietario e designer dell’omonima storica casa di moda italiana, dichiara parlando ai giornalisti: «Vi faccio una domanda, uno può fare ciò che vuole ma, fatemelo dire, se metto in pedana una testa, sotto un braccio, mozzata, siamo al limite e io non sto a questo gioco, mi tolgo da questo gioco. Non vorrei neanche che i miei guardassero ciò che hanno fatto gli altri, se quello che fanno gli altri è questo, meglio che stiamo a casa nostra» (fonte www.corriere.it). Nessun cenno diretto alla concorrenza ma risulta abbastanza evidente il riferimento.

In seguito a tale dichiarazione il web si è diviso in pro GUCCI e contro GUCCI, in moderno contro classico, creatività contro eleganza, Re Giorgio contro A.Michele.

Ecco che in un attimo l’attenzione si focalizza su una diatriba, saltando la parte di analisi delle collezioni. Nessuno ha idea di quanto le sovrapposizioni di tessuti e fantasie siano importanti per la visione dell’uno e quanto le linee pulite e le nuance scure siano fondamentali per l’altro. Si sta semplicemente parlando di calchi di teste e draghi che non saranno in vendita, anche se egregiamente realizzati dall’Makinarium (fabbrica per effetti speciali di Roma). Si parla di una location, una sala chirurgica scenografica, come può essere stato il supermarket di Chanel qualche stagione fa. Di spettacolo e di giochi moderni, come la #Guccichallenge di instagram che vede personaggi noti portare sottobraccio la testa di un amico.

È il mondo di oggi che mescola la moda alle tendenze del web e fa passare in secondo piano lo stile, le idee indossabili e l’originalità delle forme, la preziosità della ricerca e la scelta dei tessuti. È un mondo disinformato che chiacchiera, twitta, posta, commenta senza pensare.

GUCCI conosce bene questa realtà, e probabilmente sfrutta tale consapevolezza a sua vantaggio. Come? Attirando l’attenzione mediatica online ed offline su elementi che vanno oltre il prodotto. Creando bisogni a chi non può permettersi una moda irraggiungibile, come ha sarcasticamente affermato ieri sera Luciana Littizzetto, a “Che Tempo Che Fa” da Fabio Fazio, « È proprio il caso di dirlo: Gucci costa un occhio della testa», giocando con le parole in riferimento allo show.

D’altronde il brand si è differenziato dal resto delle sfilate ed ha portato in scena qualcosa di mai visto, inquietante sì, ma ipnotico ed al passo con la quotidianità, sempre alla ricerca della novità, di qualcosa da fotografare o di qualcuno che lo sconvolga. Oggi infatti si parla della GUCCIFICATION, ovvero la dominazione di GUCCI che incontra in particolare la realtà dei millennials, strettamente legata alla condivisione e alla viralità. Gucci è virale e lo ha dimostrato anche in questa fashion week.

www.grazia.it
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Lo scontro con Armani non dovrebbe essere mai nato, il due colossi viaggiano su linee opposte, per stile, proposte, visioni e progetti. L’unico errore di Re Giorgio? Aver commentato pubblicamente il lavoro del collega assecondando e potenziando la notorietà dello show dalle teste mozzate.

www.scmp.com
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